Prima osservai i ninnoli sulla toletta, i barattoli e i flaconi.
Li presi e li studiai a uno a uno. Mi rigirai in mano il suo piccolo orologio.
Poi guardai nel suo armadio. Tutti quegli abiti e accessori conservati uno sopra l’altro…
Questi oggetti, che rendono perfetta una donna, suscitarono in me una solitudine atroce e disperata, la sensazione e il desiderio di appartenerle.

(Dai taccuini di Ahmet Hamdi Tanpinar)

È ancora una volta una Istanbul (tra gli anni ’70 e ’80) divisa tra la voglia di aprirsi al mito occidentale e quella di rinchiudersi nelle tradizioni più conservatrici, che torna a fare da sfondo a uno degli esempi più intensi e significativi della letteratura contemporanea. Il “colpevole” è Orhan Pamuk e il romanzo in questione è Il Museo dell’innocenza, il primo scritto dall’autore dopo l’assegnazione del Premio Nobel ricevuto nel 2006. Le delicate e affascinanti parole di Pamuk ci regalano lo struggente ritratto di un incontro e la storia indimenticabile di un’epoca e di una città, appunto, la sua Istanbul.
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È una storia d’amore che detiene il filo conduttore di quest’opera sterminata e sensibile che racconta l’avventura amorosa, ricca di peripezie e drammaticità, tra Kemal, trentenne rampollo di un’aristocratica famiglia cittadina e la diciottenne Füsun, sua lontana cugina. Folgorato dall’assoluta bellezza della ragazza, Kemal, nonostante sia impegnato con Sibel, oltretutto sua promessa sposa, inizia con la parente una relazione raffinata e intensa che va al di là delle leggi morali della Turchia di quegli anni. Tuttavia il protagonista decide di non lasciare subito la fidanzata e per un primo periodo si ritrova a vivere con un classico piede in due staffe. Per quanto di mentalità aperta, in Kemal sono infatti ben radicati i valori tradizionali trasmessi dal suo paese e dalla sua famiglia. Ma il gioco si spinge oltre un certo limite di sopportazione e integrità: l’uomo arriva così a fidanzarsi con un sontuoso ricevimento in un grande albergo al quale partecipa anche Füsun. La ragazza, però, restando sconvolta dal suo comportamento opportunista, scompare nel nulla, mentre Kemal perde tutto: vittima di una passione che lo sconvolge e non gli dà respiro e mosso da una struggente nostalgia, inizia a trascurare il lavoro, gli amici e la famiglia e infine decide di sciogliere lo stesso fidanzamento con Sibel. Dopo diversi anni e altrettanti patimenti i due amanti si ritrovano, ma nella vita di Füsun tutto è cambiato. Il nostro protagonista, però, non si lascia scoraggiare e continua a frequentare lei e la sua famiglia per altri otto anni, durante i quali raccoglie, rubandoli di nascosto, tutta una serie di oggetti che la riguardano: orecchini, mozziconi di sigarette, ditali, saliere, cagnolini di porcellana e così via, dato che «per salvarmi da quest’onda che mi travolgeva, istintivamente prendevo in mano un oggetto, carico dei nostri ricordi e dell’atmosfera di quei giorni felici, oppure lo mettevo in bocca per gustarne il sapore, e scoprivo che mi faceva bene» [p. 172]. Ed è solo quando la sua esistenza giunge a una nuova e dolorosa svolta, che Kemal vede sgretolarsi la sua vita tra le mani e, per rimetterne insieme i pezzi, decide di collezionare quegli stessi oggetti appartenuti all’amata e farli confluire nel Museo dell’innocenza, la testimonianza eterna del suo amore per Füsun.
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Una vicenda appassionante in cui la morale, la convenienza, il quieto vivere e i valori saldi di una famiglia vengono travolti e cancellati da una passione più forte del tempo: l’amore di Kemal e Füsun è anche devastazione, rottura degli schemi, schiavitù. Come recita la copertina dell’edizione italiana del libro, «La storia di un’incontenibile passione, ma allo stesso tempo uno sguardo ora severo, ora ironico, ma certamente non privo di profondo affetto sulla Istanbul di quegli anni e sulla sua contraddittoria borghesia, sempre scissa, allora come oggi, fra tradizione e modernità, fra Oriente e Occidente». Una narrazione brillante e sottile, con la quale Pamuk, torna a descrivere e mettere in scena la sua amata città, vista attraverso le storie, le vite e gli amori dei suoi abitanti: l’autore indaga le profondità dell’animo umano e, soffermandosi sulla struttura della sofferenza amorosa e di una passione inconfessabile, rivela a tutti gli effetti la propria abilità di scrittore che sa ben orientarsi nell’intricato labirinto delle emozioni e dei desideri di una vita. L’opera di Pamuk è, infatti, spesso caratterizzata dal tema dell’identità: se di primo acchito questo può essere ricondotto al secolare conflitto tra i valori dell’occidente europeo e la cultura islamica, non è assolutamente da escludere una più profonda componente psicologica. I suoi romanzi presentano trame complesse e articolate, personaggi di un certo spessore e un contesto (quasi sempre quello fornito da Istanbul) che non si limita a fare da sfondo alle vicende umane, ma assume la funzione di vero e proprio personaggio, desideroso di raccontare la propria storia.
