Alberto Giacometti, noto per le sue sculture esili e filiformi, espone al Man di Nuoro settanta opere, accostate in un gioco di assonanze tematiche e iconografiche a preziosi reperti archeologici provenienti da noti musei italiani, rivelando dunque l’attrazione dell’artista verso la statuaria antica. Le sue figure silenti, immobili o in cammino, ricordano la fermezza dei kouroi greci, la fissità degli idoli africani, la solennità della scultura egiziana.

I capolavori del passato sono prelevati dal loro tempo e ricontestualizzati nella sfera contemporanea, quella della materia scavata e percorsa nei suoi meandri con l’intensità appassionata che ricorda Medardo Rosso, o di apparenze levigate come quelle di Rodin. Egli vuole tracciare una mappa delle culture antiche da lui più amate e delle rispettive iconografie, utilizzate come modelli per un percorso scultoreo finalizzato a eternare l’uomo della modernità mediante la rappresentazione delle sue peculiarità originarie e avite.

L’iconografia egizia, ad esempio, è incarnata dal corpo stilizzato e dall’impostazione frontale e ieratica nella Femme qui marche, che porta avanti la gamba sinistra come i Dioscuri di Delfi ma ha una superficie bronzea liscia e un andamento più morbido e flessuoso. Annette assise, nonostante l’aspetto rachitico e scabro, rievoca i dignitosi oranti egizi e la posa delle lamentatrici del mondo antico. Alla scultura greca, e nella fattispecie alle piccole e compatte kore bronzee con le braccia stese lungo il corpo, si accostano le opere giacomettiane più piccole come l’immagine delicata ed esile di Silvio debout.

Lo spiritualismo dell’arte africana rivive nella fecondità delle figure nigeriane dal ventre disteso e allungato, che nella scultura di Giacometti diventano spunto di sculture dal capo esiguo e dal busto fortemente dilatato in senso verticale; e se la linearità delle opere dello scultore è composta e armonica, ciò è da ricondurre al dialogo con le forme oblunghe etrusche, come quelle dei sacerdoti-indovini del museo romano di Villa Giulia o della statuetta volterrana Ombra della sera. La presenza di bronzetti nuragici, inoltre, manifesta un vincolo con la cultura sarda, che tra l’età del bronzo e quella del ferro sforna guerrieri dai corpi smilzi e sintetici come quelli di Giacometti.

Lo scultore ha dunque scelto di vivificare con la sua arte le vestigia del passato e al contempo di precisare il suo linguaggio artistico alla luce dell’antichità: i corpi scheletrici non sono quelli sfaldati e rozzi di un’umanità in declino ma creature spoglie di orpelli e carnalità per divenire solo curiose manifestazioni di essenza dell’umano, che è forse uguale in ogni epoca, dai primordi a oggi.
Didascalie immagini
- Alberto Giacometti, Femme debout au chignon, 1949, Bronzo, cm22,5x6x8,5, Collezione privata
- Alberto Giacometti, Donna che cammina, 1936, Bronzo, cm h144,6, Collezione Peggy Guggenheim, Venezia (Fondazione Solomon R. Guggenheim, New York (Credit Photo David Heald)
- Alberto Giacometti, Annette assise, 1956, Bronzo, cm52x16x24, Collezione privata, Ginevra (credit photo Donato Tore)
- Allestimento, A.Giacometti (credit photo Donato Tore)
In copertina:
Allestimento della mostra
[particolare]
(credit photo Donato Tore)
Luogo: Man, Museo d’Arte Provincia di Nuoro
Orari: 10:00 – 13:00 / 15:00 – 19:00 (lunedì chiuso)
Dove e quando
Evento: A un passo dal tempo – Giacometti e l’arcaico
- Fino al: – 25 January, 2015
- Sito web