Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno.Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita
(Proverbio cinese)
L’impegno di Emergency su tantissimi fronti, portato avanti con coraggio e passione, data ormai da più di venti anni, essendo iniziato nel 1994 con la campagna per la messa al bando delle mine antiuomo da parte dell’Italia. Quale fosse all’epoca la situazione, i numeri lo descrivono meglio di ogni discorso: le mine antiuomo erano disseminate nel territorio di oltre novanta paesi (quasi tutti nel terzo mondo) mentre nei depositi di armamenti erano immagazzinati oltre duecento milioni di questi ordigni; quindi, nel mondo la presenza di mine antiuomo era di una ogni cinquanta abitanti (una ogni sedici bambini); ogni mese si contavano duemila morti, quasi tutti civili, uno ogni venti minuti, venticinquemila ogni anno.

Firmata il 3 dicembre 1997, la Convenzione sul divieto d’impiego, stoccaggio, produzione e trasferimento delle mine antiuomo e sulla loro distruzione (Convenzione di Ottawa), venne ratificata anche dall’Italia, che negli anni Novanta era uno dei maggiori produttori al mondo di tali ordigni. Tra gli oltre centossessanta stati che finora hanno aderito alla Convenzione, mancano ancora le firme di Stati Uniti (l’imminente ratifica, annunciata con enfasi nel 2014, è rimasta lettera morta) Russia, Cina, India e Pakistan.
Ancora oggi, le mine antiuomo continuano a uccidere in oltre sessanta paesi, la maggior parte dei quali ha aderito alla Convenzione di Ottawa; ancora oggi, tra le vittime civili quasi la metà sono bambini. Per chi sopravvive, le mutilazioni hanno un drammatico impatto sulla qualità della vita, e spesso comportano l’impossibilità di procurarsi i mezzi di sussistenza, specie in paesi in cui sono inesistenti o scarsi i sussidi per le persone disabili.

Il Centro di Riabilitazione e Reintegrazione sociale che Emergency ha aperto nel 1998 a Sulaimaniya, nel nord dell’Iraq – una delle aree a maggiore densità di mine antiuomo al mondo – ha come obiettivo quello di restituire una vita autosufficiente agli amputati da mina. Il percorso dei pazienti inizia con i trattamenti di fisioterapia e l’applicazione di protesi che vengono realizzate all’interno del Centro stesso. La fase successiva, cruciale e che costituisce l’elemento distintivo e qualificante dell’attività di Emergency, è quella della formazione professionale per mutilati e disabili, in modo da poterli mettere in grado di tornare a fare attivamente parte della propria comunità, e contribuire al sostentamento della propria famiglia. A questo scopo Emergency organizza corsi di formazione professionale (a oggi, oltre trenta); i diplomati dei corsi ricevono supporto economico e gestionale per l’apertura di cooperative o di botteghe artigiane per la lavorazione del ferro, del legno e del cuoio, per la sartoria e per la produzione di scarpe. Il Centro è l’unica struttura specializzata e gratuita nella zona, ed è diventato un punto di riferimento per tutto l’Iraq, per la Siria e l’Iran.

I numeri di Sulaimanyia (al 30.06.2014)
- Pazienti trattati: 7.804
- Trattamenti di fisioterapia: 44.232
- Protesi di arti superiori: 906
- Protesi di arti inferiori: 6.857
- Ortosi: 868
- Apprendisti diplomati: 497
- Cooperative avviate: 311
- (ulteriori info)
L’obiettivo finale di Emergency è quello di mettere in grado di “camminare con le proprie gambe”, non solo le persone, ma anche le strutture a cui ha dato vita nei molti paesi in cui è attiva; in tal modo, Emergency opera guardando al futuro e contribuisce fattivamente alla ricostruzione di un paese, incidendo nel tessuto sociale: secondo questo principio ispiratore, gli altri due Centri di riabilitazione costruiti in Iraq – a Diana (2001) e a Dohuk (2003) – sono stati entrambi consegnati alla gestione diretta di Ong locali dopo un anno di attività.

Gino Strada, fondatore di Emergency, concludeva nel 1999 il suo libro Pappagalli verdi (nome dato a un particolare tipo di mine antiuomo di fabbricazione russa) con queste parole: “Fin dall’inizio, le attività umanitarie di Emergency si sono concentrate in particolare sul trattamento e sulla riabilitazione delle vittime di mine antiuomo, ordigni disumani dei quali l’Italia è stata tra i maggiori produttori. Emergency si è impegnata per anni a far sì che il nostro paese mettesse al bando queste armi. Il 22 ottobre 1997 il governo italiano ha approvato la legge n. 374 che impedisce la produzione e il commercio delle mine antiuomo. Ma i 110 milioni di ordigni disseminati in 67 paesi continueranno a ferire, mutilare, uccidere.”

Al Centro di Riabilitazione e Reintegrazione sociale di Sulaimanya è stata devoluta una somma a cinque zeri da una persona nostra Amica, che collabora con il Magazine, e ho scritto questo articolo perché la cifra donata le è stata riconosciuta nell’ambito di una causa di lavoro intentata nei confronti di un’azienda multinazionale.
Nell’era del protagonismo che imperversa in politica come nel quotidiano, dove la rete ne è ricettacolo e cassa di risonanza, la conferma dell’esistenza di persone e non solo personaggi.
Didascalie immagini
- … a fianco delle vittime delle mine antiuomo (Joey Guidone)
- … NO alla guerra (Matteo Perazzoli)
- … cure gratuite senza nessuna discriminazione sessuale, economica, etnica, religiosa e politica (Giordano Poloni)
- … libertà e uguaglianza per ogni essere umano (Olimpia Zagnoli)
- … un’dea che mette radici: curare chi ne ha bisogno (Shout)
In copertina:
… cure gratuite senza nessuna discriminazione sessuale, economica, etnica, religiosa e politica (Giordano Poloni) – particolare
Immagini tratte dal calendario di Emergency 2015:
dodici artisti hanno offerto un’opera ciascuno,
ispirata ai vari settori in cui opera Emergency
© Emergency 2015