Chi vuole sapere di più su di me, cioè sull’artista, l’unico che vale la pena di conoscere, osservi
attentamente i miei dipinti per rintracciarvi chi sono e cosa voglio.
(Gustav Klimt)
La Pinacoteca di Parigi, in collaborazione con Arthemisia Group e 24 ORE Cultura, torna su una delle
fondamentali declinazioni dell’Art Nouveau, sviluppatasi a Vienna all’inizio del XX secolo: la Secessione.
E proprio Gustav Klimt (Vienna, 1862 – Neubau, 1918) ha giocato un ruolo di primo piano nella schiusa di questo movimento. Con la sua esuberanza e il suo talento – dagli inizi precoci all’opulenza decorativa delle opere della maturità, caratterizzate da una grande abbondanza di oro – Klimt occupa, infatti, una posizione fondamentale all’interno di questo processo evolutivo della nuova arte. Ma la Secessione è anche all’origine della nascita, qualche anno dopo, di una delle maggiori correnti dell’arte moderna, l’Espressionismo, al centro di una splendida esibizione ospitata dal museo nel 2011.
La mostra Au Temps de Klimt. La Sécession à Vienne torna ad affrontare nel dettaglio l’evoluzione delle arti nella capitale austriaca, dalla fine del XIX secolo fino ai primi anni dell’Espressionismo. Il cuore dell’esposizione è composto da una selezione delle opere maggiori di Gustav Klimt, dai prodotti dei suoi primi anni di studio fino ai capolavori della sua età dell’oro. La Pinacoteca è per questo assai fiera di ospitare anche due delle opere più celebri e importanti dell’artista, la Giuditta I (1901) e la ricostruzione del Fregio di Beethoven, presentate per la prima volta in Francia e impossibilitate, dopo la mostra parigina, a essere esposte fuori dai confini dell’Austria per il prossimo decennio.

Accompagna il visitatore lungo il percorso espositivo una raccolta di rari documenti legati alla vita dell’artista e della sua famiglia, in particolar modo dei suoi fratelli Ernst e Georg, anch’essi artisti e coi quali Gustav ha collaborato spesso. Un’attenzione particolare è riservata anche ai primi anni della Secessione, soprattutto in relazione ai suoi rapporti con Parigi e alle suggestioni artistiche venute dalla Francia, che riavvicinarono artisti come Carl Schuch, Tina Blau, Théodor Hörmann, Josef Engelhart e Max Kurzweil. Questa importante testimonianza, di cui si rende conto qui attraverso una scelta di quadri provenienti dal Belvedere e da collezioni private, costituì un terreno fertile per l’evoluzione del movimento secessionista. L’esposizione prosegue poi coi capolavori della Secessione, dell’avanguardia austriaca e con le prime opere di Egon Schiele e di Oskar Kokoschka. Una delle sezioni finali della mostra è invece consacrata alla fioritura delle arti applicate e dei mestieri d’arte a Vienna: pezzi di mobilia, frutto di un’antica e raffinata tradizione artigianale, gioielli preziosi e realizzazioni in ceramica. Questi oggetti sono accompagnati da una ricca documentazione storica che testimonia gli inizi e i processi evolutivi dei grandi artisti e architetti di questa epoca, come Adolf Loos e Josef Hoffmann, veri e propri protagonisti all’interno dell’Atelier viennese.
Il museo della capitale francese desidera quindi soffermarsi, anche da un punto di vista storico, sui momenti, le personalità e gli aspetti fondamentali che, agli inizi del XX secolo, hanno contribuito alla nascita e all’affermazione del movimento secessionista.

