Per un impressionista dipingere la natura non significa dipingere il soggetto,
ma concretizzare sensazioni.

(Paul Cézanne)

Organizzata e pensata congiuntamente dal Musée d’Orsay, dal Musée Fabre di Montpellier e dalla National Gallery of Art di Washington, l’esposizione Frédéric Bazille (1841-1870). La jeunesse de l’impressionnisme ci regala, fino al prossimo 5 marzo, una prospettiva unica a avvincente sulla freschezza dell’opera di questo artista, morto a soli 28 anni nel corso della guerra franco-prussiana. Spirito illuminato e dandy, la personalità di Bazille, di cui abbiamo numerose fonti grazie alla ricca corrispondenza ch’egli ha lasciato, non può ridursi, però, a quella di un semplice compagno di strada o di sostegno materiale per i futuri impressionisti: «Bazille era il più dotato, il più amabile nel vero senso della parola», avrebbe affermato il suo amico Edmond Maître all’indomani della sua dipartita. Se le sue prime tele sono 1 locandina esposizione frederic bazille parigi musee d orsaychiaramente le realizzazioni di un pittore in divenire, influenzato dai maestri del realismo come Courbet, Manet e l’amico Monet, l’artista ha allo stesso tempo portato a termine numerosi capolavori, nei quali si afferma poco a poco il suo genio singolare. Mosso da desideri talvolta agli antipodi (prendersi cura di una famiglia che avrebbe voluto per lui un’altra carriera, farsi riconoscere al Salon attraverso opere ambiziose e moderne), la produzione di Bazille è ovviamente “de jeunesse”, impregnata delle sue contraddizioni e nella quale ogni quadro rappresenta una sfida, una certezza, una vittoria o un fallimento. Il ridotto numero di dipinti che conta l’opera dell’artista, una sessantina a dir tanto, ci permette di analizzare con precisa attenzione la progressione del giovane verso un’espressività sempre più personale del suo temperamento, secondo i canoni dell’epoca.
Organizzata in maniera cronologica e tematica al tempo stesso, la mostra amalgama le opere di Bazille a quelle di altri artisti del suo tempo, come Delacroix, i già citati Courbet, Manet e Monet, Renoir, Fantin-Latour, Guigou, Scholderer e Cézanne. L’inevitabile confronto coi grandi dell’epoca situa il lavoro del nostro pittore direttamente nel cuore delle grandi problematiche della pittura d’avanguardia degli anni intorno al 1860 (la vita moderna, il rinnovamento dei generi tradizionali come il ritratto, il nudo o la natura morta), alla quale Bazille ha contribuito largamente mettendo in risalto la profonda originalità della sua ispirazione. L’esposizione, la prima realizzata da un museo nazionale francese, è il risultato del partenariato tra le tre più importanti collezioni riguardanti la produzione dell’artista, diviso tra l’effervescente vita parigina, l’inverno e il tranquillo tepore delle estati nella sua cara Montpellier. Essa è inoltre l’occasione, per il Musée Fabre, di festeggiare più di dieci anni di acquisizioni: dopo la donazione, nel 1898, da parte della famiglia dell’artista, il museo non ha mai smesso di arricchire la sua collezione che oggi è da considerarsi la più importante al mondo (ben 22 opere che portano la sua firma). Significativo è anche il contributo della tappa nordamericana che tiene conto dell’interesse precoce e del tutto particolare manifestato dagli appassionati d’oltreoceano per le pitture di Bazille, tra i quali spiccano Chester Dale e Paul Mellon, grandi donatori della National Gallery of Art di Washington.
2 frederic bazille studio di nudo, 1864
Nato nel 1841 a Montpellier da una famiglia della grande borghesia protestante, Frédéric Bazille ha qui la possibilità di entrare in contatto con alcune grandi collezioni pittoriche, in particolare quella del Musée Fabre, considerata una delle più belle di Francia, e quella di Alfred Bruyas, eccezionale mélange di pitture moderne riunite a partire dai primi anni ’50. Nel 1862 il giovane lascia il paese natale per proseguire i suoi studi in medicina a Parigi dove, appena arrivato, si iscrive nell’atelier del pittore svizzero Charles Gleyre, presso il quale conosce Monet, Renoir e Sisley. Nel 1864 Bazille ottiene dai genitori il permesso di abbandonare gli studi medici per dedicarsi completamente all’arte, e allo stesso tempo abbandona l’atelier di Gleyre per dedicarsi alla pittura nel suo stesso atelier a fianco del grande Monet. Gli anni intorno al 1860 sono stati, senza dubbio alcuno, tra i più decisivi nello sviluppo della storia dell’arte: a questo periodo risalgono, infatti, alcuni dei rappresentanti più celebri e illustri di tutto il secolo, nonché alcuni degli artisti più ambiziosi, originali, idealisti e rivoluzionari di sempre. Bazille è tra loro.
