– di Fabio Giuliani –
ANTIPODI
“Tramonta il Sole mentre sorge l’alba
Tutto si desta sul canto del gallo
Risplende in cielo mistero di Luna”
Questo mio breve testo poetico – che ottenne una menzione di merito ad un Premio internazionale di Poesia – mi torna alla mente davanti a “Socle di monde”, basamento con la firma capovolta che trasforma in opera d’arte tutta la Terra e i suoi abitanti, all’ingresso della mostra attualmente in corso negli spazi dedicati ad esposizioni temporanei presso la Collezione Peggy Guggenheim a Venezia: un nuovo modo di intendere l’oggetto, la figurazione o la provocazione in arte.

Il curatore Luca Massimo Barbero, celebra “Azimut/h”, la galleria e rivista fondate nel 1959 a Milano da Enrico Castellani (1930) e Piero Manzoni (1933-1963). Si intende restituire al pubblico il ruolo fondamentale che questa iniziativa ebbe nel panorama artistico italiano ed internazionale di quegli anni: secondo il curatore, un “terremoto creativo”, esperienza straordinaria, di breve durata ma caratterizzata da un’intensissima attività, racchiusa in un arco di tempo di circa dieci mesi, tra il Settembre del 1959 e il luglio del 1960, “Azimut/h” è oggi riconosciuto nella coscienza critica collettiva come fenomeno sempre più decisivo, contraddistinto da una sperimentazione radicale, rafforzata dai suoi legami con alcuni dei più grandi protagonisti della scena artistica di quegli anni, e da un vivace e dinamico dialogo internazionale. Diversificate nella citazione grammaticate, Azimut (la galleria) e Azimuth (la rivista) hanno dato vita e formalizzato un’autentica “nuova concezione artistica” che vive nella dialettica di “continuità e nuovo”, e proprio da tale concetto è derivato il titolo della mostra attuale.

Da tempo Barbero persegue l’idea di analizzare le avanguardie dell’arte italiana in rapporto con quelle internazionali. Pertanto questa mostra si inserisce nella serie, sempre ospitata in questi spazi, dedicata ai grandi maestri come Lucio Fontana, Adolph Gottlieb, Giuseppe Capogrossi o la collettiva “Postwar” con gli artisti Dorazio, Scheggi, Aricò.
L’esposizione si snoda attraverso sei sale con esempi delle convergenze nazionali ed internazionali da cui “Azimuth” si sviluppa: dalla presenza fondante di Lucio Fontana, unico artista della rivista qui considerata ad avere un servizio monografico, e di seguito vediamo importanti opere degli artisti che ruotarono intorno alla galassia di Azimut/h: Alberto Burri, Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Yves Klein, Jean Tinguely, Heinz Mack, Otto Piene e Günther Uecker, Dadamaino ed altri.

La mostra, quindi, è una realizzazione di profonda importanza storico-critica resa possibile grazie al rapporto e alla collaborazione con gli archivi e le Fondazioni dedicate agli artisti che presero parte a questo movimento: la Fondazione Enrico Castellani, e lo stesso maestro, e la Fondazione Piero Manzoni nonché le collaborazioni istituzionali che hanno concesso i prestiti.
Per comprendere appieno il movimento niente di meglio che due citazioni dei fondatori; Castellani in un testo degli anni Ottanta scrive: “Io sono sempre rimasto legato alla superficie e all’oggetto, alla loro analisi e definizione, mentre Manzoni si è preoccupato di lavorare sui gesti e i comportamenti.

Ci univa invece (ed è un tratto teorico fondamentale) la comune idea di concepire l’arte e la sua pratica: il progetto che l’arte fosse una continua riflessione sull’arte, sugli strumenti e i modi del suo esercizio. Un interrogazione senza fine sul suo stesso concetto. Per questo penso che Manzoni sia una delle ‘fonti’ dell’arte concettuale.” Piero Manzoni, nel 1961 scrive: “Forma, colore, dimensioni non hanno senso: vi è solo per l’artista il problema di conquistare la più integrale libertà: le barriere sono una sfida, le fisiche per lo scienziato come le mentali per l’artista.”
La vita, il mondo come opera d’arte, ecco perchè sono convinto che il nostro Piero sia un grande artista e, devo dire, grande teorico e critico d’arte.

La monumentale pubblicazione, di Marsilio Editore, che accompagna la mostra è parte integrante del percorso espositivo, in quanto parla anche del contesto e degli artisti vicini al movimento: un volume di 600 pagine in cui troviamo studi scientifici, tavole, confronti, riproduzione di materiali inediti, contenuti di riviste.
In conclusione, ritengo che questa iniziativa avrebbe certamente ottenuto l’approvazione di Peggy Guggenheim, l’indimenticata collezionista americana, scopritrice di tanti artisti legati alle avanguardie internazionali del XX secolo, che proprio a Palazzo Venier dei Leoni ebbe la sua residenza italiana, e dove è seppellita dopo la sua morte avvenuta il 23 Dicembre 1979.
Didascalie immagini
- iero Manzoni: “Base magica. Scultura vivente”, 1961, legno (copia autorizzata),
Milano, fondazione Piero Manzoni in collaborazione con Gagosian Gallery (foto Fabio Giuliani) - Azimuth”, rivista storica, copertina
- Enrico Castellani: “Superficie bianca”, 1959, Collezione A&M, Bologna
- Jasper Johns: “Figura 8”, 1959, The Sonnabend Collection. Prestito a lungo termine presso Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Venezia, Nina Sundell e Antonio Homem
- Palazzo Venier de’ Leoni (veduta dal Canal Grande)
In copertina:
iero Manzoni: “Base magica. Scultura vivente”, 1961, legno (copia autorizzata),
Milano, fondazione Piero Manzoni in collaborazione con Gagosian Gallery (foto Fabio Giuliani)
Orari
tutti i giorni 10-18
( chiuso martedì e 25 Dicembre)
Dove e quando
- Fino al: – 19 January, 2015
- Sito web