Tra il XIX e il XX secolo la capitale austriaca acquisisce, infatti, lo statuto di polo culturale della Mitteleuropa grazie a un vertiginoso incremento demografico. Capitale di un impero che contava allora più di 50 milioni di abitanti e raggruppava più di quindici nazioni sotto la direzione dell’imperatore Francesco Giuseppe, Vienna è un vero e proprio centro culturale, cuore pulsante che raggruppa un mosaico di lingue e di tradizioni diverse. È in questo contesto economico estremamente florido che un’aristocrazia ancora di una certa importanza convive con una borghesia distaccata dall’attività politica e che, attraverso l’arte, cerca di evadere dalla realtà. Le idee simboliste provenienti dalla Francia e dal Belgio trovano terreno fertile in questa atmosfera culturalmente elevata. I misteri dello spirito, che in questo periodo Sigmund Freud mette in luce con la fondazione della psicoanalisi, ispirano gli artisti che iniziano a esplorare i temi delle emozioni e dei sogni. Stimolati anche dalla musica di Richard Wagner e dalla filosofia di Friedrich Nietzsche, essi riscoprono la mistica del Medioevo e la mitologia dell’antichità classica come mezzi per esprimere intuizioni, sentimenti ed emozioni oscure, che da sempre sfuggono al piano razionale.
Figlio di un orafo viennese, Gustav Klimt integra la Scuola d’Arti e Mestieri della città, lavorando, a partire dal 1878, col pittore storico Hans Makart per numerose commissioni ufficiali. Nel 1880 inaugura, col fratello Ernst e il compagno di studi Franz Match, un atelier di decori per il teatro e di pittura murale. La costruzione all’interno del Ring viennese di un certo numero di palazzi permette loro di accaparrarsi importanti commissioni come quella del Burgtheater, a seguito della quale vengono ingaggiati per la realizzazione di quaranta piccoli medaglioni, destinati a decorare le scale degli edifici del Kunsthistorisches Museum di Vienna e aventi l’obiettivo di tracciare il percorso della storia dell’arte dall’antico Egitto fino al XVI secolo. Klimt ne firma ben undici, ma il suo stile è ancora fortemente accademico, in linea con la tradizione del pittore Makart.

Nonostante i successi iniziali, la sua incredibile e monumentale opera Filosofia, Medicina e Giurisprudenza, destinata a ornare le pareti della Grand Hall dell’università di Vienna, trova incomprensione e una certa ostilità. Klimt è accusato dalla stampa e dalle istituzioni universitarie di “pornografia” e di corrompere le giovani menti. L’affare suscita molto clamore: i pannelli non saranno mai appesi e il ministro dell’Educazione è costretto a dimettersi. Le tre opere saranno infine distrutte dai nazisti nel 1945 presso il castello di Immendorf. In seguito a questi avvenimenti, Klimt si allontana progressivamente dal mondo accademico dei pittori ufficiali, dove la maggioranza dei conservatori ostacola ogni novità e controlla il mercato dell’arte. Insieme a una ventina di artisti viennesi, fonda allora, nel 1897, la Vereinigung Bildender Künstler Österreichs Secession (Associazione degli artisti figurativi austriaci) conosciuta col più semplice nome di Secessione, i cui obiettivi dichiarati sono presentati all’interno della rivista «Ver Sacrum». Nello stesso anno viene inoltre inaugurato e aperto, come luogo espositivo, il Palazzo della Secessione, realizzato da Joseph-Maria Olbrich. Sul frontone di questa struttura si può dunque leggere lo slogan secessionista «Der Zeit ihre Kunst / der Kunst ihre Freiheit (Al tempo la sua arte. All’arte la sua libertà)». Questo movimento non si presenta caratterizzato da un programma preciso dal punto di vista stilistico, ma si concentra piuttosto in una riflessione sull’arte, riassunta in poche righe dal critico Hermann Bahr sul primo numero di «Ver Sacrum»:
La nostra arte non è una battaglia degli artisti moderni contro i vecchi, bensì una lotta per affermare la superiorità degli artisti sui mercanti ambulanti che si spacciano per artisti e hanno interesse a impedire la fioritura dell’arte. Il commercio oppure l’arte, questa è la posta in gioco della nostra Secessione. Non si tratta di un dibattito estetico, ma di un confronto tra due stati d’animo. (Vienna, 3 aprile 1897)
Uno dei primi dipinti in cui Klimt si sbarazza del suo stile accademico è Amore, dove nuovi orizzonti si aprono su un soggetto retorico e dolciastro e dove già compaiono quelli che saranno i canoni della sua nuova concezione della pittura, fatta di un linguaggio simbolico carico di ambigui astrattismi e di allegorie sensuali e raffinate.
Nel 1902, in occasione della sua XIV esposizione, la Secessione viennese decide di rendere omaggio a Beethoven. Al centro del padiglione principale, intorno a una scultura policroma raffigurante il compositore e realizzata da Max Klinger, Klimt mette in scena la sua interpretazione della Nona Sinfonia, che egli stesso nomina Fregio di Beethoven. L’artista sembra convinto che lo scopo supremo della pittura sia quello di integrarsi alla perfezione all’interno di una cornice architettonica. L’anno successivo, Josef Hoffmann, Koloman Moser e l’industriale Fritz Waerndorfer fondano i Wiener Werkstätte (Atelier viennesi) con l’obiettivo di consentire il mescolarsi delle belle arti con le arti decorative al fine di creare una forma d’arte totale e accessibile al maggior numero di persone.
È tuttavia sulla figura femminile che Klimt concentra le sue attenzioni in un singolare ed esclusivo culto della donna, erede delle ricerche simboliste. Klimt redige un verbale sul rapporto ambiguo che unisce maschile e femminile: la sue donne fatales e fragili rivelano allo stesso tempo l’angoscia della morte e tengono conto delle ricerche psicoanalitiche di Freud. Rappresentate in parte come oggetti sessuali e in parte come esseri superiori, le donne di Klimt, sottomesse, ma dall’identità affermata, presentano un legame ambiguo con la modernità. Nella Giuditta, la sua pittura sviluppa una configurazione di forme geometriche ben amalgamate, nonché di mosaici dai motivi ornamentali astratti accentuati dall’applicazione di foglie d’oro e d’argento che cercano di riprodurre gli effetti della gioielleria. Klimt applica con intransigenza la bidimensionalità, caratteristica dei suoi maggiori capolavori: le opere di questo periodo sono eseguite nella più completa libertà compositiva, con fastose decorazioni e ricchezza di materiali, che richiamano concretamente le grandi civiltà del passato evocando i decori egiziani, assiri, micenei, greci e vagamente orientali. Giuditta è uno dei capolavori assoluti dell’artista, ma rappresenta anche l’incarnazione unica di una passione fatale nella storia dell’arte: il ritratto, studio espressivo degli stati psicologici, assurge così a manifesto di uno dei generi dell’arte viennese nei primi anni del Novecento.