Inizialmente allontanato dalla sua passione a causa degli studi in medicina, il pittore realizza, in appena sette anni di carriera, un numero davvero importante di capolavori che non hanno niente da invidiare a quelli dei suoi amici più precoci. Bazille è l’originale risultato di un contesto protestante in lingua d’oc e di un temperamento passionale che, nella sua pittura, si riflette attraverso la potenza luminosa dei paesaggi della sua terra natìa, ma anche nell’inerzia e le tinte più cupe, proprie della sua indole malinconica. Nella primavera del 1863, Monet conduce il giovane artista e altri compagni dell’atelier di Gleyre presso la foresta di Fontainebleau: alla maniera dei pittori della Scuola di Barbizon che si erano divertiti, prima di loro, a rifugiarsi nel bosco per dipingere le bellezze della natura, essi trasportano i cavalletti all’esterno per realizzare dei nuovi studi. Come i fotografi, essi inquadrano bruscamente il paesaggio e si dedicano semplicemente a dipingerne i colori e i contrasti. È dunque a fianco di Monet che Bazille forma il suo occhio e la sua mano. I due viaggiano insieme più volte: nella primavera del 1864 soggiornano in Normandia, nell’agosto 1865 Bazille raggiunge Monet a Chailly per posare per la sua immensa Colazione sull’erba. In seguito a queste spedizioni, il giovane prende, sempre di più, le distanze dal maestro e inizia a marcare simbolicamente la sua indipendenza artistica lasciando i paesaggi del nord della Francia per esplorare quelli della sua terra d’origine.
3 frederic bazille la riunione di famiglia 1867
Dal suo arrivo a Parigi, Bazille non smette mai di chiedere ai genitori un suo atelier per lavorare e fare pratica. Tra il 1863 e il 1870, l’artista ne occupa ben sei diversi, tre dei quali danno vita a vedute d’interno che testimoniano la nuova vita d’artista che egli ama sempre più. Il pittore, beneficiando di una rendita versata dai genitori, si dimostra assolutamente generoso anche coi propri amici, coi quali condivide diversi dei suoi appartamenti. Nell’atelier, gli artisti e gli amici di passaggio si formano attraverso lo studio di modelle professioniste o, quando i soldi scarseggiano, posano addirittura gli uni per gli altri. All’inizio del 1868, Bazille si installa assieme a Renoir in un atelier nel quartiere di Batignolles, allora in piena mutazione, non lontano dal Café Guerbois dove si riunisce tutta l’avanguardia realista (Fantin-Latour, Degas, Manet, Zola). Nel 1870, dipinge una veduta del suo atelier nella quale, raffigurato dall’amico Manet al centro della tela, Bazille è ormai una figura indispensabile del gruppo dei cosiddetti “attualisti”, così come li definisce Zola.
In una lettera alla madre del 1868, nella quale le chiede del denaro per poter pagare dei modelli in carne e ossa, Bazille scrive: «non condannarmi in eterno alla natura morta!». Questo genere permette, tuttavia, agli artisti di esercitarsi facilmente nell’arte della composizione e conosce uno slancio nuovo sotto il Secondo Impero, in relazione allo sviluppo della figura del mecenate borghese. Ed è proprio con una natura morta, Pesci, che l’artista fa la sua prima apparizione al Salon del 1866: in quest’opera scura e accademica si legge chiaramente l’influenza dei maestri olandesi e fiamminghi, ma anche quella di Manet. La bella rappresentazione testimonia, allo stesso tempo, il gusto del pittore per la caccia, che egli pratica col padre nei dintorni di Montpellier. Lontano dal limitarsi a una sola specialità, Bazille e i suoi amici ambiscono, però, al rinnovamento di tutti i generi e reinterpretano la tradizione per meglio distaccarsene.
Dopo la pittura, la musica è la seconda passione del giovane, il quale suona assiduamente il pianoforte. Con l’amico Edmond Maître, Bazille si appassiona a Berlioz e ai compositori tedeschi come Shumann e Wagner, all’epoca poco conosciuti e apprezzati in Francia. Grande appassionato di spettacolo, frequenta spesso i teatri, i concerti del Conservatorio o dell’Opera. Se in pittura Bazille predilige la scelta di una modernità realista, in cui l’espressione dei sentimenti non trova posto, i suoi gusti musicali testimoniano, al contrario, un’attitudine romantica e passionale.
4 frederic bazille la toilette 1870
È dal 1863 che il giovane pittore conserva la volontà di raffigurare quelle che lui chiama “figures au soleil”, soggetto moderno che invade anche gli animi dei suoi colleghi e che si manifesta in Bazille nel 1864 con l’opera Il vestito rosa, in cui rappresenta per la prima volta la sfera familiare di Méric. È proprio qui che ogni estate dipinge le sue opere più ambiziose, destinate ai Salon, come La Riunione di famiglia o Veduta di un villaggio che, secondo Berthe Morisot, completano lo spirito di questa generazione. Anche il nudo accademico domina largamente sulle pareti dei Salon di quegli anni, dove si alternano corpi di Venere meno pudici del solito o di eroi virili dalla marcata muscolatura. Alla stregua di Courbet, che apre la strada alla rappresentazione del nudo realista con le sue Bagnanti e i suoi Lottatori, qualche artista dipinge i corpi nella loro assoluta verità, rischiando anche di essere rifiutato al Salon. Bazille si afferma come pittore del corpo maschile, soggetto non molto praticato dai suoi confratelli. Allontanandosi di nuovo da casa, si dedica a rappresentare la natura nei pressi del fiume Lez, dove dispone all’aperto i suoi corpi atletici e luminosi. Estremamente audaci, questi dipinti sono tra i più originali di tutta la sua produzione (alcuni vi hanno perfino individuato l’espressione di un sublimato desiderio omosessuale) e anticipano quello che sarà l’interesse di Cézanne per lo stesso tema. Per contrasto, il nudo femminile de La toilette appare, piuttosto, un omaggio all’orientalismo, a Delacroix e all’erotismo di Manet.
