La figura di San Sebastiano è da sempre in arte una delle più rappresentate , sin dal secolo XIV, arrivando a raggiungere nel Rinascimento e Barocco una vastissima diffusione per diverse ragioni.
La storia ci racconta poche cose di questo Santo del III secolo e le fonti a cui fare riferimento sono poche. Il Cronografo Romano del 354 d.C. dove viene inclusa una lista di martiri cristiani, ci informa che è stato seppellito lungo la via Appia “in catacumbas” probabilmente il giorno 20 gennaio, ma senza menzionare l’anno. Sant’Ambrogio, testimone di tutto riguardo, lo nomina nel suo commento al Salmo 118 del 20 Gennaio 396 rammentandolo come anniversario del suo martirio quando “ottenne la corona”. E’ Jacopo da Varazze nella sua Legenda Aurea, scritta probabilmente fra il 1252 e il 1265, che colloca la data del suo martirio verso il 304 d.C. e ci introduce il santo con queste parole: “ Sebastiano, uomo cristianissimo di schiatta Nerbonese, cittadino di Melano….” La tradizione leggendaria che lo riguarda, sebbene quindi priva di fondamenti storici, appare verosimile in quanto manca di quegli aneddoti miracolosi che caratterizzano la vita di molti santi più antichi. Francese di nascita, ufficiale della guardia pretoria sotto Diocleziano e Massimiano, cesare a Milano, si converte al cristianesimo segretamente, ma si tradisce intervenendo in sostegno di due suoi compagni, Marco e Marcellino, mandati a morte per aver fatto professione di fede.

La Passio Sancti Sebastiani, redatta a Roma nel V secolo forse dal monaco Arnobio il Giovane, ci descrive la sua storia, indicando anche il colle Palatino come luogo dove fu saettato da’ cavalieri: condannato alla pena capitale, Diocleziano lo fa legare ad un palo e colpire con le frecce dagli arcieri che, credendolo morto, lo abbandonano sul posto. Le frecce non avevano colpito alcun organo vitale e quindi, portato via da alcuni amici, altre storie raccontano di due angeli, viene curato e guarito da una vedova di nome Irene. Si ripresenta all’imperatore, rinnovando la sua professione di fede e chiedendogli conto del suo comportamento verso i Cristiani: l’imperatore lo fa prendere a bastonate mortalmente, poi decapitare e il suo corpo viene gettato nella cloaca massima, la principale fogna della Roma antica. La notte seguente appare in sogno a santa Lucina per farle sapere dove trovare il suo corpo e pregandola di seppellirlo ai piedi degli apostoli Pietro e Paolo, che a quel tempo erano sepolti nelle catacombe lungo l’ Appia. Il culto del santo cominciò subito, soprattutto legato alle terribili pestilenze che afflissero la penisola sin dal VII secolo.
La sua storia diviene infatti una sorta di prefigurazione della passione di Cristo, poiché risorge dopo essere stato colpito dalle frecce e quindi diviene immune al male dell’uomo, riconquistando la salute; la sua stessa rappresentazione come un giovane alla colonna in molte opere d’arte, lo accomuna chiaramente al Cristo flagellato in una Imitatio Christi che si rivelerà di grande impatto sociale. La fama del santo come potente taumaturgo diverrà sempre più forte, molte città dichiareranno la loro devozione a Sebastiano costruendo chiese ed altari e decorandoli con opere d’arte che lo rappresentano soprattutto con le frecce conficcate nel corpo quasi nudo.

