Già nel mese di agosto la Direzione Scientifica aveva anticipato l’importante appuntamento al Museo Poldi Pezzoli di Milano con la mostra Le dame dei Pollaiolo: una bottega fiorentina del Rinascimento, visitabile fino al prossimo 16 febbraio.

Questa esposizione, oltre ad ospitare i quattro splendidi ritratti di mano di Piero, delle dame, che, come ha sostenuto Annalisa Zanni, direttrice del Museo, “paiono idealmente scandire vari momenti dello stato sociale femminile: ragazza, fidanzata, moglie e donna matura“, vuole spiegare un concetto molto più complesso, ossia quello dell’artista del Rinascimento come mastro di bottega, e non solamente genio tutelare dell’arte, anzi di una sola arte.
Antonio del Pollaiolo e Betto di Francesco, Croce (intero e particolare), 1457-1459,
La concezione dell’artista intellettuale, di matrice seicentesca, ha fatto perdere nel corso dei secoli il concetto di artefice-artigiano, cosa che di fatto era quello del Quattrocento; il negozio, che poi nel tardo XVII secolo divenne “l’atelier”, era in origine una vera e propria bottega, come lo era quella del falegname o del fabbro. Il pittore, così come lo scultore, lavorava personalmente la propria opera, non occupandosi esclusivamente del momento ideatore, e spesso creava anche gli strumenti necessari alla lavorazione. Inoltre gli esercizi degli artisti non si limitavano esclusivamente alla realizzazione di un solo tipo di manufatto, ma erano polivalenti e realizzavano oggetti in pittura come in scultura o di arte applicata. Numerosi sono i nomi di grandi maestri che si cimentarono in varie discipline: Pisanello, Verrocchio, Bramante, Leonardo, Michelangelo, Raffaello, ma anche nomi insospettabili come Beato Angelico, che fu anche eccellente miniatore.
Antonio del Pollaiolo, Busto di giovane in armatura da parata, 1460 circa,
Fra questi, ovviamente, non potevano mancare i fratelli Pollaiolo, i quali detenevano una delle botteghe più importanti di Firenze, insieme con quella di Andrea del Verrocchio. Entrambi si contendevano le committenze più prestigiose dell’epoca, così come i discepoli. Quelli di Andrea furono certamente più celebri (Leonardo, Botticelli e Perugino), ma anche dalla bottega del Pollaiolo passarono i più importanti mastri orafi fiorentini tra cui Ottaviano di Duccio, fratello del più celebre Agostino, autore dei rilievi del Tempio Malatestiano riminese.
Antonio del Pollaiolo, Progetto per un monumento equestre a Francesco Sforza, 1484 circa (o 1474 - 1476),
Proprio l’oreficeria fu l’arte su cui il fratello maggiore, Antonio, si rese celebre, nonostante le scarse testimonianze ora rimaste. Come sottolineato dal Prof. Aldo Galli, curatore della mostra, “se Vasari ha certamente torto nell’affermare che Antonio del Pollaiolo a un certo punto della sua carriera ‘per desiderio di più lunga memoria’ avrebbe rinunciato all’arte dell’orafo, è però vero che se la sua fama fosse rimasta legata alle sole oreficerie oggi ci sarebbe praticamente sconosciuto. Dell’incredibile quantità e varietà di oggetti in argento, oro, bronzo, smalti, perle e pietre preziose che i documenti ci mostrano uscire dalla sua bottega, tutto ciò che ci è pervenuto si riduce alla grande croce [quella del Museo dell’Opera del Duomo], Piero del Pollaiolo, Ritratto di giovane donna, 1470-1475 circa,al rilievo d’argento con la Natività del Battista [si riferisce ad uno dei quattro rilievi per l’altare d’argento del Battistero fiorentino] e ad alcuni smalti provenienti da una croce del monastero di San Gaggio, oggi al Museo del Bargello“.

Tuttavia all’interno della poliedrica bottega, Antonio si dedicò ad altre arti quali la lavorazione dello stucco e della creta, come testimoniato dal Busto di giovane in armatura da parata, del legno, del bronzo, dell’incisone, come ricorda la celebre Battaglia dei nudi, e la pittura, di cui rimangono alti esempi come le due tavolette con Ercole e l’Idra e Ercole e Anteo.

Il fratello Piero, invece, dedicò la sua carriera principalmente alla pittura, dove il tratto duro e la linea marcata, che molto ricorda le incisioni e  le scultura di Antonio, sopravvivono nella sua arte. Esemplare in tal senso è lo splendido San Michele Arcangelo del Museo Bardini, dove la resa dei dettagli dell’armatura sono dimostrazione della profonda conoscenza dell’arte orafa e degli effetti della luce sulle superfici bronzee. Così come le dame raccolte in questa mostra sembrano i profili delle medaglie di Pisanello, che si stagliano nette e definite dal fondo.  Piero del Pollaiolo, Testa della Fede, 1470,Tuttavia nelle testimonianze grafiche a noi rimaste, tra cui lo splendido disegno preparatorio della testa della Fede, per le Virtù dipinte per il Tribunale della Mercanzia (ora agli Uffizi), si svela la sensibilità cromatica e chiaroscurale di Piero, che si manifesta anche in un tratto molto più addolcito rispetto alle opere grafiche di Antonio, come dimostra il confronto con il progetto grafico per il monumento equestre a Francesco Sforza.

Una mostra quindi che spiega la versatilità dei grandi artisti del Quattrocento, allestita, inoltre, in uno spazio oltremodo congeniale, ossia la residenza di un collezionista, che, come tutti gli amatori, raccoglieva oggetti di varia tipologia e materiali, ma sempre di grande pregio, al pari delle opere dei due maestri fiorentini Antionio e Piero che, come scrive il Vasari, erano “molto stimati ne’ tempi loro per quelle rare virtù ch’e’ si avevano con la loro industria e fatica guadagnate“.

Didascalie immagini

  1. Antonio del Pollaiolo e Betto di Francesco, Croce (intero e particolare), 1457-1459,
    argento inciso, sbalzato e fuso, smalti traslucidi, cm 193 x 98 x 64
    (©Firenze, Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore)
  2. Antonio del Pollaiolo, Busto di giovane in armatura da parata, 1460 circa,
    terracotta, cm 49,8 x 30 x 22
    (©Firenze, Museo Nazionale del Bargello)
  3. Antonio del Pollaiolo, Progetto per un monumento equestre a Francesco Sforza, 1484 circa (o 1474 – 1476),
    gesso nero, penna e inchiostro bruno, acquerello bruno, mm 224 x 216
    (©Monaco di Baviera, Staatliche Graphische Sammlung.)
  4. Piero del Pollaiolo, Ritratto di giovane donna, 1470-1475 circa,
    tempera e olio su tavola, cm 45,5 x 32,7
    (©Milano, Museo Poldi Pezzoli)
  5. Piero del Pollaiolo, Testa della Fede, 1470,
    carboncino (o matita nera), matita rossa, sfumino, gessetto bianco, contorni perforati a spillo, carta bianca, mm 211 x 182
    (©Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi)

In copertina:
Antonio del Pollaiolo, Progetto per un monumento equestre a Francesco Sforza, 1484 circa (o 1474 – 1476), particolare
gesso nero, penna e inchiostro bruno, acquerello bruno, mm 224 x 216
(©Monaco di Baviera, Staatliche Graphische Sammlung.)

Dove e quando

Evento: Le dame dei Pollaiolo: una bottega fiorentina del Rinascimento
  • Date : 07 November, 201416 February, 2015
  • Indirizzo: Museo Poldi Pezzoli, Milano
  • Sito web