All’inizio dell’estate del 1866, il pittore manifesta il desiderio di recarsi a Aigues-Mortes, città medievale dalla quale San Luigi (Luigi IX) era salpato due volte per partecipare alle crociate e considerato un luogo di culto per i fedeli al protestantesimo. Nonostante gli avvertimenti del padre, Bazille vi si reca nel maggio dell’anno successivo e inizia una sorta di campagna pittorica di cui ci sono rimasti numerosi schizzi e tre dipinti. L’artista ha ormai assimilato la lezione tecnica di Monet ed è perfettamente in grado di dipingere en plein air, nel bel mezzo della laguna della Camargue. L’austera maestosità del luogo, il rigore geometrico dei bastioni della cittadina, l’atmosfera al tempo stesso luminosa e malinconica trovano un’eco eccezionale nell’opera dell’artista: solo, lontano da quei siti sempre troppo gremiti della capitale o della Normandia, è nel cuore del suo paese che Bazille trova la perfetta dimensione espressiva del suo temperamento.
5 frederic bazille ragazza con peonie 1870
La pittura di fiori conosce un grande rinnovamento sotto il Secondo Impero: Courbet, Manet, Fantin-Latour, Monet, Renoir si approcciano con piacere a questo genere commerciale e borghese. Il soggetto non lascia indifferente neanche Bazille, il quale ha studiato le essenze floreali presso l’orto botanico di Montpellier e nella serra della proprietà di Méric. In questi quadri, dipinti per il Salon o per il suo entourage, Bazille e i suoi amici attingono dai modelli antichi, ma allo stesso tempo prendono in giro la simbologia dei fiori e delle lezioni morali tradizionalmente associate al genere, ma al contempo sussiste il piacere dello studio naturale e delle audaci associazioni di colori consentite da questi gioiosi bouquet. Con le due versioni della Ragazza con peonie, in cui i fiori della domestica di colore evocano alcuni dipinti di Manet, Bazille riunisce la natura morte e la pittura figurativa. Realizzate durante la primavera del 1870, prima dell’ultimo ritorno a Montpellier, queste tele stupiscono per le loro differenze, ma anche e soprattutto per la grande maestria dei mezzi alla quale è giunto il giovane artista: vi s’incontra la predilezione di Bazille per le silhouettes calme e assorbite nelle loro attività, ma anche capaci di fissare lo spettatore direttamente negli occhi senza timore alcuno.
Come accennato, nel 1870 il pittore lascia Parigi per tornare a Montpellier, dove trascorre la sua ultima estate. Deluso dall’accoglienza contrastata al suo capolavoro, Scena d’estate, presso il Salon, l’artista si isola a Méric, dove dipinge due nuovi quadri, Paesaggio sulle rive del Lez e Ruth e Booz. Bazille raggiunge qui la maestosità classica dei paesaggi di Poussin e Corot e si allontana per la prima volta dall’esigenza luminosa e realista, traendo uno dei suoi soggetti dalla Bibbia e dal lirismo mistico di un romanzo di Victor Hugo. L’introduzione della notte e della storia nella sua arte è accompagnata da un’evoluzione verso una maniera maggiormente sintetica, che testimonia forse l’ascendente esercitato da Puvis de Chavannes. Quest’ultimo dipinto resterà incompiuto, poiché nell’agosto 1870 Bazille, insoddisfatto del suo lavoro, posa i pennelli e si arruola nell’esercito in occasione del conflitto franco-prussiano, dal quale purtroppo non farà ritorno.
Nel 1874, si svolge a Parigi la prima esposizione del movimento impressionista, ma nessuna opera dell’artista vi viene esposta: il dramma della guerra non solo ha sottratto al paese un artista dal brillante futuro, ma ha costretto anche a voltare la pagina di un momento senza precedenti nella storia dell’arte, la “giovinezza” dell’Impressionismo. La breve vita di Frédéric Bazille ha lasciato il segno e per questo meritava di essere onorata attraverso una retrospettiva internazionale come quella attualmente in corso al Musée d’Orsay che, collaborando con il Centre de Recherche et de Restauration des Musées de France, coi laboratori della Nationa Gallery of Art di Washington e di altri musei americani, ha permesso di recuperare e riscoprire una decina di composizioni dell’artista ritenute perdute per sempre e di rinvigorire una volta per tutte l’immagine di questo “piccolo”, ma grande pittore.

