La poesía es la única prueba concreta de la existencia del hombre
Luis Cardoza y Aragón (Antigua1901- Città del Messico 1992)

La città guatemalteca di Antigua fu fondata nel 1543 da Pedro de Alvarado, luogotenente di Hernàn Cortés, e battezzata con il pomposo nome di La Muy Noble y Muy Leal Ciudad de Santiago de los Caballeros de Guatemala; l’irresistibile conquista del territorio da parte di Alvarado era stata così cruenta che da allora il nome del Guatemala nella lingua maya locale fu (ed è ancora) Xoaticol, “la terra coperta di sangue”. Santiago de los Caballeros prendeva il posto della capitale precedente – situata nella vicina valle di Almolonga – spazzata via da un fiume di fango: un terremoto aveva fatto tracimare il lago formatosi nel cratere del Volcán de Agua, così denominato proprio per la presenza dello specchio d’acqua al suo interno, e la fiumana si era riversata lungo i fianchi della montagna trascinando con sé tutto quanto incontrava nel suo percorso. Nella regione di Antigua si trovano anche due vulcani attivi, l’Acatenango e il Volcán de Fuego: quest’ultimo, oggi in fase eruttiva, nel febbraio scorso ha coperto la città con un grigio velo di cenere.
Antigua 01-foto donata brugioni
La consapevolezza di edificare su una terra inquieta, pronta a scrollarsi di dosso uomini e cose con i suoi frequenti sussulti – solo nel XVI secolo si contarono sei terremoti di forte intensità – improntò le tecniche costruttive di edifici pubblici e privati: bassi e tozzi i campanili delle chiese, dalle mura massicce, a un solo piano le case – disposte attorno a vasti patii ombrosi – che fiancheggiano le larghe strade pavimentate con blocchetti di nero basalto vulcanico, una pietra praticamente indistruttibile per la sua durezza.
Antigua 02-foto donata brugioni
Il centro di Antigua si articola in un reticolo regolare di vie orientate in direzione dei punti cardinali con una piazza centrale, la Plaza Mayor, sulla quale sorgono la cattedrale e i palazzi governativi; con il suo impianto “a griglia”, tracciato sul modello della città rinascimentale – e prima ancora romana – Antigua rappresenta uno dei migliori esempi di pianificazione urbanistica in America Latina. La maggior parte degli edifici che si sono conservati fino a oggi risalgono ai secoli XVII e XVIII, costituendo uno dei complessi più rappresentativi dell’architettura coloniale spagnola oltreoceano; il particolare stile locale, il cosiddetto Barroco Antigueño, è caratterizzato da elaborate e raffinate decorazioni in stucco sia all’esterno che negli interni degli edifici, tutti dalla struttura massiccia e di altezza ridotta per fronteggiare i frequenti movimenti sismici; per lo stesso motivo, i colonnati dei patii sono realizzati in legno, preferito alla pietra o al laterizio perché più leggero ed elastico, in grado quindi di assorbire meglio le oscillazioni. L’andamento orizzontale del nucleo urbano antico, enfatizzato dall’ampiezza delle vie, contrasta nettamente con la mole incombente del Volcán de Agua, che con i suoi 3760 metri di altezza domina la città, sormontato quasi perennemente da un cappello di nubi.
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Santiago de los Caballeros divenne nel tempo anche la capitale culturale e religiosa del Guatemala: qui nel XVII secolo fu fondata una delle prime università pubbliche del continente americano, mentre si costruivano chiese, conventi e ospedali gestiti dagli ordini religiosi. L’espansione della città continuò per due secoli, nonostante i terremoti fossero un fenomeno frequente e si dovesse spesso procedere a opere di restauro e consolidamento degli edifici quando erano ancora in costruzione. Il XVIII secolo si aprì con la serie dei cosiddetti “terremotos de San Miguel”, che il 29 settembre del 1717 – festa di San Michele Arcangelo, da cui il nome – danneggiarono oltre tremila edifici della città e varie chiese. Le autorità iniziarono a prendere in considerazione l’ipotesi di trasferire la capitale in una zona meno soggetta a eventi sismici, ma la semplice proposta provocò una violenta sollevazione popolare che portò all’occupazione del Palazzo Reale da parte dei cittadini, fieramente avversi al trasferimento, e terminò solo con l’intervento dell’esercito.
