Giugno 1940, una settimana dopo la caduta di Parigi le truppe del Terzo Reich fanno il loro ingresso nel piccolo paese di Bussy, d’improvviso la realtà della guerra fino ad allora fatta solo in vaghi echi lontani invade la vita quotidiana della popolazione locale.
La giovane Lucile Angellier vive da ospite indesiderata in casa di una suocera ostile, suo marito Gaston è prigioniero di guerra in Germania, che la condanna alla più completa austerità impedendole anche di suonare il pianoforte, in una sorta di assurdo lutto emotivo.
Le forze d’occupazione tedesche impongono di dare alloggio sotto il loro stesso tetto al tenente Bruno von Falk, uomo colto e dai modi raffinati che nella vita civile è un compositore; nella grande casa l’odiato nemico prende la forma di un animo sensibile alla bellezza, difficile da mettere in relazione con la temuta crudeltà delle belve naziste. La presenza di uomini giovani e belli, mezzi nudi nella torrida estate, mette in subbuglio il paese e a casa Angellier la musica dell’ufficiale tedesco spezza finalmente quel silenzio sepolcrale imposto dall’anziana matriarca alla giovane Lucile.
Come fiori nell’aria di primavera, inaspettatamente, sbocciano nella ragazza emozioni sopite, sentimenti contrastanti per una presenza che indissolubilmente è allo stesso tempo spirito sensibile incline alla poesia e rigido soldato nemico ligio al dovere.

Tratto dal libro omonimo di Irène Némirovsky il film porta in realtà sullo schermo solo una parte del testo giunto fino a noi, nelle intenzioni dell’autrice l’opera completa avrebbe dovuto comporsi di cinque racconti ispirati nella struttura ai movimenti di una sinfonia1, ma l’arresto per le sue origini ebraiche e la deportazione ad Auschwitz, dove fu uccisa il 17 agosto 1942, le impedirono di portarla a termine.
Prima di separarsi dalle due figlie bambine, Elisabetta e Denise, la scrittrice affidò loro una valigia coi suoi manoscritti che fu custodita gelosamente anche nelle fughe più pericolose.
Scritte in una calligrafia minuta e ritenute diari intimi per sessant’anni quelle pagine non furono mai aperte, finché dopo la morte della sorella, Denise iniziò un lavoro di trascrizione scoprendo un opera letteraria di pregio che, seppur in forma di romanzo, ha il valore della testimonianza storica perché redatta tra il 1940 e il 1942 mentre la Francia capitolava davanti all’avanzata tedesca.

Diretta dall’inglese Saul Dibb, apprezzato autore del precedente La duchessa, la trasposizione cinematografica di Suite francese riesce a restituire lo spirito dell’opera originale grazie a un’accurata ricostruzione storica, che ha beneficiato della possibilità di girare il film interamente in esterni, in luoghi reali senza troppe tracce di modernità individuati tra Belgio e Francia2.
La guerra che spietata sacrifica destini privati dei singoli alla ragion di stato, l’ipocrisia di un popolo rigidamente classista come quello francese che al nemico vincitore ha offerto un collaborazionismo mai visto in nessun altro luogo invaso dalla Wehrmacht, la meschinità dei paesani nel regolare vecchi conti con lettere anonime all’autorità d’occupazione, tutti temi che dalla pagina scritta son stati traslati sullo schermo.

Di ottima qualità ogni apporto, sia tecnico che artistico: la fotografia realistica ma elegante dello spagnolo Eduard Grau che già aveva firmato il sublime A single man di Tom Ford, la colonna sonora originale di Rael Jones che sembra letteralmente marciare con le truppe d’invasione, fin dai titoli di testa con le immagini vere dei bombardamenti su Parigi, integrata dal brano scritto appositamente da Alexandre Desplat per dare forma alla musica di Bruno, così determinante nella storia d’amore.
Una dimessa Michelle Williams dà corpo e verità ai sussulti di Lucile; il fiammingo Matthias Schoenaerts, già protagonista di Un sapore di ruggine e ossa di Jacques Audiard, restituisce il conflitto dell’uomo imprigionato nell’uniforme del tenente von Falk, diviso tra ragioni del cuore e dovere militare; Kristin Scott Thomas glaciale nei panni dell’anziana signora Angellier ne rivela anche nascoste fragilità, completa il cast tutta una serie di comprimari di lusso: da Lambert Wilson a Harriet Walter, a Sam Riley.

