Inutilmente, magnanimo Kublai, tenterò di descriverti la città di Zaira dagli alti bastioni. Potrei dirti di quanti gradini sono le vie fatte a scale, di che sesto gli archi dei porticati, di quali lamine di zinco sono ricoperti i tetti; ma so già che sarebbe come non dirti nulla. Non di questo è fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato […]
Di quest’onda che rifluisce dai ricordi la città s’imbeve come una spugna e si dilata. Una descrizione di Zaira quale è oggi dovrebbe contenere tutto il passato di Zaira. Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, svirgole.

Italo Calvino, Le Città invisibili

Firenze è famosa soprattutto per ciò che si vede in superficie, ma altrettanto prezioso è ciò che giace sotto le sue strade e i suoi palazzi. Il nucleo più antico della città infatti, è in parte ancora intatto nel sottosuolo dell’attuale centro storico, anche se invisibile. Una parte di questa eredità sta però per essere resa disponibile al pubblico: sono quasi terminati i lavori per aprire ufficialmente gli scavi archeologici situati sotto Palazzo della Signoria, che comprendono vestigia romane e medievali. Tra queste sono particolarmente importanti i resti dell’antico anfiteatro della città, del quale sono ora visibili uno dei corridoi di accesso/uscita per il pubblico (vomitorium) e una parte della base dell’orchestra.

Presentato in anteprima al termine dei lavori del 3° Forum Mondiale UNESCO sulla cultura e le industrie culturali, tenutosi proprio a Firenze, il nuovo assetto dell’area archeologica tra poche settimane sarà aperto ai visitatori.

Sarà così possibile entrare dal Cortile delle Dogane per immergersi in un viaggio indietro nel tempo: partendo dal I-II sec. d.C. potremo infatti scoprire le origini di questa parte della città per poi proseguire idealmente, dal basso verso l’alto, con la visita nell’attuale Museo di Palazzo Vecchio e, perché no, terminare con il panorama visibile dalla torre per ammirare la città attuale dall’alto e comprendere così come la Firenze moderna sia sovrapposta a quella più antica.

Percorrendo la passerella che ci conduce lungo le rovine, il visitatore è accompagnato da proiezioni di video che in modo molto suggestivo aiutano ad immaginare il contesto degli edifici e il loro probabile aspetto aspetto originario.

Ma quanto è importante questo scavo archeologico? Lo spiega bene la dott.ssa Giuseppina Carlotta Cianferoni, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, che durante la visita allo scavo ha così commentato la rilevanza del sito:

Quanto è importante da 1 a 10? 11! Ma in generale, non solo per Firenze. […] per fare in modo che questo palazzo sia la storia non solo del palazzo ma della città.

Come ci spiega la dott.ssa Cianferoni la presenza di resti archeologici in quest’area in realtà è nota da tempo anche se solo negli ultimi 10 anni si è lavorato attivamente per renderli visibili.

Dagli scavi archeologici precedenti (tra cui quelli degli anni ‘70 e ‘80) sappiamo infatti che Piazza della Signoria ha sempre rappresentato un punto nevralgico della città: non lontana dall’antico umbilicus urbis – il centro dell’originaria colonia romana in corrispondenza dell’attuale piazza della Repubblica – quest’area ospitava attività importanti come il teatro, appunto, ma anche le terme (usate successivamente anche come sepolture) e una grande tintoria, o fullonica. Successivamente, e forse non a caso, diventò il centro del potere politico di Firenze, come tutti sappiamo.

Sembra insomma che tutta la storia della città converga proprio qui, e l’apertura di questi scavi, portando alla luce questa straordinaria sovrapposizione di strati e collegandoli allo stesso Palazzo Vecchio, sembra dimostrarlo perfettamente.