Nel 1905, l’equilibrio del gruppo si rompe di nuovo, opponendo da una parte artisti naturalisti che respingono fortemente l’idea d’opera d’arte totale, e dall’altra artisti come il nostro Klimt, Moser e Hoffmann. Klimt abbandona la Secessione viennese e diventa uno dei fondatori dell’Associazione degli artisti austriaci. Viene allora riconosciuto come un artista internazionale che viaggia in tutta Europa. Realizza un gran numero di ritratti femminili che sono per lui l’occasione di riaffermare il concetto della femme fleur, così come quello dei paesaggi dall’affermato lirismo. Saranno poi Egon Schiele e Oskar Kokoschka, discepoli diretti di Klimt, ad appropriarsi e a intensificare i suoi interrogativi, annunciando così la nascita dell’Espressionismo.

Tirando le somme, Au Temps de Klimt. La Sécession à Vienne raccoglie oltre 180 opere che sono la testimonianza diretta di questo insieme interdisciplinare e che propongono ai visitatori un vero e proprio panorama vivente di questo periodo fondamentale per l’arte austriaca.
Didascalie immagini
- Locandina dell’esposizione Au Temps de Klimt. La Sécession à Vienne, 12 febbraio – 21 giugno 2015, Parigi, Pinacothèque de Paris. Gustav Klimt, Giuditta, 1901, Olio su tela, 84 x 32 cm (© Belvedere, Vienna © Grafica: Serge Perraudin.)
- Gustav Klimt, ricostruzione del Fregio di Beethoven, 1985, Tecnica mista di caseina su stucco, 216 x 3438 cm (© Belvedere, Vienna)
- Gustav Klimt, Ritratto di fanciulla, 1898 ca., Olio su cartone, 38 x 34 cm, Prestito permanente da una collezione privata / Gustav Klimt, Studio di testa di donna su sfondo rosso, 1897-1898, Olio su tela, 30 x 19,5 cm (© Belvedere, Vienna / © Fondazione Klimt, Vienna.)
- Gustav Klimt, Signora davanti al caminetto, 1897-1898, Olio su tela, 41 x 66 cm (© Belvedere, Vienna)
- Gustav Klimt, Fuochi fatui, 1903, Olio su tela, 52 x 60, Collezione privata europea, Londra, (Collezione privata europea, Londra, © Alfred Weidinger.)
- Kolomon Moser, Bosco di pini in inverno, 1907 ca., Olio su tela, 55,5 x 45,5 cm / Carl Moll, Boschetto di betulle nella luce della sera, 1902 ca., Olio su tela, 80 x 80 cm (© Belvedere, Vienna)
- Josef Engelhart, Ristorante con giardino, 1893 ca., Olio su tavola, 28 x 26 cm (© Belvedere, Vienna)
In copertina:
Gustav Klimt, ricostruzione del Fregio di Beethoven, 1985, Tecnica mista di caseina su stucco, 216 x 3438 cm
[particolare]
(© Belvedere, Vienna)