Se abitate a Milano o decidete di visitare la città in occasione di queste festività natalizie, vi consiglio vivamente di recarvi in zona Tortona a visitare la retrospettiva curata da Jeffrey Deitch e Gianni Mercurio, che il MUDEC, il Museo delle Culture di Milano, ha dedicato a Jean-Michel Basquiat, l’artista newyorkese “maledetto”, scomparso a soli ventisette anni, età tristemente fatidica anche per altri grandi personaggi, soprattutto del mondo del rock ma non solo, che subito dopo il loro decesso sono entrati nella leggenda e vengono adorati dai loro fan alla stregua di semi-dei.
Ma sarebbe alquanto riduttivo affermare che il mito e la popolarità di Basquiat siano stati alimentati soltanto dalla sua prematura scomparsa.

Basquiat era molto di più di un semplice “graffitaro” diventato famoso. E’ stato un artista poliedrico che, nei suoi pochi ma intensi anni di vita, si è cimentato prima nella scrittura e nella poesia con l’acronimo SAMO, insieme all’amico Al Diaz, poi nella musica, fondando il gruppo Gray con alcuni amici tra cui l’attore Vincent Gallo, fino a diventare uno degli artisti più influenti dell’arte contemporanea del XX secolo.
Benché abbia avuto un’adolescenza travagliata che, dopo la separazione dei genitori, lo ha portato per qualche tempo a vivere come un clochard, il giovane artista parlava fluentemente il francese e lo spagnolo, aveva una grande passione per la storia dell’arte, trasmessagli dalla madre, conosceva le principali nozioni di anatomia che aveva studiato durante una lunga degenza cui fu costretto a causa di un brutto incidente, e amava la letteratura, i suoi scrittori preferiti erano Mark Twain e William Borroughs a cui dedicò la tela Five fishes species.
“Jean-Michel aveva una capacità sovrumana di assorbire immagini e informazioni – ha dichiarato l’amico e curatore Jeffrey Deitch – imparò da solo la storia dell’arte che gli serviva per il suo lavoro sfogliando libri e memorizzandone le illustrazioni. Era come un personaggio delle strisce di supereroi che tanto gli piacevano, dotato di una prodigiosa memoria fotografica”.

L’opera di Basquiat è molto più complessa di quello che si possa pensare ed è influenzata dal notevole bagaglio culturale dell’artista. Nei suoi quadri possiamo ritrovare continui riferimenti sia all’iconografia dell’arte tribale – maschere e teschi sono ricorrenti nei sui dipinti – ma anche alla pittura di Leonardo Da Vinci, fino a Van Gogh e a Picasso, è lo stesso artista a dichiarare nella bella intervista che potrete vedere durante il percorso della mostra, che il suo quadro preferito era la Guernica, uno dei dipinti più celebrati del pittore spagnolo.
Allo stesso tempo Basquiat era molto influenzato e traeva ispirazione anche dalle immagini e dalle icone della sua epoca, in particolare dai fumetti, molti dei suoi amici hanno raccontato che aveva l’abitudine di dipingere accanto alla televisione accesa sinotizzata sul canale dei cartoons.
Il quadro Pyro, ad esempio, è ispirato al personaggio dei fumetti Marvel che nell’opera è stato trasformato in una figura nera dall’aspetto terrificante che spicca in mezzo a grattacieli, pagode e razzi lanciati sullo spazio.

Un altro tema centrale dell’arte di Basquiat riguarda la questione razziale, l’emarginazione e allo stesso tempo l’esaltazione della cultura afro-americana che l’artista spesso celebra attraverso la raffigurazione delle vittorie degli atleti neri nello sport e gli omaggi ai grandi musicisti black, primo fra tutti l’amato Charlie Parker. Nonostante l’artista abbia sempre cercato di evitare ogni forma di strumentalizzazione della cultura nera, è stato sempre molto orgoglioso del suo “essere nero”, cercando di far dialogare la sua pittura con l’arte “primitiva” africana.
“Basquiat – afferma l’altro curatore della mostra Gianni Mercurio – non traccia una linea di demarcazione netta tra il mondo dei bianchi e quello dei neri: mostrandoci personaggi, oggetti e situazioni a noi familiari dimostra quanto forte sia la contaminazione tra questi due mondi, quanta negritudine c’è in noi. La sua non è un’arte delle origini dunque, ma un’arte del presente che trae ispirazione dall’arte delle origini del popolo nero: la grande madre del suo immaginario è l’Africa, naturalmente”.
La mostra raccoglie circa 140 opere realizzate dal 1980 al 1987 che raccontano il percorso artistico di Basquiat dagli esordi della sua carriera fino all’ultima fase creativa.
Nella prima stanza troviamo opere che l’artista dipingeva con bombolette spray su supporti casuali come porte e telai di finestre, che trovava sulla strada o accanto ai cassonetti della spazzatura. In queste prime opere le immagini si mescolano all’utilizzo di parole e lettere utilizzate in senso astratto, si tratta di lavori che hanno i caratteri tipici dei graffiti ma che già denotano una buona padronanza della tecnica pittorica e un approfondito studio dei particolari.