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E anche lo stesso autore, probabilmente intenzionato a mettersi in gioco e a dare un contributo ancora più forte allo sviluppo decisivo della trama, fa la sua comparsa nelle ultime pagine del romanzo: Orhan Pamuk, personaggio, si materializza verso la conclusione della vicenda per aiutare l’amico protagonista a raggiungere il suo obiettivo e proprio grazie a un metaforico passaggio del testimone sarà possibile la realizzazione di quel Museo dell’innocenza, incantevole monito all’amore, che oltrepassa i confini del libro per raggiungere direttamente il cuore dei lettori. E come se non bastasse… l’autore è riuscito a fare un qualcosa che sembra da sempre riservato ai personaggi fiabeschi detentori della magia, «ha preso ciò che esisteva tra le pagine del suo ultimo romanzo, Il Museo dell’innocenza, e l’ha trasformato in qualcosa di materiale, di fisico, uno spazio da esplorare con tutti i nostri sensi: ha costruito il Museo dell’innocenza. Un luogo unico al mondo, un tesoro nel cuore incantato di Istanbul: la celebrazione dell’amore, della memoria, del potere dell’immaginazione di plasmare la realtà».
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Pamuk ha davvero messo in pratica quello che nel libro sembra solamente un progetto immaginario e piuttosto curioso: in quanto autore e autonomo finanziatore ha dapprima pensato e finalmente inaugurato nel 2012 un vero “Museo dell’innocenza”, oggi situato in una casa a Cucurkuma, uno dei quartieri storici di Istanbul. E a completare il tutto l’autore si è anche speso nella realizzazione del catalogo dello stesso museo, in Italia pubblicato da Einaudi e conosciuto col titolo L’innocenza degli oggetti, un testo completamente illustrato che restituisce tutta la magia di quel luogo, uno spazio incantato dove i confini tra realtà e immaginazione sono labili proprio come nei romanzi di Pamuk.
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La creazione dell’autore vuole sottintendere anche una precisa metafora e condurre a una densa riflessione, in pensieri e immagini, sul significato che il museo dovrebbe avere all’interno della società contemporanea. L’amore smisurato per le strutture museali è trasferito, nel romanzo, sul personaggio di Kemal e sui suoi continui pellegrinaggi alla scoperta delle più grandi collezioni del mondo: è proprio attraverso questa figura che Pamuk coglie l’occasione per definire in maniera inequivocabile la propria posizione e ribadisce che il suo museo si distanzia fortemente dalle retoriche dei grandi musei nazionali, in cui la curiosità del singolo non trova più molto spazio, in quanto il suo valore «risiede nell’intimità delle nostre abitazioni». Il museo, infatti, non consente la visita a più di cinquanta visitatori alla volta, cerca di evitare il troppo affollamento così da consentire alle persone interessate di poter vedere con tranquillità e in qualche modo di “vivere”la particolare atmosfera creata al suo interno, immergendosi in un’esperienza che coinvolge allo stesso tempo letteratura e realtà. E per i più devoti che portano con sé l’omonimo romanzo, la garanzia di un ingresso gratuito, sancita dal timbro all’interno del biglietto stampato nelle pagine conclusive del libro. È opportuno che il visitatore entri nel Museo dell’innocenza con la piacevole illusione che tutto ciò che vedrà al suo interno faccia capo a qualcosa che è accaduto realmente, mentre la sua parte razionale sa bene che si tratta di una finzione e che il museo è parte integrante di un progetto realizzato nell’arco di più di dieci anni. Dall’apertura è già diventato una delle mete turistiche più frequentate della città. L’allestimento, curato nei minimi dettagli dallo stesso Pamuk con il fondamentale supporto di architetti, artigiani e altri specialisti, valorizza notevolmente i pezzi esposti: 83 bacheche di legno (corrispondenti ai capitoli del romanzo) dove oggetti, suppellettili, abiti, foto ci appaiono sistemati in vere e proprie composizioni artistiche. Ritrovare in queste bacheche gli oggetti che hanno fatto da cornice alla vicenda amorosa di Kemal e Füsun significa anche riuscire a conoscere un pezzetto della più recente storia di Istanbul, e dunque il Museo dell’innocenza non è soltanto il luogo in cui si racconta e rappresenta la storia d’amore di due giovani, ma anche e soprattutto un atto d’amore dell’autore per la città in cui è nato e vissuto, per le sue strade e i suoi quartieri.
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Appassionato collezionista e vibrante narratore, Orhan Pamuk tratteggia con sapiente maestria la storia di un amore che sfida la morale e le convenzioni comuni, sullo sfondo della Turchia degli ultimi trent’anni e non solo ci regala un romanzo dal grande impatto emotivo, malinconico e travolgente, ma dà alito alla propria creatura letteraria rendendola reale e accessibile a tutti grazie a un progetto in divenire che non si ferma alla parola stampata su carta, ma va al di là della lettura per offrire nuove chiavi di accesso e una possibilità interpretativa senza eguali.

Didascalie immagini

  1. Rispettivamente: Orhan Pamuk, Il Museo dell’innocenza, Torino, Einaudi, 2014 (copertina) e Orhan Pamuk, L’innocenza degli oggetti, Torino, Einaudi, 2012 (catalogo del museo). (fonte)
  2. Rispettivamente: Il Museo dell’Innocenza, veduta della facciata esterna; Biglietto del Museo con timbro alla pagina 563 del libro. (fonte)
  3. Alcune delle bacheche in legno che raccolgono gli oggetti esposti all’interno del Museo. (fonte)
  4. Alcune chiavi esposte all’interno del Museo. (fonte)
  5. I 4213 mozziconi di sigarette fumati da Füsun (corrispondenti al capitolo 68 del romanzo).
  6. Orhan Pamuk, autore e finanziatore del Museo dell’innocenza, fotografato in una delle sale espositive. (fonte)

In copertina:
Orhan Pamuk, in una delle sale espositive del Museo (fonte)

Dove e quando