Oltre 200 foto dell’artista statunitense di origini ungheresi Miklós Murai, in arte Nickolas Muray, sono esposte, per la prima volta in Italia, al Palazzo Ducale di Genova, a cura di Solomon Grimberg. L’excursus fotografico si colloca tra il 1920 e il 1940: inizia con l’incarico ricevuto dalla celebre rivista di moda Harper Bazaar, prosegue con Vanity Fair e culmina con l’elezione a grande ritrattista, tra i più famosi d’America e tra i grandi maestri della fotografia del XX secolo, tanto da ispirare il ritratto dallo stile classico di Irving Penn, quello più diretto e crudo di Diane Arbus e più attuale di Annie Leibovitz. L’artista, dunque, realizza il sogno che alimenta il suo viaggio negli States a ventun’anni, quando giunge ad Ellis Island con pochi dollari in tasca e la sensazione che stia per fare qualcosa che lascerà il segno. E così è, in considerazione di un percorso fotografico onnicomprensivo, che attenziona i presidenti come le zuppe di piselli, anche se ha inizio con una mostra allestita in una piccola galleria d’arte a due passi dal Greenwich Village, ove però l’effetto soft focus conferisce ai ritratti una morbidezza che cattura lo sguardo del pubblico per sempre. Così l’artista inizia a essere ricercato da riviste di moda e da vip, ma attira anche il settore commerciale, correlato alla pubblicità, alla moda, al design di interni.

Al successo di Muray contribuisce la sua personalità talentuosa e seducente, ma anche l’utilizzo di una tecnica appresa durante gli studi berlinesi sulla fotoincisione e che prevede l’uso di pigmenti di colore al carbone (carbro) che consentono di stampare delle foto accurate e verosimili. L’utilizzo delle foto a colori è insolito e rivoluzionario nelle pagine di riviste in genere dipinte manualmente dagli illustratori, ma il fotografo ungherese non ha dubbi: deve sopravvivere alla crisi del ’29 e rilanciare la sua carriera. I risultati sono esplosivi, perchè nell’epoca del consumo di massa gli americani sono ingordi di beni e svaghi e Muray offre loro ciò che sognano: lussi imprescindibili, donne voluttuose, accattivanti tavole imbandite, atleti più tonici e statuari del vero. Egli si afferma così come il fotografo commerciale per eccellenza.

Muray idea anche il modo per mettere a proprio agio i soggetti da ritrarre: tra i muri bianchi, il lucernario e la tenda nera e vellutata del suo studio in soffitta i modelli vengono intrattenuti in conversazioni amichevoli, interrotte dal “touchè” del fotografo che ha premuto la pompetta silenziosa dell’otturatore una volta colto il momento giusto; per Muray infatti l’attesa è fondamentale e propedeutica allo scatto: “Un fotografo deve vedere la sua immagine prima di riprenderla. Deve sapere che cosa la macchina registrerà sia prima di schiacciare la pompetta, sia quando la lastra è sviluppata. Non ogni espressione, non ogni posa è un’immagine, bisogna aspettare quella giusta e riconoscerla quando arriva”.

Il ritratto è il genere prediletto da Muray non solo per motivazioni professionali, ma per la necessità di “comprendere la natura umana e registrare, se possibile, il meglio di ogni individuo”, come egli afferma. Oltre 10.000 ritratti in soli vent’anni immortalano celebrità hollywoodiane, ballerini, politici, scrittori, artisti, e molte immagini pubblicitarie assurgono a icone. Significativi sono stati l’incontro e la successiva relazione amorosa con Frida Kahlo, conosciuta in Messico negli anni ’30; in mostra sono presenti vari scatti riferiti alla nota pittrice, come Frida sulla panchina bianca, in cui la protagonista, adornata come una geisha, siede paziente e meditativa ed è inquadrata frontalmente in una composizione simmetrica ed equilibrata, punteggiata da una pioggia di delicate decorazioni floreali che scorrono dallo sfondo alla veste in primo piano.

Muray fotografa anche Marilyn Monroe, più volte, e fa intuire una complicità erotica con la modella, ritratta con una posa che lascia intravedere la scollatura del seno e lo sguardo ammiccante, o con fare civettuolo e un abito ardito in pizzo nero su una chaise longue e una moltitudine di frutti.
Negli anni ’20 Vanity Fair lo manda in Europa per fotografare personaggi famosi e l’unico a non rispondere alle richieste di contatto è l’impressionista Claude Monet, ormai anziano e malato. Ma la tenacia ostinata di Muray ha la meglio e lo conduce sino alla porta dell’abitazione del pittore a Parigi; il fotografo è sopraffatto dall’incontro con colui che definisce “il più grande pittore vivente”, simile a “un dio dell’Olimpo”, e lo ritrae al rinomato stagno delle ninfee, sotto un pergolato di rose.

In mostra è anche il ritratto della star di Broadway Florence Reed, colta in un atteggiamento di pathos manieristico memore di certe figure di Polidoro da Caravaggio. Ancora, Muray ricorda le morbide torsioni della Leda di Leonardo (che, come il fotografo, amava i contorni morbidi) con le immagini di vezzose donne in piscina per il Ladies’ Home Journal. E, instancabile, “l’uomo per tutte le stagioni” ritrae anche Greta Garbo, Charlie Chaplin, Joan Crawford, Elizabeth Taylor, Marlene Dietrich, Martha Graham, Gloria Swanson.

A un’attenta osservazione delle fotografie di Muray notiamo dunque che egli dimostra di saper controllare lo strumento fotografico e di sottoporlo ai suoi desideri: ad esempio attraverso l’esposizione breve sceglie di cogliere la naturalezza dei soggetti e raccontare di loro più di quanto possano dire lunghi secondi di staticità e sguardo fisso. Con Muray la fotografia diventa a tutti gli effetti mezzo di espressione artistica, al pari di una matita o di un pennello, di cui peraltro l’obiettivo a fuoco morbido ricrea la soavità.
Didascalie immagini
- Nickolas Muray, Greta Garbo, 1929,
Stampa in gelatina d’argento, 33,5 x 26,4 cm, Collezione George Eastman House - Nickolas Muray, Frida sulla panchina bianca, 1939,
Stampa giclée a colori , 48 x 33 cm, Nickolas Muray Photo Archives - Nickolas Muray, Marilyn Monroe, 1952 circa,
Stampa giclée da scansione digitale, 25,4 x 20,3 cm, Collezione George Eastman House - Nickolas Muray, Claude Monet, 1926,
Stampa alla gelatina d’argento, 24,4 x 19,3 cm, Collezione George Eastman House - Nickolas Muray, Florence Reed, 1920 circa,
Stampa in gelatina d’argento, 24,5 x 19,4 cm, Collezione George Eastman House - Nickolas Muray, Ladies Home Journal, scena del bagno in piscina (sezione sinistra della pubblicità), 1931,
riproduzione a getto d’inchiostro dalla stampa originale, 24.8 x 25.6 cm, George Eastman House
In copertina:
Nickolas Muray, Frida sulla panchina bianca (particolare), 1939,
Stampa giclée a colori , 48 x 33 cm, Nickolas Muray Photo Archives
Sede: Palazzo Ducale (sottoporticato), Genova
Orari: lunedì dalle ore 14 alle ore 19
da martedì a domenica dalle ore 9 alle ore 19
giovedì dalle ore 9.00 alle ore 22.30
la biglietteria chiude unʹora prima
Dove e quando
Evento: Nickolas Muray – Celebrity Portraits
- Fino al: – 08 February, 2015
- Sito web