Seguendo il percorso, incontriamo le tele di grandi dimensioni che Basquiat comincia a dipingere dopo l’incontro con i primi galleristi, tra cui Annina Nosei, che gli metterà a disposizione il proprio atelier in Prince Street a Soho, dove il pittore potrà dare sfogo alla sua arte e alla sua creatività. In questo periodo, caratterizzato da una grande produzione artistica, egli è sempre più ispirato e comincia a realizzare lavori più sofisticati e di maggiore complessità. La grande passione dell’artista per la musica si svela anche nelle sue opere che sembrano richiamare la struttura degli accordi del genere bebop. “Jean Michel era in grado di visualizzare la musica che lo influenzava – dice sempre Jeffrey Deitch – la sua opera è un’astrazione dei suoni, delle immagini e delle sensazioni offerti da New York tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta”.
Arriviamo infine, all’incontro con Andy Warhol che rappresentò un momento di svolta nella carriera di Basquiat. Tra i due artisti, infatti, nacque un’intesa fortissima e una sinergia da cui poi sono scaturiti una serie di dipinti realizzati a quattro mani dove son ben riconoscibili le differenti tecniche di pittura utilizzate, come ad esempio i due quadri Dog e Poison/Eel che simboleggiano l’incontro tra pop art e graffitismo.
Nell’ultima parte della mostra, infine, sono esposti una serie di studi su parti anatomiche, disegni realizzati su ceramiche e alcuni ritratti di personaggi famosi, amici dell’artista, tra cui spicca quello del musicista/attore John Lurie.

Alla fine del percorso espositivo resta davvero la sensazione di una storia interrotta sul più bello e il rimpianto di non aver potuto assistere all’ulteriore evoluzione di un artista geniale con un immaginario simbolico straordinario e una mente misteriosa e raffinatissima. Purtroppo, come spesso accade ai grandi artisti, il suo tormento interiore e la sua fragilità, che emerge anche dall’intervista sopra ricordata, non gli hanno permesso di reggere il peso, talvolta insopportabile, della vita.
La mostra, visitabile fino al 26 febbraio, è un’ottima occasione anche per visitare il nuovo e bellissimo Museo delle Culture di Milano, inaugurato circa un anno fa, progettato dall’architetto britannico David Chipperfield e realizzato all’interno dell’ex zona industriale dell’Ansaldo che conferma il grande fervore economico-culturale della città, l’unica in Italia in grado di competere con le grandi capitali europee.
Didascalie immagini
- Jean-Michel Basquiat, Senza titolo, 1981,
Acrilico, pastello a olio e gessetto su carta, cm 149,9 x 137,22, Mugrabi Collection
(© The Estate of Jean-Michel Basquiat by SIAE 2016) - Jean-Michel Basquiat, Job Analisis [sic], 1983,
Acrilico e pastello a olio su tela, cm 141,6 x 188, Mugrabi Collection
(© The Estate of Jean-Michel Basquiat by SIAE 2016) - Jean-Michel Basquiat, Loin, 1982,
Acrilico, pastelli a olio e pastello su tela, cm 182,9 x 121,9, Mugrabi Collection
(© The Estate of Jean-Michel Basquiat by SIAE 2016) - Jean-Michel Basquiat, Procession, 1986,
Acrilico e bassorilievo su tavola, cm 162 x 244, Mugrabi Collection
(© The Estate of Jean-Michel Basquiat by SIAE 2016) - Jean-Michel Basquiat, John Lurie, 1982,
Pastello a olio su carta, cm 108,6 x 76,5, Mugrabi Collection
(© The Estate of Jean-Michel Basquiat by SIAE 2016)
In copertina:
Jean-Michel Basquiat, Autoritratto, 1981,
Acrilico, olio, pastello a olio e collage su tre tavole, cm 101,6 x 177,8, Mugrabi Collection
(© The Estate of Jean-Michel Basquiat by SIAE 2016)
Dove e quando
Evento: Jean-Michel Basquiat
- Fino al: – 26 February, 2017
- Indirizzo: Mudec, Museo delle Culture – via Tortona 56, Milano
- Sito web