Nessuno meglio degli artisti cinesi e giapponesi, è mai riuscito a trasformare un rotolo lungo (a volte svariati metri) in un paesaggio “pop up”.
La similitudine tra le architetture di carta che emergono all’apertura di alcuni biglietti di auguri e dipinti con millenni di anni di storia tra le trame, è funzionale per trasmettere la visione del viaggio che coinvolge l’osservatore non appena gli occhi si posano sula bellezza, la cultura e la tradizione racchiuse all’interno del dipinto.
Ma non saranno esposti solo rotoli. Con più di cento opere create in oltre cinque secoli, ‘The Traveler’s Eye: Scenes of Asia‘, visitabile presso lo Smithsonian Arthur M. Sackler Gallery dal 22 novembre 2014, esplora rappresentazioni di viaggi in tutta l’Asia, tra cui spedizioni commerciali, pellegrinaggi e gite di piacere.
Opere di artisti, fotografi e studiosi autori di registrazioni di viaggi reali, così come le opere di artisti che li hanno immaginati vagando in tutta l’Asia, saranno in mostra fino al 29 maggio 2015. Curati da sette esperti, si susseguono capolavori d’arte asiatica, eccentrici souvenir, xilografie, dipinti a inchiostro e fotografie d’arte, così come disegni archeologici, cartoline d’epoca e diari.

“Che siano stati raccolti come ricordi, o che abbiano fornito esperienze virtuali, ognuno possiede un’ immediatezza straordinaria”, afferma Debra Diamante, curatrice del settore dedicato all’arte del Sud e Sud-Est asiatico presso la Freer Gallery of Art e Arthur M. Sackler Gallery (The Smithsonian’s Museum of Asian art, Washington) . “Guardando le cime nebbiose in un grande dipinto cinese e seguendo con lo sguardo i mercanti in viaggio, emerge chiaramente tutta la maestria impressa sulla trama della vita quotidiana. Al contrario, le fotografie di Raghubir Singh, raffiguranti i suoi viaggi in India in auto, dalle composizioni brillanti e iper colorate ci catapultano in una vibrante e caotica modernità. Opere diverse in grado di stimolare i visitatori, sopratutto quelli che hanno viaggiato, a riflettere sulle varie possibilità di registrazione e ricordo del viaggio”.
Il viaggio di The Traveler’s Eye comincia con un bellissimo paio di rotoli namban jin giapponesi risalenti al periodo Edo, finemente dorati e larghi più di tre metri, raffiguranti alcuni marinai portoghesi appena approdati al porto e circondati da morbide volute di nuvole dorate. Una lezione di storia, perchè creato nel periodo in cui i giapponesi entrarono maggiormente in contatto con i viaggiatori occidentali e i missionari; un’istantanea dell’incontro con lo straniero, commissionata probabilmente da un ricco mercante intenzionato ad utilizzarlo come simbolo di buona fortuna.

Successivamente si incontra lo spazio dove cinque rarissimi rotoli cinesi regnano sovrani; realizzati tra il 16° e il 18° secolo, ognuno mostra mercanti erranti, intenti a percorrere sentieri di montagna, fiumi e canali (le principali vie di trasporto merci durante le dinastie Ming e Qing). In queste opere in particolare, i soggetti raffigurati sonno posizionati sulla destra della composizione così che l’osservatore possa seguire con lo sguardo il medesimo percorso dipinto, quasi fosse situato al posto del protagonista e vivesse personalmente l’avventura.
Composizioni del genere rappresentano delle vere e proprie indagini storiografiche e antropologiche del periodo, in quanto ad essere raffigurate spesso e volentieri sono anche le persone intente nelle attività quotidiane, così come oggetti e attività tipiche che permettono un’indagine iconografica approfondita.
Nella terza galleria, invece, le opere si concentrano su una destinazione specifica, rese con una palette cromatica precisa e particolarmente evocativa. Spiccano su tutti le stampe giapponesi di Hokusai ed Hiroshige, Di quest’ultimo sono presenti alcuni esemplari della serie di xilografie policrome Cinquantatre stazioni del Tōkaidō, realizzata tra il 1833 e il 1834. Un dettagliato “diario di viaggio” per immagini raccolte percorrendo la strada costiera di Tōkaidō, lunga oltre cinquecento chilometri e congiunzione tra Edo, l’attuale Tokyo e Kyōto, l’antica capitale.
Le stazioni erano luoghi in cui ci si doveva fermare ed esibire il proprio lasciapassare, dove i viaggiatori trovavano alberghi, cavalli, trasportatori di merci, traghettatori, palanchini. Dal momento che viaggi del genere erano riservati solo ad un ristretto gruppo di persone queste stampe permettevano a chiunque di assistere a qualcosa che potevano solo immaginare.

