Entrando nell’ex magazzino dell’ammiragliato di Amsterdam sull’isolotto di Oosterdok, edificio del 1656 oggi sede dello Scheepvaartmuseum – il Museo Nazionale Marittimo dei Paesi Bassi, scendiamo al piano seminterrato per lasciare al guardaroba borse e zaini prima della visita.

Non c’è ambiente migliore per incarnare quella che è forse la cifra stilistica di tutto il complesso: un perfetto sincretismo tra uno spazio antico ben restaurato, il museo è stato chiuso dal 2007 al 2011 per essere completamente rinnovato, e le efficienti funzionalità tecnologiche al suo interno.
L’assenza in questo luogo di ogni custodia ‘umana’ sostituita da un lettore di codici a barre che attraverso il foglio fornito all’ingresso assegna armadietti e consente accessi successivi, anche temporanei, agli oggetti riposti, contribuisce a creare un’atmosfera futuristica.

Intorno al grande luminoso atrio centrale si sviluppano gli spazi espositivi divisi in sezioni contrassegnate da colori diversi e intestate ai quattro punti cardinali, con il Sud che bistrattato evidentemente a qualsiasi latitudine ha dalla sua solo il portone d’ingresso al palazzo.
Ogni sezione comprende veri e propri percorsi riuniti sotto una parola simbolo che li accomuna: ‘Storie’ per la sezione Ovest, ‘Esperienze’ per il Nord e infine ‘Oggetti’ per l’Est.
Non esiste un ordine prestabilito o vincolante da seguire nella visita e ogni parte è quasi autonoma rispetto alle altre, unite all’insieme dall’ambientazione marina delle vicende narrate o dall’origine navale della gran quantità di strumenti, oggetti, fotografie e opere d’arte esposti.

Contenuti multimediali proiettati sulle pareti o su appositi schermi verticali, ma anche orizzontali come un tavolo su cui stendere virtuali carte geografiche marine, accompagnano i visitatori nell’esplorazione della storia e della tradizione navale olandese.
La sezione intitolata See you in the Golden Age introduce all’età d’oro dell’impero coloniale olandese, unico tra quelli delle grandi potenze europee che già nel XV secolo vantava un avamposto in Giappone, eretto sul prosperare dei commerci per le vie del mare; lungo il percorso sono esposti i ritratti del ricco mercante Cornelis de Graeff e di sua moglie Geertruyd Overlander, esponenti di una nuova élite in ascesa, ma anche quello del corsaro1 Piet Hein che contribuì anch’egli al prosperare dell’Olanda dirottando la flotta spagnola e derubandola di ogni tesoro.

In The tale of the whale [Il racconto della balena] il sottotitolo recita ‘da mostro a peluche per le coccole’ esplicando la trasformazione avvenuta col tempo nella percezione comune di quest’imponente creatura marina.
Nei dipinti e persino sulle carte geografiche del 1600 si vedono spesso giganteschi mostri marini, incarnazione del pericolo e delle grandi paure che i viaggi per mare rappresentavano, e la balena era una di queste temibili creature capaci di affondare navi e uccidere equipaggi.
La caccia alle balene si è poi sviluppata con l’utilizzo del grasso nella produzione di olio da lanterna, ma anche la carne è diventata piatto prelibato al punto che oggi è una specie a rischio estinzione; dal 1986 è stata sospesa come attività industriale e un apposito comitato internazionale è chiamato ogni anno a rivalutare la situazione.

Ancorata a fianco del museo accessibile da una scala sul lato Nord si trova forse la principale attrazione: la copia a grandezza naturale del galeone Amsterdam della Compagnia Olandese delle Indie Orientali, al cui interno si possono visitare gli spazi angusti in cui per mesi vivevano gli uomini in navigazione.
Nella sezione The dark chapter [Il capitolo oscuro] il dramma della nave di schiavi Leusden che nel 1738 s’inabissò con il suo carico umano incatenato all’interno, nel video a corredo della mostra il ricercatore Leo Balai ricostruisce quello che è stato il peggior disastro nella storia della Marina Olandese.

Ricca ed eterogenea per quantità e varietà delle esposizioni è la sezione Ovest dedicata agli ‘Oggetti’ con la pinacoteca in cui sono raccolte tele di epoche e stili diversi accomunate dal soggetto marino, la galleria con gli strumenti di navigazione e quella delle polene con una gran quantità di sculture in legno policrome, la sala delle fotografie d’epoca.
Quest’ultima, arredata come un salottino di bordo, crea l’illusione di tornare indietro nel tempo al XIX secolo con le proiezioni di foto sul muro e gli album sui tavolini che aspettano soltanto di essere sfogliati.
Tra le immagini più interessanti quelle scattate in Giappone tra il 1859 e il 1869 dal fotografo esploratore Dirk de Graeff van Polsbrock.

La quantità di strumenti multimediali interattivi e le attività spesso pensate apposta per i visitatori più piccoli fanno del Museo Navale Nazionale Olandese di Amsterdam un luogo adatto ad accogliere tutta la famiglia.
Didascalie immagini
- L’ex magazzino dell’ammiragliato ‘s Lands Zeemagazijn sede del museo (© foto Andrea Mancaniello)
- Passato e futuro dialogano negli spazi del guardaroba (© foto Andrea Mancaniello)
- Il bellissimo luminoso atrio centrale (© foto Andrea Mancaniello)
- La sezione See you in the Golden Age con schermi verticali o orizzontali e i ritratti di Cornelis de Graeff, sua moglie Geertruyd Overlander e il corsaro Piet Hein (© foto Andrea Mancaniello)
- The tale of the whale / Particolare di una stampa di Homannischen Herben del 1760 / Hans Savery il Vecchio, Il veliero East Indiaman Amsterdam coi mostri marini, olio su tavola del 1600 (© foto Andrea Mancaniello)
- Copia del galeone Amsterdam ancorato sul lato nord del museo (© foto Andrea Mancaniello)
- Strumenti per la navigazione / Polene in legno policromo / Giappone 1859-1869 in una foto di Dirk de Graeff van Polsbrock / Il salottino delle foto d’epoca / Jan van Schooten, Il cane di bordo Leon, 1928 / Jan van Schooten, Piscina a bordo del Tjikin (© foto Andrea Mancaniello)
In copertina:
Una sala della pinacoteca ‘marina’ dello Scheepvaartmuseum di Amsterdam
[particolare]
(© foto Andrea Mancaniello)
NOTE
1 Corsaro è il termine specifico che definiva un pirata al servizio di un governo che lo forniva di una ‘lettera di corsa’ attraverso cui era legittimato a derubare i nemici dello Stato e a uccidere in combattimento; versava alle casse del Paese d’ingaggio parte degli utili.