Durante l’ultima settimana di lezione prima delle vacanze pasquali ho rivisto insieme ai miei alunni di terza media Jesus Christ Superstar, apprezzatissima e arcinota prova di teatro musicale scritta da Andrew Lloyd Webber e Tim Rice e trasposta per il cinema da Norman Jewison nel 1973.
La prima cosa che bisognerebbe fare parlando di questo lavoro è smettere di chiamarlo “musical“; Jesus Christ Superstar va, infatti, considerato una vera e propria opera lirica, un melodramma appartenente a quel particolare filone che la storiografia ha voluto indicare come “rock-opera”.
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Le vicende evangeliche che vanno dall’ingresso di Gesù a Gerusalemme fino alla sua crocifissione – rivisitate qui in una chiave hippy che potremmo definire più etica che religiosa – sono narrate attraverso tutte le caratteristiche drammaturgiche del teatro d’opera, in particolare di quello tardo-ottocentesco e wagneriano.
Se certo la presenza di un’ouverture che anticipa i temi musicali del lavoro non è sufficiente a dimostrare quanto appena affermato (è comune infatti a molti musical), sarà forse più convincente l’uso ricorrente del leitmotiv: sono particolarmente evidenti quelli legati a Caifa ed Anna e quello di Maddalena.
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Jesus Christ Superstar, inoltre, non possiede parti recitate ma procede senza interruzioni passando da un numero musicale all’altro attraverso brevissimi passaggi di recitativo accompagnato in una sorta di melodia infinita. Dal punto di vista compositivo, l’opera trova al suo interno una mesticanza di generi in voga all’inizio degli anni Settanta del Novecento: a farla da padrone sono sicuramente il rock e il rythm and blues, la cui retorica dell’estasi e dell’esaltazione religiosa appare evidente in alcune scelte registiche di Jewison. Le orchestrazioni mescolano con assoluta indifferenza e sapienza l’organico sinfonico ristretto e gli strumenti elettrici più tipici del pop; le composizioni di Webber dimostrano inoltre una profonda sperimentalità e la vicinanza dell’autore ai filoni del rock più progressista. Sono infatti diffusissimi i metri dispari e irregolari, come si può ben apprezzare in Everything’s Alright.
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Dal punto di vista drammaturgico, Jesus Christ Superstar è un’opera fondata sul fraintendimento; il messaggio immateriale, totalmente spirituale, d’amore universale, di pace globale e di fratellanza veicolato dal personaggio di Gesù con estrema convinzione e insistenza è infatti frainteso dalla maggior parte dei personaggi.
Giuda, che molti critici considerano il vero e proprio protagonista dell’opera, è deluso dalla condotta del Maestro: si aspettava un impegno maggiormente volto al sociale, una rivalsa che avrebbe permesso ai poveri di salvarsi dal loro destino nel silenzio. Il frastuono e la popolarità di questo Gesù che cerca di arrivare a tutti lo sgomentano fino alla necessità di fermarlo.
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I sacerdoti, a loro volta, fraintendono il messaggio di pace scambiando Gesù per una minaccia politica, un sobillatore venuto a rovesciare il potere loro e dei romani invasori; insomma un leader rivoluzionario con le armi in pugno. Allo stesso lo fraintendono il popolo e gli apostoli, che nel coro Simon Zealotes si mostrano convinti che il vero potere sia quello della spada. All’estremo opposto sta Erode che con la sua ironica e disimpegnata canzoncina prende le distanze dagli eventi che lo circondano nel più totale disinteresse.
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Maria Maddalena rappresenta, invece, colei che condivide con il cuore questo messaggio d’amore universale ma non lo comprende con la testa.
La sua aria più nota, I Don’t Know How To Love Him, chiarisce questo concetto: pur percependo dentro di sé questo grande sentimento lo confonde con innamoramento per Gesù. A farle da contraltare troviamo Ponzio Pilato, il quale comprende bene che Gesù non è interessato al potere politico e che il suo intento è puramente spirituale (Pilate & Christ); il suo cuore pragmatico di gerarca romano è però invaso dal terrore della folla che non gli permette di accogliere questo messaggio.
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Al di là di tutte le speculazioni da musicologo (alcuni direbbero nonostante),  Jesus Christ Superstar non è solo un’opera monumentale e complessa che ha segnato la storia della musica popular, ma soprattutto un lavoro suggestivo e coinvolgente capace di suscitare una forte commozione, come è successo ad alcuni dei miei allievi. Certo uno spettacolo da (ri)vedere in questo periodo e tutte le volte che si desidera. 

Didascalie immagini

  1. Copertina del libretto originale dell’opera di Andew Lloyd Webber e Tim Rice
  2. Carl Anderson, Ted Neeley e Yvonne Elliman in una pausa sul set
  3. Locandina originale con Yvonne Elliman nel ruolo di Maria Maddalena
  4. Carl Anderson è Giuda, vero protagonista dell’opera
  5. Ted Neeley è Gesù Cristo
  6. La salita al calvario tra i soldati romani sotto il peso della croce (© 1973 Universal Pictures)

In copertina:
Ted Neeley è Gesù in cammino verso la cime del Golgota nell’opera rock Jesus Christ Superstar (© 1973 Universal Pictures)

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Jesus Christ Superstar
  • Regia: Norman Jewison
  • Con: Ted Neeley, Carl Anderson, Yvonne Elliman, Barry Denner, Bob Bingham, Larry Marshall, Josh Mostel, Kurt Yaghjian, Paul Thomas, Pi Douglass, Robert Lu Pone, Jonathan Wynne, Thommie Walsh, Richard Molinare, David Devir, Jeff Hyslop, Richard Orbach, Shooki Wagner, Darcel Wynne, Marcia Mc Broom, Sally Neal, Leeyan Granger, Vera Biloshisky, Kate Wright, Wendy Maltby, Denise Pence, Baayork Lee, Wyetta Turner, Susie Allanson, Tamar Zafria, Ellen Hoffman, Riki Oren, Judith Daby, Lea Kestin, Adaya Pilo, Zvulun Cohen, Amity Razi, Meir Israel, Avi Ben-Haim, Itzhak Sidranski, Haim Bashi, David Rejwan, David Duack, Steve Boockvor, Cliff Michaelevski, Peter Luria, Tom Guest, David Barkan, Stephen Denenberg, Danny Basevitch, Didi Liekov, Doron Gaash, Zvi Lehat, Noam Cohen, Moshe Uziel
  • Soggetto: Tim Rice dal libretto dell’opera teatrale
  • Sceneggiatura: Melvyn Bragg, Norman Jewison
  • Fotografia: Douglas Slocombe
  • Musica: Andrew Lloyd Webber
  • Montaggio: Antony Gibbs
  • Scenografia: Richard Mc Donald
  • Costumi: Yvonne Blake
  • Produzione: Norman Jewison e Robert Stigwood con Patrick J. Palmer per Universal Pictures
  • Genere: Opera-rock
  • Origine: USA, 1973
  • Durata: 108’ minuti