E’ Palazzo D’Accursio, a Bologna, a dedicare una retrospettiva ad Antonio Mazzotti (1914- 1985) la stessa città che nel 1972 ha ospitato la sua prima personale, presso la Galleria Forni, seguita da una antologica nel 1983 presso la G.A.M. e in cui per diversi anni è stato docente di disegno.
E forse non è un caso che il curatore, Renato Barilli, sia suo ex alunno, e che trovi nella pittura di Mazzotti elementi di forte attualità e connessione con il presente. La mostra, in cui spicca l’attività più vicina all’estetica pop e grafica, indaga le tappe principali e le influenze artistiche del pittore dalla fine degli anni Trenta agli anni Ottanta.
Antonio Mazzoti, Natura morta – variazione, 1970,
Ad aprire la mostra un autoritratto datato 1939, che porta le tracce di un’influenza post impressionista; seguono a questo lavoro opere di dimensioni più grandi e legate ad una “visione” post-cubista. E’ il caso questo, della natura morta di ispirazione cubista del 1970.
Tuttavia, gli elementi che hanno plasmato la poetica del maestro non risalgono solo a movimenti artistici ma anche a personalità cardine della storia dell’arte, come nell’opera Frangisole (1970) che sembra riprendere uno studio sulla prospettiva prospettiva combinato con elementi surrealisti o con oggetti legati ad un immaginario tipicamente pop come l’autore fa in diversi altri lavori in mostra.
Antonio Mazzotti, Frangisole, 1970,
Iniziano in questi anni a comparire occhiali da sole, oggetti di uso quotidiano, statuette orientali; feticci di una cultura, quella a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, in cui l’oggetto di consumo di massa iniziava ad assumere la connotazioni simboliche della società.
E’ interessante vedere come un elementi costanti nei lavori di Mazzotti siano la forma geometrica e la linea, che diventeranno predominanti dalla fine degli anni Sessanta e che determineranno la collaborazione dell’autore con architetti come Alberto Legnani, Luigi Vignali e Enzo Zacchiroli.
Elementi fortemente figurativi convivono con linee e griglie come in Donna in Riposo (1973) e Prigioniera (1979), ma è nel secondo nucleo espositivo che si sublima quello che è forse il tratto autoriale dell’artista. 
“Labirinti fantastici”, “percorsi incantati”, come li definisce il curatore, dedali in cui il colore è padrone e che, proprio grazie alla policromia e alla vivacità cromatica che li caratterizza non vengono concepiti come luoghi oscuri e ansiogeni, bensì come luoghi “positivi”.
Composizioni labirintiche prossime alla Pop Art e all’Arte Optical che, tuttavia, volgono lo sguardo all’astrattismo e all’esperienza di artisti come Mondrian e, per certi versi, Kandinsky.
Antonio Mazzotti, Controderiva, 1969,
Tra i lavori in mostra, alcuni sono omaggio alla musica Jazz e al duetto Mozartiano; altri sono dediche al personaggio di Giovanni Acuto; altri ancora sono “Strutture”  in cui lo sguardo si perde tra sovrapposizioni policrome e linee che si incrociano.
E’ a questo punto che il curatore stesso proietta il lavoro dell’artista nel presente, interrogandosi su una sua ipotetica esperienza con i media dell’arte contemporanea… Di cosa si sarebbe avvalso? Quale sarebbe stato il suo strumento espressivo? Renato Barilli immagina il lavoro di Mazzotti nell’ambito della video arte ipotizzando la possibilità che questi dedali bidimensionali e statici possano muoversi nello spazio mutando la propria forma e il proprio colore sfociando in un “geometrismo cangiante”.
Un’altra, evidente sinergia è quella con il writing che si manifesta  nelle sovrapposizioni dei colori e nelle linee che sembrano evocare il lettering e le tag e che sembrano dialogare con esperienze di quei “writers” che hanno adottato come cifra stilistica l’utilizzo di lettere squadrate e principalmente geometriche.
Antonio Mazzotti, Opera n. 14, 1974,
Quello che resta, conclusosi il percorso espositivo, è una riflessione sul lavoro dell’artista, che, come conferma questa retrospettiva, non si esaurisce nello spazio e nel tempo in cui egli opera, ma vive anche attraverso le evoluzioni delle tendenze artistiche che ne precedono e seguono l’esperienza, permettendo all’opera di essere letta in modo continuativamente nuovo e contemporaneo.

Didascalie immagini

  1. Antonio Mazzoti, Natura morta – variazione, 1970,
    cm 110×85
  2. Antonio Mazzotti, Frangisole, 1970,
    cm 120×180
  3. Antonio Mazzotti, Controderiva, 1969,
    cm 95×130
  4. Antonio Mazzotti, Opera n. 14, 1974,
    cm 90×120

In copertina:
Antonio Mazzotti, Frangisole, 1970, particolare,
cm 120×180

Dove e quando

Evento: Antonio Mazzotti
  • Fino al: – 12 March, 2015
  • Indirizzo: Palazzo D’Accursio – Piazza Maggiore, 6, 40124 Bologna
  • Sito web