A meno di un anno di distanza (si era esibito sullo stesso palco il 25 gennaio scorso), Fabrizio Bosso è tornato la sera del 31 ottobre sul palco del teatro “Angelo Musco” di Gravina di Catania, ospite della rassegna Classica Internazionale organizzata dall’associazione “Mondomusica” nella persona del direttore artistico Giulia Gangi.
Fabrizio-bosso-foto-di-barbara-mileto
Ad accompagnare il trombettista – che ormai l’immaginario comune ha inserito nella “triade solare” dei trombettisti jazz italiani – stavolta si sono provati tre musicisti siciliani: il pianista Seby Burgio, il contrabbassista Alberto Fidone e il batterista Giuseppe Tringali. Questo trio, che si presenta con il nome di Urban Fabula, è diventato la sezione ritmica ufficiale alla quale viene – sempre più spesso – demandata la responsabilità di accompagnare i solisti che si trovano in Sicilia. La collaborazione con Bosso non era invero una novità per gli Urban Fabula: già in passato i quattro si erano ritrovati insieme sul palco; stavolta erano reduci di un concerto avvenuto la sera prima a Palermo. Di certo la concomitante compattezza ed elasticità del trio, ha permesso a Bosso di muoversi con comodità e agio e ha fornito la solida base d’appoggio per le sue sortite solistiche pirotecniche.
Un-momento-del-concerto-foto-di-barbara-mileto
Il repertorio del concerto si è mosso prevalentemente all’interno del bacino degli standard (The Shadow of Your Smile, Body and Soul, There Is No Greater Love, Mack The Knife, ecc.), tratti dal repertorio condiviso dai jazzisti di tutto il mondo, fatta eccezione per un paio di occasioni in cui Bosso ha fornito dei saggi della sua verve compositiva, a mio parere non troppo originale. Una digressione significativa si è riscontrata nell’esposizione, frammentata, puntinistica e giocosa, del tema di There Is Non Greater Love.
Fabrizio Bosso – ormai si sa – è un musicista scoppiettante, virtuoso e virtuosistico, a volte – purtroppo – dimentico della genuina composizione estemporanea in virtù di uno sfoggio di quella tecnica che possiede senza riserve. Il suo suono pieno e il suo solismo – spesso bluesy – lo accostano a grandi modelli come Nat Adderley e Louis Armstrong.
Burgio spicca decisamente nel panorama pianistico siciliano; il suo modo di suonare, sebbene legato indiscutibilmente a modelli mainstream, è più “saporito” di quello dei suoi colleghi isolani e si concede digressioni più interessanti come nel bell’assolo su Mack The Knife, nel quale lo stride piano viene speziato e condotto in direzioni meno prevedibili.
Il-quartetto-foto-di-barbara-mileto
Alla batteria, Tringali si dimostra un accompagnatore attento e reattivo; ricettivo, anche se non troppo propositivo, in caso di interplay accompagna magistralmente Bosso in un episodio per soli tromba e batteria. Come solista, purtroppo, il suo stile è ancora molto legato ad espedienti tecnici piuttosto che significativamente creativi.
Fidone è un contrabbassista sicuro che fa sentire sicuri. Il suo solismo è molto essenziale, quanto basta per salvare però un’esecuzione altrimenti insipida di Body and Soul.
Certo il sound generale del concerto rimane accondiscendente e non particolarmente stimolante, ma è quanto basta per risultare piacevole ed entusiasmare la sala gremita.
Con questo concerto Classica Internazionale inaugura la sua XI stagione che quest’anno propone una serie di ben diciotto concerti a prezzo meno caro di un film di prima visione (l’abbonamento all’intera stagione costa 100€) e andrà avanti fino al 10 maggio.

Didascalie immagini

  1. Fabrizio Bosso (© foto di Barbara Mileto)
  2. Un momento del concerto (© foto di Barbara Mileto)
  3. Il quartetto alla fine dello spettacolo (© foto di Barbara Mileto)

In copertina:
Fabrizio Bosso sul palco con gli Urban Fabula (© foto di Barbara Mileto)