All’inizio le sue raffigurazioni lo presentano come un vecchio e barbuto, probabilmente per sottolineare la sua saggezza, che in antichità corrispondeva alla santità, ed era espressione di eroismo morale. Comincia ad essere raffigurato giovane ed atletico sin dal Trecento, dando così l’opportunità agli artisti di potersi soffermare sul soggetto di un corpo nudo e giovane in piedi, per poter dimostrare virtuosismi ed esercizi anatomici che erano alla base degli insegnamenti in ogni bottega d’arte.
Ecco che San Sebastiano , come si legge in un componimento poetico del VII secolo scritto in latino da un anonimo autore lombardo e musicato con una melodia gregoriana, viene descritto come “Nobile atleta di Cristo/ardente d’amore per il combattimento/……… / accoglie le frecce scagliate/ sul nudo scudo del petto./……../ Ora siedi benigno nella rocca del cielo,/ o fortissimo guerriero,/ proteggi benigno i corpi dei cittadini/allontanando la peste”. La bellezza esteriore diviene quindi riflesso della bellezza interiore e il mondo dell’arte si appropria della sua storia per applicare la bellezza ad un martire cristiano, praticamente unico nudo maschile accolto dalla chiesa cattolica dopo quello di Cristo.

Come viene definito da Vittorio Sgarbi nel suo saggio del catalogo per la mostra da lui curata (con la collaborazione di Antonio D’Amico) sull’iconografia del santo martire nell’arte fra Quattrocento e Seicento al castello di Miradolo, Pinerolo (To), San Sebastiano è il bronzo di Riace dell’iconografia cristiana: “è il santo nella sua integrità fisica e quindi esattamente in quella bellezza anatomica che rende atleti e guerrieri i Bronzi di Riace, come tutti i nudi della classicità”. Come il curatore sottolinea, nel mondo cristiano questa è una vera anomalia, ma così frequente che va valutata come uno sfogo creativo da parte degli artisti, tanto da trovarlo anche nelle sacre conversazioni insieme a tante altre figure ai piedi del trono della Vergine e il Bambino. E’ esplicitamente il punto di congiunzione fra la civiltà antica, quindi pagana, e quella cristiana, dove il dio Apollo, ideale della bellezza fisica maschile, si trasforma nel santo taumaturgo, modello di integrità fisica, le frecce come attributo, proprio come le frecce fanno parte dell’iconografia del dio pagano.
La mostra del Castello di Miradolo, San Sebastiano- Bellezza e integrità nell’arte tra Quattrocento e Seicento, che la Fondazione Cosso dedica a San Sebastiano, con capolavori provenienti da importanti musei nazionali e collezioni private italiane ed estere, ci propone, per la prima volta, un tema legato alla religione cristiana, non più così frequente ultimamente, “ma con un santo così straordinariamente eclettico”, che permette di avvicinare opere con il medesimo soggetto eppure tanto diverse fra loro. E’ una vera e propria immersione in uno dei culti più antichi, attraverso più di quaranta opere d’arte provenienti da diverse istituzioni internazionali, in buona parte opere poco conosciute al grande pubblico, dove si possono ammirare capolavori assoluti. Il flessuoso San Sebastiano di Pedro Berreguete, probabilmente databile al 1480 circa, da ricondurre alla committenza del duca Federico da Montefeltro per il convento di Santa Chiara in Urbino, dove si era ritirata sua figlia Elisabetta Feltria, ne è uno degli esempi: legato alla colonna, con una anatomia insistita, è acceso da una calda luce che ne accenta la potenza muscolare creando sottili ombre.

Fra le opere del Quattrocento si possono ammirare artisti come il Crivelli, Piero Perugino, Francesco Marmitta e Francesco Raibolini detto il Francia, il cui San Sebastiano è proprio databile a cavallo dei due secoli ma ancora pienamente quattrocentesco per il linguaggio espresso L’espressione del santo è quasi rassegnata e senza dolore, legato ad un albero, con una sola freccia conficcata nell’eburneo corpo tornito che si pone in una posa elegante e flessuosa; la scena si svolge in un simmetrico paesaggio di una vallata, con piccoli alberi e nuvole in cielo che fanno da sfondo al volto languido del santo dalla lunga criniera.
Fuori dallo schema solito appare il san Sebastiano di Raffaello, proveniente dall’Accademia Carrara di Bergamo, che è fra le prime opere riconosciute del pittore; in questo caso, la tavola ci mostra il santo solo nella parte del busto e completamente vestito, mentre tiene in mano una freccia e, con sguardo malinconico nel volto quasi femminile, guarda fuori, immerso in un soffuso paesaggio che degrada verso celesti colline toccate di accenti dorati.
Bellissimo il San Sebastiano di Andrea della Robbia, 1510 circa, in terracotta invetriata bianca, proveniente dal museo Civico e Diocesano di Montalcino, dove il santo è legato ad un tronco di colore verde-marrone, lo sguardo è sereno, il volto appena reclinato, quasi a voler chiarire l’ispirazione dai modelli ellenistici che in quegli stessi anni affascinavano Michelangelo.