Strade e fiumi, poi, sono i capisaldi delle opere di Raghubir Singh (1942-1999). Singh ha sempre mantenuto inalterato l’interesse nei confronti del suo Paese di origine, delle terre vibranti e in continuo cambiamento. Influenzato da fotografi della caratura di Henri Cartier-Bresson (1908-2004) e William Gedney (1932-1989), ha viaggiato spesso per osservare il flusso e riflusso della vita di tutti i giorni in città vivaci, strade affollate, attraversando montagne e sorvolando deserti.
Immagini sublimi del possente fiume Gange poste in contrasto con composizioni sature e dense incorniciano un India iconica, la sua India.
La mostra si conclude nella quarta galleria esponendo viaggi per e in Asia nei primi anni del 20° secolo: protagonisti sono il fondatore del museo Charles Lang Freer e l’archeologo Ernst Herzfeld, i quali hanno lasciato i loro significativi resocanti agli archivi Freer e Sackler. Di Freer l’entusiastico diario scarabocchiato, le foto e la raccolta di rocce raccontano di un uomo innamorato della Cina e delle sue glorie artistiche, mentre la documentazione esaustiva di Herzfeld dell’antica città irachena di Samarra dimostrano una conoscenza magistrale del posto, e ugualmente un trasporto emotivo radicato.

L’ installazione finale della mostra si compone, infine, di cartoline databili tra il 1890 a 1920. L’avvento delle reti globali di viaggio commerciali nel tardo 19° l’inizio del 20° secolo e l’invenzione della fotografia ha portato ad un’esplosione nella produzione di immagini di massa, in particolare cartoline. Utilizzate per una moltitudine di funzioni, dall’uso personale a quello commerciale, esse venivano create sia per il mercato interno che esterno; divennero così onnipresenti da diventare rappresentazioni iconiche e durature dell’Asia per un pubblico globale, facendo riferimento al passato e alle tradizioni delle comunità locali e rappresentando il veicolo attraverso cui ricordare, immaginare e in certi casi sognare.
Didascalie immagini
- Chinese Girls in Jinrikisha Early 20th Century Publisher- Kingshill, Shanghai Russell Hamilton Postcard and Photograph Collection, ca. 1895-1909
Freer Gallery of Art and the Arthur M. Sackler Gallery Archives, SA A2001.13 045 - Southern Barbarians in Japan Japan, Edo period, 17th century
Ink, color, and gold on paper H x W- 153 x 331 cm Purchase, Freer Gallery of Art, F1965.22-23 - Kawasaki station, from Fifty-three Stations Along the Tokaido (Tokaido Gojusan-tsugi) Utagawa Hiroshige (1797–1858) Japan, Edo period, 1855
Woodblock print; ink and colors on paper H x W34.3 x 22.5 cm Gift of Victor and Takako Hauge, Freer Study Collection - Longmen, Freer’s Chinese assistants along the riverbank, November 12, 1910 Yütai (active early 20th century)
Silver gelatin photographic print H x W15.6 x 20.7 cm Charles L. Freer Papers, Freer Gallery of Art and the Arthur M. Sackler Gallery Arch
In copertina:
Travelers in the Springtime Mountains Artist_Traditionally attributed to Qiu Ying (ca. 1494–1552) China, Ming dynasty, 16th–17th century
Ink and color on silk H x W (image)- 53.1 x 170 cm Gift of Charles Lang Freer, Freer Gallery of Art, F1909.224
Dove e quando
Evento: The Traveler’s Eye: Scenes of Asia
- Date : 22 November, 2014 – 29 May, 2015
- Indirizzo: Arthur M. Sackler Gallery – Smithsonian Institution 1050 Independence Ave. SW, Washington, DC
- Sito web