Nonostante la difficile situazione ambientale – nuovi gravi danni furono provocati nel 1751 da altre scosse sismiche – a metà del XVIII secolo la capitale era una città splendida, seconda solo a Città del Messico nelle colonie spagnole del Nuovo Mondo. Le case signorili, ampie e sontuose, con porte e imposte in legno finemente intagliato, erano arredate con suppellettili preziose e decorate con dipinti degli artisti locali; chiese, conventi e oratori, tanto numerosi quanto ricchi di opere d’arte e di altari splendenti di ori, mostravano il potere economico e politico degli ordini religiosi.
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Alla fine, la decisione di trasferire la capitale divenne operativa dopo la serie di terremoti che si susseguirono tra il luglio e il dicembre 1773 producendo ingenti danni a tutta la città. Nel gennaio 1776 il governo si insediava ufficialmente nella nuova capitale, la Nueva Guatemala de la Asunciòn, oggi Città del Guatemala. Antigua fu spogliata dei suoi simboli religiosi più importanti: traumatico per gli abitanti il trasferimento a Nueva Guatemala delle veneratissime statue della Vergine e di Cristo custodite nel convento della Merced, che lasciarono la città fra due ali di popolo in lacrime, accorso da tutto il circondario. Tutte le autorità e gli uffici governativi e municipali si insediarono nella nuova capitale e Santiago de los Caballeros cominciò a essere indicata come Antigua Guatemala, in contrapposizione alla Nueva. Nonostante per legge venissero proibiti il restauro e la ricostruzione degli edifici danneggiati dal terremoto, molti abitanti rifiutarono tenacemente di abbandonare la città, che cominciò lentamente a rinascere e nel corso del XIX secolo, grazie alle coltivazioni di caffè, conobbe un nuovo periodo di ricchezza e sviluppo.
In seguito alle ripetute e pressanti sollecitazioni da parte degli abitanti di Antigua, che intendevano salvaguardare il proprio patrimonio artistico e monumentale, il governo del Guatemala dichiarò nel 1944 monumento nazionale tutto il centro urbano; infine, dopo che nel 1976 un disastroso terremoto aveva nuovamente causato gravi danni a tutto il centro storico, Antigua è entrata a far parte del Patrimonio dell’Umanità UNESCO (1979) ed è tornata a risorgere nell’incanto delle sue forme e dei suoi colori, resi più nitidi e vivi dalla limpida luce dell’altopiano su cui sorge.
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Il Palacio del Ayuntamiento (Palazzo Comunale) eretto nel 1743 sulla Plaza Mayor, ha sulla facciata un doppio ordine di archi sorretti da una versione assolutamente originale delle colonne doriche: in apparenza sproporzionate, esageratamente basse e tozze, sono state però in grado di garantire la stabilità di uno tra i pochi edifici di Antigua che abbia superato indenne tutti gli eventi sismici succedutisi dalla sua costruzione e il lungo abbandono seguito al trasferimento della capitale. L’ombra delle sue dieci arcate è ancora oggi luogo d’incontri, sosta e meditazione, cuore della vita di una città che ha ispirato molti poeti nei suoi quasi cinque secoli di vita. E forse anche Antoine de Saint-Exupery, che soggiornò per qualche tempo ad Antigua dopo un incidente aereo, si ispirò alla corona di vulcani che circonda la città per immaginare l’asteroide da cui proveniva il Piccolo Principe, che “Possedeva due vulcani in attività…E possedeva anche un vulcano spento”, mentre la rosa che vi fioriva – curata con amore dal Piccolo Principe – può sembrare anch’essa un omaggio ad Antigua, detta “la città delle rose”.
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La chiesa di Nuestra Señora de la Merced, edificata a metà del XVIII secolo, è uno dei più begli esempi di Barroco Antigueño: la facciata di un giallo intenso, è ornata di rilievi e statue di stucco bianco, e affiancata da due bassi torrioni che ospitano le celle campanarie, caratteristica comune ad altre chiese cittadine della stessa epoca; analogamente, lo spessore dei muri esterni, rinforzati da contrafforti, i poderosi archi delle navate e le robuste colonne che decorano la facciata, sono tutti elementi tipici dell’architettura barocca locale e mostrano la cura degli architetti nella progettazione e costruzione di edifici la cui solidità costituiva un’esigenza primaria.
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Le rovine del monastero delle Clarisse, un complesso grandioso edificato nei primi anni del XVIII secolo, conservate così come si trovavano all’indomani del disastroso terremoto del 1773, sono uno dei luoghi più affascinanti di Antigua, immerso nel silenzio che gli è proprio fin da quando nei suoi chiostri trascorrevano le ombre delle suore di clausura: la chiesa, dalla facciata ornata di stucchi finissimi, si trova all’interno delle mura conventuali e rivolge le orbite vuote delle sue finestre laterali sull’armonioso loggiato degli antichi lavatoi, dipinto in giallo intenso.