Il San Sebastiano di Tiziano, datato al 1529-30 circa, firmato in basso a sinistra su una roccia, arriva da Londra; scoperta recente, forse fu realizzato per Federico Gonzaga duca di Mantova come dono dello stesso artista, come si può desumere da una lettera del 1530 scritta dal cadorino. Il santo è in un bosco, la composizione è asimettrica, le luci diffuse, con contrasti forti, soprattutto nel volto dallo sguardo abbassato ed in ombra, con capelli scapigliati e leggera barba. Il suo nudo è lontano dall’essere quello di un atleta, il suo modello viene ripreso in modo naturalistico precorrendo i tempi dell’arte di Caravaggio. Il paesaggio in ombra appare costruito in modo solido, scalato e avvolgente, degno del grande maestro.
Rimanendo in ambito veneto, la Sacra Famiglia con San Sebastiano, San Girolamo e la Maddalena in mostra ci offre la possibilità di conoscere un’opera giovanile di Paris Bordone, allievo di Tiziano, restaurata di recente e proveniente dalla Galleria Colonna di Roma. Il San Sebastiano è in una posa diversa, dovuta all’interesse dell’artista per la statuaria classica e propriamente, in questo caso, l’Apollo Liceo, oggi al museo Correr, che l’artista prese a modello: un esercizio di bravura e di colorismo di primo livello.

Fra le opere del Seicento il bellissimo e biondo san Sebastiano di Rubens della Galleria Corsini di Roma, per la prima volta fuori dalla stanza dell’Alcova del palazzo, è una composizione inconsueta e affascinante, che racconta Sebastiano curato dagli angeli, con la sua corazza di soldato a terra, in un paesaggio boschivo dai colori caldi; il suo corpo atletico è modellato nella posa dalla statua detta del Bacco Seduto, all’epoca vista a Firenze da Rubens. Di altro tenore appare l’opera del pittore caravaggesco in mostra, forse Van Baburen o David de Haen, dell’arcidiocesi di Milano, preso come immagine di copertina del catalogo. Ancora oggi nella sua cornice originale seicentesca, il corpo del santo si staglia su un fondo scuro, con un vigoroso corpo definito con tagli netti di luce in ogni particolare anatomico, in una posa naturale ma in torsione che sottolinea l’espressione del volto, reclinato e con lo sguardo al cielo.
Gli echi caravaggeschi, poi, mostrano la passione con Ribera e l’ardita partecipazione al martirio con Nicolas Regnier e con l’affascinante Matthias Stomer dei Girolamini di Napoli, accezioni preziose del caravaggismo internazionale. La narrazione ideale, di coinvolgimento emotivo, si esprime poi con due capisaldi: Mattia Preti di Capodimonte e Luca Giordano, che cavalcano il Seicento e aprono il secolo successivo lasciandosi alla spalle la pittura di verità e la ritualità del vero.

