Canada 2015.
Ancora giovane ed esuberante la vedova Diane Després recupera il figlio quindicenne Steve dall’istituto che lo aveva in custodia per iniziare con lui una nuova vita.
Il ragazzo, vivace e intelligente, pieno di slanci verso la madre che adora e per la quale sarebbe capace di far qualsiasi cosa, è affetto dalla sindrome da deficit di iperattività che lo fa esplodere in eccessi d’entusiasmo e sporadici quanto pericolosi episodi violenti; gli stessi che l’hanno portato nella struttura che adesso lo dimette definendolo ingestibile.
Con scarsa fiducia, riconsegnandole il figlio la direttrice avverte Diane che l’amore non basta, in certi casi voler bene profondamente a una persona non è sufficiente a salvaguardarla dagli stati emotivi alterati cui è incline, ma la donna è decisa a non gettare la spugna e prepara il figlio al rientro nel mondo organizzandogli un programma di studio tra le pareti domestiche.
La nuova vicina di casa Kyla che ha smesso di parlare in seguito a un trauma si rivelerà valido aiuto, insieme queste tre anime smarrite saranno capaci d’imprimere nuovi impulsi alle loro esistenze, alimentando la speranza che il meglio è proprio lì, a portata di mano dietro l’angolo e pronto a bussare alla porta.

Complice il bellissimo finale lirico e inequivocabile Mommy di Xavier Dolan è uno di quegli strani oggetti visivi che s’insinuano nel cuore pronti a detonare a distanza, quando la memoria ritorna alle sue immagini potenti per un rilascio graduale d’emozioni.
Presentato con enorme successo all’ultimo festival di Cannes dove si è visto assegnare il Premio Speciale della Giuria, Mommy è il quinto lungometraggio scritto e diretto dal talentuoso venticinquenne del Quebec ma soltanto il primo ad aver trovato finalmente distribuzione in Italia.
Dopo l’esordio nel 2009 con J’ai tué ma mère [Ho ucciso mia madre] e il recente Tom à la ferme [Tom alla fattoria] Xavier Dolan torna a esplorare la relazione con la figura materna perché, afferma, rappresenta la nostra origine ed è per questo fonte d’ispirazione pressoché inesauribile.

Le straordinarie protagoniste, Anne Dorval nel ruolo della madre Diane e Suzanne Clément in quello della vicina Kyla, danno vita a due figure forti, mai vittime né oggetti, difficilmente dimenticabili.
E’ però soprattutto Antoine-Olivier Pilon, già diretto da Dolan in Laurence Anyways e nel controverso videoclip College boy per il gruppo francese Indochine, la vera rivelazione nei panni del figlio Steve, un adolescente con l’innocente spontaneità di un bambino e la forza incontenibile di un gigante, prima vittima dei suoi impulsi incontrollabili. Con l’intensità della sua interpretazione il giovane attore riesce a comunicare una tale carica di empatia che è impossibile al termine del film non avere sentimenti d’affetto e tenerezza per le difficoltà di un personaggio così vivo e reale.

La fotografia di André Turpin ritrae il mondo di Mommy costantemente immerso nel sole, tra l’oro del tramonto e immensi cieli azzurri, che è presenza costante a illuminare di gioia queste vite in difficoltà, perché il dramma è implicito negli eventi e il film lascia alla sensibilità del pubblico il compito di percepirlo.
Controcorrente rispetto a ogni consuetudine panoramica Xavier Dolan sceglie di raccontare questa storia costringendo i personaggi in un formato dello schermo 1:1 inedito per il cinema contemporaneo, scelta tecnica che da un lato permette di concentrare l’attenzione sui volti degli attori rendendola un’opera molto intima, dall’altro diventa paradigma della condizione emotiva di Steve quando con nostro grande stupore il ragazzo allarga lo schermo con le mani a esprimere l’incontenibile aspirazione a una vita felice.

Come di consueto nell’opera cinematografica di Xavier Dolan alla colonna sonora originale è affiancata tutta una serie di brani di musica pop che nelle intenzioni del regista portano alla visione una valenza in più, al di fuori di ogni costruzione voluta dall’autore e diversa per ogni persona perché vincolata ai ricordi personali di ognuno che quei brani sono in grado di evocare nel tessuto emotivo di ogni singolo spettatore.
Brani di nomi famosi come Dido, Sarah McLachlan, Céline Dion e gli Oasis si amalgamano perfettamente e tra essi trova spazio anche un brano in italiano cantato da Andrea Bocelli, come già nel bellissimo Les amours imaginaires era presente la versione italiana di Bang Bang cantata da Dalida.

Accolto a Cannes da ovazioni che hanno commosso il giovane cineasta, Mommy raggiungerà i nostri schermi il prossimo 4 dicembre grazie alla Good Films, prima occasione per il pubblico italiano di assaggiare il Cinema di Xavier Dolan con un’opera potente, da non perdere, una fortissima, meravigliosa e violenta emozione visiva.
Didascalie immagini
- Locandina italiana
- Momenti di serenità per Die, Steve e Kyla / Xavier Dolan fotografato da Alex Marouzé
- Anne Dorval è Diane ‘Die’ Després / Suzanne Clément è Kyla
- Antoine-Olivier Pilon è Steve O’Connor Deprés
- Colori caldi, luci dorate e cieli azzurri di Mommy
- Xavier Dolan tra i suoi attori sul set e al Festival di Cannes
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(© 2014 Metafilms)
In copertina:
Antoine-Olivier Pilon è Steve (© 2014 Metafilms)
SCHEDA FILM
- Titolo originale: Mommy
- Regia: Xavier Dolan
- Con: Anne Dorval, Antoine-Olivier Pilon, Suzanne Clément, Patrick Huard, Alexandre Goyette, Michèle Lituac, Isabelle Nélisse, Pierre-Yves Cardinal, Viviane Pascal, Natalie Hamel-Roy, Vincent Fafard
- Sceneggiatura: Xavier Dolan
- Fotografia: André Turpin
- Musica: Noia
- Montaggio: Xavier Dolan
- Scenografia: Colombe Raby
- Costumi: Xavier Dolan, Francois Barbeau
- Produzione: Xavier Dolan e Nancy Grant per Metafilms in associazione con Sylvain Corbeil e Lyse Lafontaine per Sons Of Manual con Séville International
- Genere: Drammatico
- Origine: Canada / Francia, 2014
- Durata: 138’ minuti