Si chiama Picasso e la modernità spagnola la mostra attualmente visitabile (fino al 25 gennaio 2015) presso Palazzo Strozzi a Firenze (le informazioni le trovate a questo link).
Io l’ho visitata qualche giorno fa con la chiara intenzione di allinearmi finalmente all’indirizzo editoriale di Arte e Arti.
Basta recensioni di libri, seminari, convegni, finalmente una mostra d’arte … e che arte, forse la mostra più importante in città.
Naturalmente però non potrò parlare da esperto della materia, ma semplicemente raccontarvi le mie impressioni di visitatore.
Allora potrò dirvi che la mostra a me è sembrata bellissima e ricca di opere emozionanti (ed infatti una delle didascalie che accompagna il visitatore nel suo viaggio tra le sale dell’esposizione recita: “ciò che mi sta a cuore è che il mio quadro sprigioni emozioni e null’altro”…)
Oltre ovviamente alle opere di Picasso (a me è piaciuta molto La nuotatrice – 1934, carboncino su tela, ma anche Il pittore e la modella, 1963, olio su tela), vi sono quelle di tanti altri importanti artisti: sempre tra le opere che mi hanno impressionato, rammento Aurelio Arteta, Naufraghi, (1930-31 circa, olio su tela), oppure Josè Gutierrez Solana, I clowns (1920, olio su tela).
Naturalmente non poteva mancare una sala interamente dedicata a Verso Guernica: la tragedia.
Come preannunciato non vi ho potuto dare grandi informazioni specialistiche, a quelle ci ha già pensato Sara, ma il consiglio che mi sento di darvi è di leggere con grande attenzione le varie didascalie informative che corredano la mostra.
Una di quelle che mi ha più fatto riflettere è la seguente:
Come un nomade Picasso viaggia tra stili diversi senza regole sfuggendo agli schemi e fa questo per tutta la vita: usa gli stili come fossero parole a cui cambia continuamente significato  …
Scheda nomade

Ed eccomi alla parola del mese: nomade, termine al quale pare associata una certa ambiguità semantica: secondo alcuni con l’avvento della new economy si sarebbe fatta strada una nuova accezione di nomade inteso come persona colta che si muove, non solo nella rete internet, alla ricerca di lavoro. Ci troveremmo quindi di fronte a due diverse figure: il nomade superiore, e quello inferiore, ad esempio, lo zingaro, da sempre confinato nelle nostre periferie (F. Faloppa, Le calunnie etniche nella lingua italiana, in “La Cultura Italiana”, vol. 2: “Lingue e linguaggi”, Torino, UTET, pp. 512-587, p. 581, 2009).
Interrogando i nostri archivi storici di documenti giuridici si avranno in risposta tre records per un totale di quattro contesti nei quali si parla di popoli e popolazioni nomadi anche in relazione al diritto internazionale (in due contesti ci si riferisce invece a norme tratte dal regio decreto 8 maggio 1927 n. 884 relative alla polizia della Tripolitania e Cirenaica).
“Si allude alle popolazioni nomadi o selvagge: la loro incapacità di comprendere e quindi di volere le norme che costituiscono il diritto internazionale è la ragione per cui non partecipano agli accordi, nè vi aderiscono”, da Anzillotti D., Corso di diritto internazionale, Vol. I, Padova, CEDAM, 1955, pp. XX, 438, p. 117.
E ancora in Pasquale Fiore, Trattato di diritto internazionale pubblico, vol. I, 1879,  p. 255 “ai popoli nomadi i quali hanno un’organizzazione politica, e che sono rappresentati da capi, non si può attribuire la personalità internazionale”.

Didascalie immagini

In copertina:
Scheda ‘nomade’ archivio Istituto di Teoria e Tecniche dell’Informazione Giuridica di Firenze