Con questa mostra la collaborazione fra Vittorio Sgarbi e la Fondazione Cosso si consolida ulteriormente, dato che questa è la terza mostra che il critico cura per loro. L’obiettivo della Fondazione Cosso, costituita nel 2008 per volontà di Maria Luisa Cosso e della figlia Paola Eynard,è trasformare il Castello di Miradolo in un polo culturale, punto di riferimento per gli abitanti del luogo e per i visitatori, così da rievocare quel cenacolo culturale che tra Ottocento e Novecento la figura della Contessa Sofia di Bricherasio, antica proprietaria della storica dimora, aveva saputo creare intorno a sé. Un grande impegno per la ristrutturazione della bellissima residenza, delle sue pertinenze e del lussureggiante parco informale che la circonda, al fine di renderli pienamente accessibili al pubblico, che ha dato il via ad una serie di attività importanti. Queste attività attraverso le quali la Fondazione opera sono diversificate; fiore all’occhiello sono in particolare le mostre d’arte che riflettono un grande lavoro di ricerca e si sviluppano intorno a temi di particolare interesse artistico e storico, del quale la mostra-evento sul san Sebastiano ne è un chiaro esempio.
Inoltre, dal 2009 la Fondazione accoglie e sostiene un progetto musicale denominato “Avant-dernière Pensée”, che grazie all’impegno di un gruppo di giovani professionisti permette di dare vita ogni anno a concerti di musica classica che si accompagnano a scenografie video e giochi di luce. I concerti sono tenuti sia all’interno delle sale espositive, accanto a capolavori d’arte, dei quali esaltano la bellezza, sia all’esterno, nel parco e nella serra neogotica. In occasione della mostra in corso il concerto di Natale, che si terrà sia il 25 che il 26 dicembre, intende presentare un’inedita rilettura de “Il Martirio di San Sebastiano” di Claude Debussy su testo di Gabriele D’Annunzio, intitolato il “Martirio”, scritto tra il 1910 e il 1911. L’esecuzione vedrà i musicisti dislocati nelle sale espositive, in un dialogo ideale con le opere e con le grandi scenografie video, in cui l’attrice Silvia Calderoni, vincitrice nel 2009 del Premio Ubu, considerato il più importante riconoscimento del Teatro in Italia, e impegnata in una eclettica e sperimentale ricerca espressiva, interpreterà il protagonista del dramma dannunziano. Esotismo e sospensione del tragico, religiosità e paganesimo, trovano un simbolico incontro nella figura del Santo che si sviluppa tra retaggi medioevali e allusioni al mito di Adone.
La mostra trova perfetto completamento nel bel catalogo San Sebastiano – Bellezza e integrità nell’arte tra Quattrocento e Seicento, edito da Skira, con gli esaurienti ed interessanti saggi di Vittorio Sgarbi ed Antonio D’Amico che accompagnano le schede, chiare e complete, di tutte le opere in mostra.
Didascalie immagini
- FRANCESCO RAIBOLINI detto FRANCIA (già attribuito a) San Sebastiano 1500 circa
olio su tavola Venezia, Collezione privata, Courtesy Farsetti Arte, Prato - JUSEPE DE RIBERA San Sebastiano 1651
olio su tela Napoli, Museo di San Martino - PARIS BORDONE Sacra Famiglia con San Sebastiano, San Girolamo e la Maddalena
olio su tela Roma, Galleria Colonna - DIRCK VAN BABUREN (attribuito a) San Sebastiano 1620 circa
olio su tela Milano, Arcidiocesi, Quadreria Vescovile - TIZIANO VECELLIO San Sebastiano 1529-1530 circa
olio su tela New York, Collezione privata Courtesy Whitfield Fine Art, Londra - PETER PAUL RUBENS San Sebastiano curato dagli Angeli 1602-1604 circa
olio su tela Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Corsini - Una veduta esterna del7- Castello di Miradolo, San Secondo di Pinerolo, Torino
In copertina:
Un particolare di: PETER PAUL RUBENS San Sebastiano curato dagli Angeli 1602-1604 circa
olio su tela Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Corsini
“Il Martirio di San Sebastiano”
da Claude Debussy e Gabriele D’Annunzio
Concerto di Natale al Castello di Miradolo
25 e 26 dicembre 2014, ore 21,15
Prenotazione obbligatoria. Ingresso consentito fino a esaurimento posti.
Per info e prenotazioni
+39 0121 502761
E-mail info@fondazionecosso.it
Dove e quando
Evento: San Sebastiano Bellezza e integrità nell’arte tra Quattrocento e Seicento
- Fino al: – 08 March, 2015
- Sito web