Didascalie immagini

  1. Locandina dell’esposizione di Frédéric Bazille (1841-1870). La jeunesse de l’impressionnisme, Parigi, Musée d’Orsay, 25 novembre 2016 – 5 marzo 2017
    Musée Fabre, Montpellier Méditerranée Métropole, dono Marc Bazille, 1918, Montpellier, Musée Fabre, Montpellier Méditerranée Métropole
  2. Frédéric Bazille (1841-1870), Studio di nudo, 1864,
    Olio su tela, 70 x 190,5 cm, Musée Fabre, Montpellier Méditerranée Métropole, dono Marc Bazille, 1918, Montpellier, Musée Fabre, Montpellier Méditerranée Métropole
    (©Cliché Frédéric Jaulmes, Service Presse / Musée d’Orsay)
  3. Frédéric Bazille (1841-1870), La riunione di famiglia, 1867,
    Olio su tela, 152 x 230 cm, Parigi, Musée d’Orsay
    (©Foto Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt, Service Presse / Musée d’Orsay)
  4. Frédéric Bazille (1841-1870), La toilette, 1870,
    Olio su tela, 130 x 128 cm, Musée Fabre, Montpellier Méditerranée Métropole, dono Marc Bazille, 1918, Montpellier, Musée Fabre, Montpellier Méditerranée Métropole
    (© Cliché Frédéric Jaulmes, Service Presse / Musée d’Orsay)
  5. Frédéric Bazille (1841-1870), Ragazza con peonie, 1870,
    Olio su tela, 60,5 x 75,4 cm, Musée Fabre, Montpellier Méditerranée Métropole, dono Marc Bazille, 1918, Montpellier, Musée Fabre, Montpellier Méditerranée Métropole
    (©Cliché Frédéric Jaulmes, Service Presse / Musée d’Orsay)

In copertina:
Frédéric Bazille (1841-1870), La riunione di famiglia, 1867,
Olio su tela, 152 x 230 cm, Parigi, Musée d’Orsay
(©Foto Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt, Service Presse / Musée d’Orsay)

Dove e quando

Evento: Frédéric Bazille (1841-1870). La jeunesse de l’impressionnisme