Il nome di Giovanni Boldini continua ed essere protagonista di mostre ed eventi. Sono ben due le occasioni in Emilia Romagna per vedere o rivedere quella sua pittura che, tra Forlì e Ferrara, attrae ancora i molti visitatori che non perdono occasione per incontrarlo.
Giovanni Boldini, L’avvocato Comotto, 1865,
Iniziamo oggi da Forlì, dove la Fondazione Cassa di Risparmio da dieci anni ha saputo convincere un pubblico fedele, garantendo la sicura riuscita di ogni evento.
Boldini. Lo spettacolo della modernità è il consueto evento che fino a giugno occupa le sale dei Musei San Domenico, dove per i più coraggiosi è possibile apprezzare anche parte della nutrita Pinacoteca civica.

Giovanni Boldini, il più prolifico tra gli italiani trasferiti a Parigi, ha abituato bene il suo pubblico che ad ogni occasione di mostra riesce sempre a trovare qualcosa di nuovo in cui ammirare il virtuosismo del suo stile, che sia tela dipinta o appunto veloce su carta.
Giovanni Boldini, Sulla panchina al bois
Le tappe della sua lunghissima carriera sono note: Ferrara, Firenze e poi Parigi, che diventa la vera e propria casa dell’artista, seppure in seguito vorrà che sia la città natia ad accogliere le proprie opere, ma su questo torneremo nel prossimo articolo.

Uno dei meriti della mostra forlivese è dare risalto alla fase meno ammirata della pittura di Boldini, forse perché cedente il passo ad una tradizione toscana che raggiunse ben più alti allori, la fase fiorentina appunto. Tra il 1864 e 1870 il giovane pittore passa sei anni fondamentali a stretto contatto con gli artisti macchiaioli, realizzando perlopiù dipinti di piccole dimensioni, quasi idee e repertori da custodire per la carriera futura e sui quali sviluppare il proprio stile. Si tratta infatti spesso di ritratti, genere che in seguito, modellato sul clima parigino, diviene il vero e proprio viatico per la sua fortuna.
Giovanni Boldini, Scène de fête au Moulin-Rouge, 1889 ca.,
Una chicca assoluta presente in mostra sono i dipinti murali realizzati da Boldini per la Villa detta la “Falconiera” a Collegigliato vicino Pistoia, dove tra il 1866-1868 può finalmente lasciarsi ispirare da quanto sta respirando in quegli anni e in quei luoghi della Toscana, dipingendo sulle pareti della dimora degli amici Falconier ampi e ariosi paesaggi e scene agresti.
Nel coraggioso passaggio dal piccolo formato dei dipinti, alla pittura murale della Falconiera, unica sua impresa muraria e pressoché estranea ai colleghi fiorentini, si misura l’eclettismo che lo caratterizza sin da quei giorni.
Si può avere visto tanto di Boldini, tanti dipinti e tanta grafica, ma vi assicuro che queste splendide pitture sapranno lasciarvi ancora stupiti.
Giovanni Boldini, Il caricaturista Sem, 1901,
Il grosso sforzo per avvicinarsi al naturalismo viene dimenticato dopo il definitivo trasferimento a Parigi, dove il nostro diventa uno degli artisti di riferimento del mercante Goupil. Quel gusto neosettecentesco che allora vendeva bene, lo porta a dipingere altri quadretti dalla pittura raffinata, dove dame e signorini sono protagonisti impegnati nel loro ozio, protagonisti di scene di genere o immersi tra gli scenari di una natura spumeggiante e generosa. Il passo per avviarsi verso la scene di vita moderna è breve, e Boldini entra così definitivamente in contatto con quella borghesia che non smetterà di essere la sua principale committente.
È comunque nel ritratto, si sa, che Boldini trova il genere in cui primeggiare, facendo scuola ed esprimendo quanto più era sulle sue corde. In mostra poi, i bei ritratti di dame che il presidente del comitato scientifico Antonio Paolucci accosta alle “femmes-fleures” descritte da Robert de Montesquiou, sono messi a dialogo e a confronto con le sculture di Paolo Troubetzoky.
Giovanni Boldini, Ritratto di Marthe Regnier, 1905,
La fama di Boldini, ricco a dismisura e conteso dai collezionisti di tutto il mondo, non manca di subire per ovvie ragioni lo scotto delle Avanguardie. La sua arte sembra allora “più industria che vera pittura”, occupata com’è a dare ai ricchi borghesi quell’immagine riflessa che si aspettavano di trovare. Di lui Ardengo Soffici scrive “non è né un creatore, né un poeta, si può persino dubitare che sia un pittore”, lo vede piuttosto come un cronista del suo tempo.
Dalla parte opposta non mancano i consensi tra gli studiosi, il giovane Berenson vede in lui “impulsive doti di pittore e anche un certo pepe satirico”, Carlo Ragghianti ne diventa poi un fermo sostenitore postumo.
Giovanni Boldini, La Grand Rue à Combes-la-Ville, 1873,
Si lascia al gusto d’ognuno il compito di dare un giudizio, e concludiamo con le parole di Diego Martelli, un amico che di lui dice: “lo gnomo vi inviluppa, vi sbalordisce, vi incanta, le vostre teorie se ne vanno, egli ha vinto.

Didascalie immagini

  1. Giovanni Boldini, L’avvocato Comotto, 1865,
    olio su tela. Collezione privata
  2. Giovanni Boldini, Sulla panchina al bois
  3. Giovanni Boldini, Scène de fête au Moulin-Rouge, 1889 ca.,
    olio su tela. Parigi, Musée d’Orsay
  4. Giovanni Boldini, Il caricaturista Sem, 1901,
    olio su tela. Collezione privata
  5. Giovanni Boldini, Ritratto di Marthe Regnier, 1905,
    olio su tela. Collezione privata
  6. Giovanni Boldini, La Grand Rue à Combes-la-Ville, 1873,
    Philadelphia, Museum of Art – The Georges W. Elkins Collection, 1924

In copertina:
Giovanni Boldini, Scène de fête au Moulin-Rouge, 1889 ca., particolare
olio su tela. Parigi, Musée d’Orsay

Dove e quando

Evento: Boldini. Lo spettacolo della modernità
  • Fino al: – 14 June, 2015
  • Indirizzo: Musei San Domenico, Piazza Guido da Montefeltro, 12, 47100 Forlì (FC)
  • Sito web