Apertura e accoglienza delle differenze nelle loro molteplici forme e una ricca offerta di spettacoli di danza hanno contraddistinto la dodicesima edizione di Gender Bender, svoltasi a Bologna tra il 25 ottobre e il 2 novembre e intolata Buon Costume. Diretto da Daniele Del Pozzo e prodotto da Il Cassero LGBT Center, il festival per la sezione danza gode da quest’anno del riconoscimento del MiBACT con un contributo di otto mila euro.

Ad inaugurare la rassegna bolognese è stato il gradito ritorno della giovane coreografa canadese Virginie Brunelle, già presente nel 2010 con il sagace Les cuisses à l’écart du coeur e per questa edizione con il sestetto Complexe des Genres.
Scelte musicali colte, tra cui Mozart, Beethoven, Max Richter e Philip Glass, hanno fatto da sfondo ad un’indagine sull’incontro/scontro tra generi e sessi, tra donne e uomini, definita da un poderoso tessuto coreografico che mescola elementi del balletto a elementi fabrique au Québec, come i vigorosi barrel turn e l’estetica del nudo. Delicato nell’evocare stati d’animo e sensi di abbandono, Complexe des Genres ha sottolineato la crescita artistica di Virginie Brunelle, sicura e precisa nell’elaborare una drammaturgia solida, contornata però di figure ibride e ricche di sfumature.

Ad animare, invece, gli spazi raccolti dell’Ateliersì sono stati i due assoli Gut Gift e Legitimo Rezo, creati rispettivamente dall’israeliana Yasmeen Godder per Francesca Foscarini, come risultato del Premio Equilibrio Roma 2013 per l’interprete vinto da Foscarini, e da William Forsythe per la danzatrice spagnola audiolesa Jone San Martin. Differenti per temperatura e struttura, i due assoli hanno evocato messi in dittico due diverse modalità d’ascolto, interiore e impulsivo Gut Gift ed esteriore e disturbato Legitimo Rezo, dove la danza risulta essere una ‘cassa di risonanza’ di tutto ciò che viene percepito.

Altro fronte sul quale approfondire le differenze è stato poi quello dei duetti, tra passioni e confronti generazionali. Un incontro bendato, dal gusto ironico, ha impegnato il portoghese Patrick Lander e Jonas Lopes per Cascas d’Ovo, serrato ‘passo a due’ sulla ‘cecità dell’amore’ e sullo scorrere del tempo. Il belga Koen de Preter insieme alla pedagogista e danzatrice svedese ultraottantenne Alphea Pouget in Journey hanno condotto gli spettatori in un emozionante viaggio utile a confrontare e riflettere su corpi appartenenti a storie e luoghi diversi e dove l’anzianità è vista come un’inesauribile miniera di possibilità.
Oltre a vari progetti di danza dedicate alle persone anziane, tra cui le performance curate da Silvia Gribaudi, completano il quadro della ressagna Welcome to my World di Enzo Cosimi, Alberi di Fabrizio Favale e il progetto europeo Performing Gender.
Didascalie immagini
- Complexe des Genres
(cor. V. Brunelle)
(© Mathieu Doyon) - Francesca Foscarini in Gut Gift
(cor. Y. Godder)
(© Ilaria Costanzo) - Koen de Preter e Alphea Pouget in
Journey (cor. K. de Preter)
(© Bart Grietens)
In copertina:
Manifesto Gender Bender 2014
[particolare]
(© Gender Bender Festival)
Dove e quando
Evento: XII Gender Bender Festival
- Indirizzo: Bologna