Forse la natura stessa del Cinema esige di rendere espliciti sottintesi e pensieri non detti che sulla pagina scritta indiscutibilmente trovano più ampio respiro, ma il film non può competere con la ricchezza della prosa di Irène Némirovsky, le cui sfumature inevitabilmente diventano contrasti sullo schermo, come se le esigenze dello spettacolo richiedessero un calcare la mano che trova la sua apoteosi, oltre che in alcune semplificazioni molto discutibili, in un finale aggiunto del tutto inesistente nel testo originale.
Suite francese di Saul Dibb è comunque un buon film accurato nei dettagli che ha più di un motivo valido per invitare alla visione, ma niente potrà mai sostituire il piacere che solo la lettura del libro sa regalare, e che fin dalla prima edizione francese del 2004 ha conquistato migliaia di lettori diventando subito il caso letterario dell’anno.

Emozioni Visive dà conto di visioni cinematografiche ma questa volta non può esimersi dall’invitare alla lettura di un’opera che ha, oltre la potente bellezza di pagine indimenticabili, una forte valenza morale.
“È una sensazione straordinaria quella di aver riportato in vita mia madre, dimostra che i nazisti non sono veramente riusciti ad ucciderla. Non è vendetta la mia, ma è una vittoria.”
Denise Epstein [1929-2013] – figlia di Irène Némirovsky
Didascalie immagini
- Locandina italiana
- Michelle Williams e Matthias Schoenaerts sono Lucile Angellier e Bruno von Falk
- Colonne di profughi in fuga dai bombardamenti di Parigi / Le forze d’occupazione tedesche a Bussy
- Il tenente Kurt Bonnet, Tom Schilling, insidia Madeleine Labarie, Ruth Wilson, sotto gli occhi di Lucile
- Kristin Scott Thomas è la signora Angellier / Lambert Wilson e Harriet Walter sono il Visconte de Montmort e sua moglie / Sam Riley è Benoît Labarie
- Altri momenti della versione cinematografica di Suite francese (© 2014 Qwerty Films / Eone / TF1 Films Production)
In copertina:
Lucile e Bruno, due anime si sfiorano per un istante (© 2014 Qwerty Films / Eone / TF1 Films Production)
NOTE
1 Ispirata dalla Quinta sinfonia di Beethoven, Irène Némirovsky aveva strutturato l’opera in cinque parti indipendenti tra loro ma il romanzo incompleto giunto fino a noi si compone delle sole prime due parti. La prima s’intitola Tempesta in giugno e attraverso le vicissitudini incrociate di una serie di personaggi narra l’evacuazione di Parigi precedente all’ingresso in città delle truppe naziste e l’esodo di migliaia di persone in fuga dai bombardamenti. La seconda parte intitolata Dolce racconta le vicende degli abitanti dell’immaginario paese di Bussy sotto l’occupazione tedesta, al centro il sentimento che nasce tra la giovane Lucile Angellier e il tenente Bruno von Falk; questo racconto, con innesti della prima parte, rappresenta il corpus della sceneggiatura usata per il film. La terza parte si sarebbe intitolata Prigionia e negli appunti dell’autrice è stata ritrovata la struttura che avrebbe dovuto avere, della quarta ed della quinta parte sappiamo solo i titoli: Battaglie e La pace.
2 La grande casa degli Angellier dove si svolge gran parte della storia è stata individuata a Nivelles in Belgio, mentre la cittadina francese di Marville a ridosso del confine belga si è prestata a interpretare il villaggio di Bussy; la facciata del palazzo comunale è l’unica cosa fittizia inserita nel contesto reale.
SCHEDA FILM
- Titolo originale: Suite francaise
- Regia: Saul Dibb
- Con: Michelle Williams, Kristin Scott Thomas, Matthias Schoenaerts, Sam Riley, Ruth Wilson, Heino Ferch, Tom Schilling, Harriet Walter, Alexandra Maria Lara, Clare Holman, Margot Robbie, Lambert Wilson, Eileen Atkins, Deborah Findlay, Eric Gordon, Simon Dutton, Diana Kent, Juliet Howland, Louise Ford, Nicolas Chagrin, Niclas Rohrwacher, Martin Swabey, Vincent Doms, Themis Pauwels, Tara Casey, Dominik Engel, Moritz Heidelbach, Anton Kouzemin, Sasha Migge, Luan Gummich
- Soggetto: Irène Némirovsky dal suo romanzo omonimo
- Sceneggiatura: Saul Dibb e Matt Charman
- Fotografia: Eduard Grau
- Musica: Rael Jones, Alexandre Desplat
- Montaggio: Christopher Dickens
- Scenografia: Michael Carlin
- Costumi: Michael O’Connor
- Produzione: Xavier Marchand, Romain Bremond, Michael Kuhn e Andrea Cornwell con Genevieve Lemal per Qwerty Films, Eone, TF1 Films Production, Alliance Films, Momentum Pictures e Scope Pictures
- Genere: Drammatico
- Origine: Francia / Belgio / Regno Unito, 2014
- Durata: 108’ minuti