Fra l’ormai affermato Marco Sollini e il giovane Salvatore Barbatano esiste, almeno seduti alla tastiera del pianoforte, un’intesa profonda. Di tale intesa, il pubblico dell’undicesima stagione della rassegna Classica Internazionale di Gravina di Catania – diretta da Giulia Gangi – ha avuto un eloquente saggio sabato 17 gennaio.

Il duo Sollini-Barbatano ha cullato gli ascoltatori con la Romance in Sol maggiore, delicata composizione dal tema quasi infantile che ha presentato un Sergej Rachmaninov – del quale i due hanno registrato l’integrale della produzione per pianoforte a quattro mani – gentile e lontano dall’irruenza virtuosistica alla quale forse siamo abituati. Una vaga malinconia, sempre sottesa nella prima parte del concerto, ammanta la produzione del compositore russo coniugandosi all’evidente modernità dei giovanili Six morceaux op. 11. I sei pezzi hanno tutti un proprio carattere: dal brio giocoso dello Scherzo, materializzato nel sorriso soddisfatto ed entusiasta di Barbatano, al cantabile e semplice carattere della Slava che con il suo grandioso finale ricorda La gran porta di Kiev di Modest Musorgskij.
Una seconda parte più esplosiva e virtuosistica ha lasciato spazio ad un altro grande del pianoforte, Franz Liszt, che il duo ha omaggiato con due trascrizioni d’autore: la prima dal poema sinfonico Les Préludes, la seconda da Mazeppa. Le trascrizioni di Liszt non lasciano niente all’immaginazione; in un continuo intrecciarsi di braccia i due pianisti hanno dovuto riassumere tutte le parti orchestrali affrontando due opere poderose e agili; per quanto ricche e complesse, queste opere restano però il riassunto della versione orchestrale, ne sono solo il simulacro. Il pianoforte infatti, anche se ben suonato, non è in grado di rendere tutta l’emotività e la capacità di comunicazione dell’impasto timbrico di un’orchestra al completo.

Ben scelti i bis: un rilassante corale di Bach – giunto a placare gli animi dopo Liszt – e una spiritosissima danza norvegese di Grieg.
Non sempre perfettamente sincroni in alcuni sforzati, Sollini e Barbatano stupiscono comunque per il virtuosismo e la capacità di “simpatia musicale”, di interplay potremmo dire. Il tocco dei due è molto simile, appena più deciso quello di Barbatano, segno dello studio profondo che consente ai due pianisti di suonare (quasi) come un’orchestra a quattro mani.
Didascalie immagini
- Marco Sollini e Salvatore Barbatano
- Salvatore Barbatano e Marco Sollini
In copertina:
Il pianoforte,
campo d’azione di Sollini e Barbatano
(fonte)