La bellezza della pace. parola suono immagine è questo il titolo del seminario curato da Alessandro Pagnini che si è tenuto lo scorso 2 dicembre 2014 presso RFK Center for Justice and Human Rights Europe, in Via Ghibellina a Firenze. Le parole sono quelle – magistrali – che Sergio Givone, Telmo Pievani e Stefano Bartezzaghi hanno regalato ai molti intervenuti; il suono quello dolce e poetico dei Mantras di Cosottini e Canavese. Infine l’immagine è quella dell’installazione dell’artista Marco Nereo Rotelli, “Il corridoio della pace”, inaugurata la sera del seminario, al primo piano della sede fiorentina della Robert F. Kennedy International House. Alessandro Pagnini che ha introdotto gli illustri ospiti e lo svolgimento del pomeriggio ha notato che in genere sono i politici, gli uomini di stato, i diplomatici, le figure deputate a parlare di pace e allora il seminario ha inteso declinare l’argomento da punti di vista diversi: quello estetico con l’installazione di Rotelli, ma anche quello della musica e della parola. Secondo Pagnini bisogna cominciare a rivedere anche il nostro lessico in senso meno bellicista e prendendo spunto dal mondo medico – nel quale nel parlare di malattia usiamo spesso parole come “debellata”, “distrutta”, “sconfitta” – ha suggerito che forse dovremmo usare un linguaggio di pacificazione anche nel rapporto con il dolore, con il nostro corpo. E’ stata quindi la volta del professor Sergio Givone con la sua bella lezione intitolata CHE BELLO VIVERE IN PACE! Secondo Givone la pace, in quanto armonia e conciliazione, mostra anche il suo contrario, il conflitto, la disarmonia. E questa tensione la ritroviamo in molti altri momenti, ad esempio in una delle più significative definizioni della bellezza che siano mai state date: “La bellezza non è altro che l’inizio di un terrore”. Nella frase di Rainer Maria Rilke infatti si farebbe riferimento alla “annunciazione” che pur essendo un momento rappresentato come bellissimo anche nei molti dipinti che la raffigurano, in realtà è anche l’inizio di una terribile esperienza di sofferenza per la madre di Cristo. Secondo Givone tuttavia la pace conserva un primato ontologico a ciò che gli si oppone. La pace è l’essere, il dolore, il male, il negativo la sua negazione.
Telmo Pievani, con il suo intervento (FARE LA PACE IN NATURA ) ci ha invece fatto riflettere sul fatto che anche le scienze si siano interrogate a lungo sul fondo oscuro dell’uomo, chiedendosi se tale fondo oscuro ci predisponga alla guerra o alla pace. Ma la vera domanda che Pievani si è posto durante il seminario è se sia giusto cercare in Natura le giustificazioni ai nostri comportamenti. Ma tale risposta andrebbe cercata nella nostra autonomia e nella nostra responsabilità personale. Quindi non si può usare la Natura per decidere se un comportamento è giusto o ingiusto, non si può cercare nella Natura la risposta a domande sul come siamo fatti.
Infine Stefano Bartezzaghi, con la sua consueta brillantezza ha regalato al pubblico alcune riflessioni su I SENSI DELLA PACE notando come quando una parola – come appunto pace – è usatissima diventa difficile definirla, in quanto il significato delle parole è fatto dall’uso che se ne fa e dentro il termine pace ci sono dunque tanti significati diversi. Questa riflessione è fatta propria dal giornalista per mezzo di una serie di esempi a iniziare da locuzioni quali “pace dei sensi”, espressione figurata su cui Bartezzaghi ha potuto un po’ scherzare e far sorridere gli intervenuti.
E io cosa vi posso dire su questa bella parola?
Interrogando le banche dati Vocanet e LLI con questo lemma, avremmo ben 778 occorrenze.
Il primo documento che possiamo consultare è datato 1264 col trattato di pace tra i Pisani e l’emiro di Tunisi. Quindi in questo primo caso pace intesa come trattato, patto tra due popolazioni, si immagina, per svolgere meglio i reciproci commerci nel Mediterraneo. Ma c’è anche la “pace pubblica”, la “pace sociale” che Cesarini Sforza nel suo Filosofia del diritto (1955) individua come il bene tutelato che legittima la forza della autorità sociale per impedire che la giustizia privata possa appunto turbare la “pace”. Masseo da Casola nel suo Compendio di diritto canonico (1967) definisce cosa sia un Concordato e cioè dal punto di vista etimologico “convenire nella stessa sentenza” mentre da quello scientifico “convenzione tra la società ecclesiastica e civile volta a determinare meglio i loro rapporti giuridici”. Ma a me è rimasto in mente questo ulteriore passo di Masseo: “i concordati talvolta si sono chiamati concordia, leggi concordate, convenzioni, pace, trattato”. Quindi il concordato, la legge come risolutrice di conflitti, sinonimo di pace.
Parrebbe uno splendido augurio da farci per il prossimo anno.
Didascalie immagini
In copertina:
Immagine guida del seminario ‘La bellezza della pace. parola suono immagine’