– di Elena Cirioni –
È un viaggio breve lungo tutta la storia dell’umanità, Go down, Moses, l’ultimo spettacolo della Socìetas Raffaello Sanzio, firmato da Romeo Castellucci e presentato in prima nazionale al Teatro Argentina di Roma.

Quadri e frammenti che prendono il via dal mito, inteso come racconto sacro, sostanza fondante della società civile. Mosè, il primo profeta del monoteismo è il punto di partenza, con la sua vita segnata dalle dure prove che un Dio sconosciuto e senza volto ha deciso di fargli fare. Tutto filtrato sotto la lente visionaria della Socìetas, arrivata ormai all’apice della sua creatività radicale.
Mosè non è però il protagonista, al centro dello spettacolo troviamo l’umanità. Alienata, abbandonata e alla ricerca di una sostanza, di un’essenza invisibile. Questa folla all’inizio dello spettacolo, girovaga sulla scena mentre il pubblico prende posto o si attarda nel foyer.
Uomini e donne in distinti abiti borghesi, divisi dalla platea da un grande telo di plastica, mettono in scena una comunicazione fatta di gesti quotidiani ripetuti, distanti dalla loro routine giornaliera. Tengono tra le mani libri invisibili, ammirano quadri che non ci sono, parlano tra loro circondati da quattro pareti bianche dove trionfa un’unica immagine: un foglio con la stampa de Il Leprotto di Dürer.

È l’umanità contemporanea incapace di pregare un Dio che non vuole manifestarsi, che non ha volto e non può essere rappresentato. Al posto di questo Dio inteso come quinta essenza, il popolo ha scelto di adorare le immagini e ne è diventato schiavo. A Mosè spetta dunque il compito di liberarlo, di ricondurlo verso la vera essenza della vita.
Calate le tenebre su questo tableau vivant, un grande rullo con rumore assordante proietta lo spettatore in un’altra scena. È il vento del deserto che implacabile soffia e cambia i paesaggi, mostrando all’occhio umano cose che prima erano nascoste. Dall’alto scende un cespuglio scuro che il rullo divora in uno stridulo urlo ancora più duro. Poi la pace, la quiete del buio che preannuncia un’altra dimensione: una toilette pubblica, dove entra una giovane donna in preda a una terribile emorragia.
Il sangue colora la scena, diventa l’oggetto di una rivelazione imminente, ma anche simbolo della violenza perpetuata da tutti i fondamentalismi religiosi. La resa realistica di questa sequenza colpisce, impressiona, fa portare le mani sugli occhi per non continuare a vedere quel sangue che sembra non volersi fermare e continua a scendere tra le gambe della ragazza. Poi qualcuno bussa alla porta del bagno, cerca di aprire proprio quando il dolore fisico si trasforma in spasmi incontrollati, contrazioni di un parto senza feto. Il frutto di questo dolore lo ritroviamo subito dopo, nascosto in un sacchetto nero dentro un cassonetto dell’immondizia, apparso dal nulla. Il pianto, il primo suono prodotto dall’uomo sulla terra, riporta a una dimensione primordiale. È la venuta al mondo di Mosè abbandonato nelle acque del Nilo.

La trasfigurazione moderna della sua storia riconferma quella che la Socìetas aveva già affermato con La Tragedia Endogonidia e La Divina Commedia: vivisezionare il mito e portarlo in scena attraverso la contemporaneità, procedendo per concetti e immagini.
La visione del cassonetto rimanda poi ad una questura, dove la giovane donna è stata portata e si trova nell’ufficio del commissario. Tutto è reso in maniera realistica, quasi da film noir o addirittura da fiction. In un primo momento le battute vengono proiettate in cima alla scena poi passano sulla bocca degli attori, creando uno spaesamento voluto che confonde e lascia interdetti. Il commissario vuole sapere dov’è il bambino che la donna ha partorito, lei dolorante e confusa inizia a parlare di Mosè e della sua venuta al mondo. È la descrizione della separazione dello shock dell’abbandono, dell’estremo sacrificio fatto per la salvezza del mondo.
Da questo momento in poi sulla scena il concetto di dolore per la perdita irrimediabile diventa centrale. La condizione dell’umanità di fronte alla morte apre le porte per l’ultima raffigurazione, annunciata dal suono assordante del rullo e dalla giovane donna costretta a entrare in una macchina medica per la TAC. Questo è lo stargate che conduce in una grande caverna, dove uomini primitivi vivono, sacrificano animali alle loro divinità, mangiano e si accoppiano.

Una grotta primordiale vicina a certe sequenze di Odissea nello Spazio 2001 di Kubrik, anche qui nell’atavica e bestiale vita la perdita di un figlio, porta dolore e sconforto. Come superare questo strazio? I nostri antenati primitivi hanno trovato una risposta a questa domanda. Attraverso il ricordo e l’arte. Una mano dipinta sul telo di plastica rappresenta la prima volontà dell’umanità di creare, nata da un abbandono irrimediabile che conduce a un disperato grido d’aiuto, un SOS.
Ogni perfomance della Socìetas lascia perplessi, sgomenti e smarriti, Go down, Moses non fa eccezione. Se da una parte Castellucci sembra voler venire incontro al pubblico con una resa drammaturgica più compiuta e narrativa, dall’altra lavorando su archetipi concettuali delega ogni possibile interpretazione alla mente del pubblico. Agli spettatori affida la responsabilità di collegare le varie scene e tranne un’interpretazione, lancia immagini, gioca con parole e suoni. Dal titolo dello spettacolo ripreso da un canto spiritual americano alle musiche ideate da Scott Gibbons è tutto un rincorrere significati e simbologie, fino allo svelamento dello studio sul linguaggio e sulla comunicazione, da sempre perno della ricerca teatrale della Socìetas.
Didascalie immagini
- Go down, Moses (reg. R. Castellucci) (© Guido Mencari)
- Go down, Moses (reg. R. Castellucci) (© Guido Mencari)
- Go down, Moses (reg. R. Castellucci) (© Guido Mencari)
- Go down, Moses (reg. R. Castellucci) (© Guido Mencari)
In copertina:
Go down, Moses (reg. R. Castellucci) (© Guido Mencari)
Go down, Moses
di Romeo Castellucci
regia, scene, luci, costumi di Romeo Castellucci
testi di Claudia Castellucci e Romeo Castellucci
musica Scott Gibbons
Roma, Teatro Argentina
dal 9 al 18 gennaio 2015
la tournée prosegue:
- 12-13 Marzo > Residenz Theater-Munich
- 21-22 Marzo > La Filature de Mulhouse- Mulhouse
- 26-28 Marzo > Le Maillon de Strasbourg-Strasbourg
- 2-3 Aprile > Comédie de Reims – Reims
- 27-30 Maggio >Wwiener Festwochen – Wien
- 16-18 Giugno > Festival Printemps des Comediens – Montpellier
- 27-29 Giugno > Ellenic Festival – Athens
- 8-9 Ottobre > >Le Volcan Scène nationale du Havre
- 26-29 Febbraio 2016 >Adelaide Festival-Adelaide – Australia
- 2- 4 Giugno > (TBC) Festival TransAmérique, Montreal – Quebec Canada
- 9-12 Giugno > Montclair State University-Montclair – New Jersey Us