Restaurati da poco, con la loro sequenza di vasche semicircolari allineate sotto gli archi, i lavatoi costituiscono un esempio notevole di come opere di architettura minore, modeste strutture destinate alla pubblica utilità, possano presentare una loro nobile semplicità.
Antigua 08-foto donata brugioni
La vicina chiesa di San Francisco el Grande, una fra le prime a sorgere ad Antigua nel XVI secolo durante l’impero di Carlo V – come testimonia lo stemma con l’aquila bicipite sopra l’arco d’ingresso – fu ripetutamente danneggiata dai terremoti e più volte ricostruita, fino al crollo definitivo nel 1773: solo la facciata rimase in piedi, mentre le torri che la fiancheggiavano si sbriciolarono; la torre campanaria è stata ricostruita, di quella dell’orologio non restano che rovine. Stessa sorte subì il monastero adiacente, sede del Colegio de San Buenaventura, uno dei più importanti centri di studi teologici, filosofici e matematici del paese; rimane oggi il monumentale arco che dà accesso al complesso conventuale, affiancato da doppie colonne tortili analoghe a quelle della facciata della chiesa, mentre la fontana monumentale che ornava il chiostro, la più grande di Antigua con i suoi 27 metri di diametro e formata da tre vasche sovrapposte, è stata trasferita nel museo della chiesa della Merced.
Antigua 09-foto donata brugioni
Forse, proprio la coesistenza di rovine grandiose e di edifici che tramandano quasi intatto lo splendore di un glorioso passato, costituisce uno dei segreti che stanno alla base del fascino inafferrabile di Antigua, e rende ragione di come un luogo in cui la natura si mostra così ostile nei confronti dell’uomo e delle sue realizzazioni, non sia mai stato abbandonato nel corso dei secoli dai suoi abitanti. Orgogliosi della loro appartenenza a una patria visceralmente amata, gli antigueños sono fieri del loro soprannome di panzas verdes (pance verdi): secondo la tradizione, dopo il trasferimento della capitale a Nueva Guatemala, Antigua divenne così povera che i suoi abitanti potevano nutrirsi solo degli avocado coltivati in quantità nelle campagne circostanti; da qui il soprannome, attribuito malignamente da coloro che non comprendevano tanta ostinazione, e recepito invece come una patente di nobiltà dagli antigueños, per i quali l’attaccamento a una terra così pericolosamente matrigna è un irrinunciabile simbolo d’identità.
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Didascalie immagini

  1. Veduta della Plaza Mayor dal Palacio del Ayuntamiento: a sinistra la cattedrale, di fronte il Palacio de los Capitanes Generales (Palacio Real, XVIII-XIX secolo) dominato dalla mole del Volcán de Agua (© Donata Brugioni)
  2. Una via di Antigua (© Donata Brugioni)
  3. Palazzo signorile con il portale d’ingresso decorato da colonne tortili, caratteristiche del Barroco Antigueño (© Donata Brugioni)
  4. L’Arco de Santa Catalina, è quanto resta dell’omonimo convento di clausura del XVII secolo; grazie a questo passaggio sospeso, le monache potevano attraversare la strada per recarsi in chiesa senza essere viste (© Donata Brugioni)
  5. Facciata del Palacio del Ayuntamiento (XVIII secolo) (© Donata Brugioni)
  6. Facciata della chiesa di Nuestra Señora de la Merced / Una delle due torri campanarie della chiesa di Nuestra Señora de la Merced (© Donata Brugioni)
  7. Ingresso laterale della chiesa di Santa Clara (© Donata Brugioni)
  8. Gli antichi lavatoi (© Donata Brugioni)
  9. Arco d’ingresso al convento di San Francisco el Grande / Chiesa di San Francisco el Grande (© Donata Brugioni)
  10. Emblema dello stato del Guatemala all’atto della sua fondazione (1839): al centro lo scudo triangolare con cinque vulcani, il berretto frigio e l’arcobaleno, iscritto in un cerchio su cui figura la dicitura
    Estado de Guatemala en la Federacion del Centro. Antigua, Palacio del Ayuntamiento
    (© Donata Brugioni)

In copertina:
Veduta della Plaza Mayor dal Palacio del Ayuntamiento: a sinistra la cattedrale, di fronte il Palacio de los Capitanes Generales (Palacio Real, XVIII-XIX secolo) dominato dalla mole del Volcán de Agua
[particolare]
(© Donata Brugioni)