Anche se la presenza di rovine romane nel sottosuolo di Palazzo Vecchio era cosa nota già nel XIV sec. (ne fa menzione Coluccio Salutati) fu l’architetto Corinto Corinti a documentare nella seconda metà del XIX sec. la presenza dei resti dell’anfiteatro. Durante i lavori per Firenze capitale, vennero infatti alla luce in via dei Gondi le cosiddette burella, corridoi sotterranei che seguivano un andamento radiale, compatibile con la forma a semicerchio della cavea. Proprio grazie ai rilevamenti del Corinti e alle sue ricostruzioni del probabile aspetto originario dell’anfiteatro, resta traccia dei resti di questo imponente edificio, ormai sepolti. Grazie ai rilievi ottocenteschi sappiamo che la scena era allineata con l’attuale via dei Leoni, mentre la cavea si sviluppava sotto l’attuale Palazzo Vecchio, estendendosi da via della Ninna fino a Palazzo Gondi, con un raggio di circa 44 m. La porzione del teatro al di sotto di Palazzo Vecchio è al momento la sola visibile e pertanto ancora più preziosa.

I resti del teatro sono databili attorno al I-II sec. d. C. ma si ipotizza che tutto l’edificio fosse l’ampiamento di uno precedente, forse risalente alla fondazione della colonia romana. Le dimensioni imponenti dell’anfiteatro (circa 20m di altezza) testimoniano dell’importanza dell’antica Florentia in età imperiale: infatti si stima che potesse ospitare 8-10.000 spettatori, un numero pari a quello del Teatro Marcello a Roma. Per avere un’idea delle dimensioni effettive di questo edificio, il vicino teatro romano di Fiesole, ancora oggi in uso, non ospitava più di 3.000 spettatori.

Abbandonato progressivamente a partire dal III sec., con la caduta dell’Impero nel V sec. il teatro è definitivamente dismesso. Parte dell’edificio originale, per la sua altezza elevata e la vicinanza al fiume, sarà usata come fortificazione e poi torre di guardia (in epoca Longobarda era chiamata il Guardingo); le burella invece assolveranno negli anni varie funzioni, tra cui quella di carcere. Sui resti delle mura saranno poi costruite strutture medievali, riemerse durante gli scavi e oggi visibili: tra questi un fronte stradale con il selciato intatto, fondamenta di abitazioni e vari pozzi.

Su una porzione di muro portante del teatro saranno infine ancorate le fondamenta dell’ampliamento del Palazzo dei Priori, cioé il nucelo originario di Palazzo Vecchio): non tutti sanno infatti che l’attuale Salone dei ‘500 poggia letteralmente sulle mura dell’Anfiteatro. In nessun altro punto di Firenze, quindi è più evidente il modo in cui la città che vediamo oggi si è strutturata progressivamente, senza mai veramente cancellare il suo passato, ma piuttosto sfruttandolo come punto di partenza per nuove soluzioni urbanistiche. Un po’ come la “Zaira dagli alti bastioni” descritta da Calvino ne Le città invisibili anche Firenze “non dice il suo passato, lo contiene come linee di una mano”.

Didascalie immagini

  1. Il vomitorium, il corridoio attraverso il quale gli spettatori potevano raggiungere o lasciare il teatro.
    (Foto di C. Chimenti)
  2. A sinistra: parte dell’orchestra dell’antico anfiteatro. A destra: al di sopra dell’orchestra si notano le stratificazioni successive.
    (Foto di C. Chimenti)
  3. Suggestivi giochi di ombre proiettati sulle pareti dei resti archeologici propongono un contesto nel quale collocare gli scavi.
    (Foto di C. Chimenti)
  4. Sui muri degli scavi sono proiettate le ricostruzioni dell’area come appariva in passato.
    (Foto di C. Chimenti)
  5. Le anfore di epoca romana ritrovate nel punto più basso dello scavo.
    (Foto di C. Chimenti)
  6. Parte dei resti di epoca medievale rinvenuti nell’area degli scavi prospicente via dei Gondi
    (Foto di C. Chimenti)
  7. Parte del selciato di epoca medievale
    (Foto di C. Chimenti)

In copertina:
La base dell’orchestra dell’anfiteatro e le stratificazioni successive.