Al centro del Peloponneso sette chilometri a ovest della moderna città di Sparta resistono al tempo le tracce dell’antica Mystras, capitale dell’impero bizantino e centro culturale che all’apice del suo splendore fu secondo solo a Costantinopoli per importanza e prosperità.
Edificata nel 1249 su un contrafforte nel massiccio centrale della catena montuosa del Taigeto la città fortificata di Mystras fu l’ultimo baluardo dell’erudizione bizantina, quando l’impero era già in declino, grazie al seguito che vi si radunò intorno al filosofo Giorgio Gemisto detto Pletone, che dal 1349 in poi vi soggiornò lungamente fondandovi una scuola filosofico religiosa d’impostazione neoplatonica.
1 mystras-foto andrea mancaniello
La figura di Pletone riveste un’importanza di primo piano anche nella cultura italiana, il suo pensiero che teorizzava sull’unione di tutte le religioni in un unico culto del Dio Sole ha avuto influenza fondamentale per lo sviluppo del Rinascimento italiano: nel 1438 il filosofo fu a Ferrara e Firenze al seguito dell’imperatore bizantino Giovanni VIII ed ebbe modo di esporre le sue idee anche alla corte di Cosimo de’Medici.
Quando poi nel 1460 Mystras dovette cedere all’avanzare dell’impero ottomano molti suoi allievi fuggirono a Roma e Firenze contribuendo direttamente allo sviluppo delle arti.
Pletone fu odiato come eretico e venerato come maestro in egual misura, le sue spoglie mortali oggi riposano nel Tempio Malatestiano di Rimini ove furono deposte dal signore locale Sigismondo Pandolfo Malatesta che come preziosa reliquia le trafugò da Mystras durante l’assedio del 1456.
2 mystras-foto andrea mancaniello
Dichiarata nel 1989 dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, col suo insieme di biblioteche, chiese, fortezze, monasteri e palazzi, Mystras rappresenta uno dei luoghi più affascinanti da visitare dell’intera Grecia, nella struttura delle sue rovine è ancora possibile vedere un prototipo urbanistico della tipica città bizantina suddivisibile in tre aree principali: il castello, la città alta e la città bassa.
Dal cancello superiore si arriva subito sotto le mura del castello [Kastro] posto al vertice della montagna a un’altezza di 621 metri, è l’acropoli della città con le fortificazioni e le torri adattate nel tempo a nuove esigenze legate nel XIV secolo all’invenzione delle armi da fuoco e della polvere da sparo.
3 mystras-foto andrea mancaniello
In sostanza la costruzione delle zone dall’alto verso il basso segue lo sviluppo naturale della città nella sua espansione urbanistica e rispecchia in qualche modo anche la struttura gerarchica della società bizantina.
La parte superiore detta città alta [Hora] ospita la cittadella dov’era il centro amministrativo con le case degli aristocratici racchiuse da una cinta muraria, la città bassa [Kato hora] dalla superficie più estesa ospita la cattedrale, alcuni monasteri e altre abitazioni con l’adiacente piazza del mercato; la popolazione più povera abitava all’esterno delle mura che circondano l’intera città in basso e vi trovavano riparo all’interno solo in caso di attacco nemico.
Nelle chiese sono ancora visibili pregevoli affreschi e il convento di Pantanassa edificato nel XIV secolo che ospita a tutt’oggi un ordine di monache è l’unico luogo dell’antica città ancora abitato.
4 mystras-foto andrea mancaniello
Mystras fu importante punto di riferimento sul piano spirituale e culturale almeno quanto Monemvasiá lo fu in ambito commerciale, situata a circa 90 km di distanza sulla costa orientale del Peloponneso l’antico fulcro dei commerci bizantini era in origine una città sulle rive della penisola, ma nel 375 d.C. un terremoto la sbalzò in mezzo al mare separandola dal continente e creando un’isola, collegata successivamente alla terra ferma solo da una via artificiale costruita dall’uomo.
Vasto e imponente, il sito di Monemvasiá ha molto in comune con Mystras: la posizione addossata alla montagna, ottimo alleato nella difesa da attacchi nemici, e la struttura riconducibile alla stessa divisione in tre zone principali. Un luogo unico che merita d’esser inserito in ogni itinerario di viaggio.
5 monemvasia-foto andrea mancaniello
Monemvasiá è la quintessenza stessa della fortezza perfetta, con la sua unica via d’accesso dall’esterno, il suo nome significa letteralmente ‘unico ingresso’, facilmente difendibile e controllabile per questo.
Percorrendo la strada che dalla terra ferma arriva all’ingresso della città non è visibile niente oltre un’immensa montagna rocciosa, persino alle soglie della porta non vi è alcuna visuale.
Bisogna percorrere per intero un cunicolo scavato nella roccia come una grotta e fatto a elle, perché finalmente dietro l’ultima curva ci si apra davanti la visione delle stradine del villaggio medioevale alla base della montagna.
Nonostante l’abbondanza tra i vicoli di botteghe con souvenir appesi all’esterno e taverne turistiche, lo spettacolo che si presenta agli occhi del visitatore è di quelli che possono lasciare senza fiato.
6 monemvasia-foto andrea mancaniello
Stretto tra mare aperto e una ripida parete rocciosa, il villaggio offre al viandante un dedalo di stradine con qualche piazzetta caratteristica e alcune basiliche come la Cattedrale dedicata al Cristo in Catene, la chiesa di Myrtidiótissa quasi ridotta in rovina e la cinquecentesca chiesa della Panagia Hrysafitissa affacciata sul mare.
A sinistra della piazza centrale parte il sentiero che conduce alla città alta e al castello, oggi una vasta area di rovine invasa dalla vegetazione che, anche nella calura estiva di piante secche riarse dal sole, mantiene intatta una magia e dei colori che non fanno rimpiangere affatto il sudore della salita.
Unico edificio ancora intatto nella parte superiore, situato in posizione suggestiva all’apice di un alto dirupo a picco sul mare, di una pietra che si colora di meravigliosi riflessi aranciati nella luce del tramonto, la chiesa di Agia Sofia.
7 monemvasia-foto andrea mancaniello
Dalla monumentale vetta di Monemvasiá il panorama desta meraviglia in ogni direzione cui si volga lo sguardo, il colore intenso del mare collabora allo spettacolo di quell’eterna immensità circostante, il silenzio è rotto soltanto dal vento e dai gabbiani in volo, ormai unici abitanti di quel luogo remoto.
La bellezza di posti come Mystras e Monemvasiá è nella sacralità di regni riconsegnati al dominio della natura, agenti atmosferici alleati col tempo insieme cancellano ogni traccia d’umana invadenza, rendendo labile la percezione della vita che lì ha avuto il suo teatro.
8 monemvasia-foto andrea mancaniello
Luoghi così riconducono alla salutare consapevolezza che quando saremo polvere lo splendore del creato sarà ancora lì intatto, terribile e indifferente, a celebrare lo splendore del creato.

Didascalie immagini

  1. Le rovine di Mystras all’orizzonte / Il castello all’apice della collina / La città alta sovrastata dal castello (© 2011 Andrea Mancaniello)
  2. Particolari delle fortificazioni del castello e planimetria attuale dell’intero sito di Mystras (© 2011 Andrea Mancaniello)
  3. La città bassa: la piazza del mercato, particolare del monastero di Agios Dimitrios, chiesa Evangelistria [ingresso e veduta sotto un’arco] e la chiesa di Agios Theodoros (© 2011 Andrea Mancaniello)
  4. La chiesa di Agia Sophia, esterno e un particolare del pavimento / Monastero di Perivleptos, gli affreschi interni / Il monastero di Pantanassa, l’esterno e alcuni abitanti contemporanei, felini e umani (© 2011 Andrea Mancaniello)
  5. L’imponente massiccio di Monemvasiá visto dalla costa (© 2011 Andrea Mancaniello)
  6. Monemvasiá: scorci del villaggio, tra chiese e piazzette (© 2011 Andrea Mancaniello)
  7. Il percorso che dal villaggio sul mare sale alla città alta (© 2011 Andrea Mancaniello)
  8. Panorama dall’alto della montagna / Due immagini della chiese di Agia Sofia / Il paese stretto tra il mare e la parete di roccia (© 2011 Andrea Mancaniello)

In copertina:
Mystras, il monastero Pantanassa visto dalla città bassa (© 2011 Andrea Mancaniello)