'Eligabalo' copertina del libretto rimasto in un cassetto dal 1668 al 1999La stagione 2016/2017 della National Opera di Parigi si è aperta con l’ultima composizione di Francesco Cavalli (Crema, 14 febbraio 1602 – Venezia, 14 gennaio 1676) opera rara – il cui manoscritto è conservato nella Biblioteca Marciana di Venezia della collezione Contarini – di quel barocco che ho già avuto modo di affermare che, se lo si vuole ascoltare, bisogna salire almeno su un aereo.
L’opera con libretto di anonimo, revisionato da Aurelio Aureli, ha debuttato in prima assoluta, nella città natale del musicista nel novembre 1999 in occasione dell’inaugurazione del teatro San Domenico con trascrizione, revisione e orchestrazione di Roberto Solci.
Violenta, terribile e affascinante la brevissima vita dell’imperatore romano Eliogabalo (Roma, 203 circa – Roma, 11 marzo 222) un rifiuto della storia l’imperatore che morì nella cloaca che ha ispirato molti scrittori per la sua ambivalenza e crudeltà.  
«L’anarchie, au point où Héliogabale la pousse, c’est de la poésie réalisée» scrisse Antonin Artaud sottolineandondo la lotta di un uomo contro le convenzioni e l’ordine precostituito e Cavalli scegle di focalizzare su un imperatore quattordicenne perverso e che non si fermò davanti a niente per soddisfare i suoi piaceri tanto da abbandonare ache l’azione politica.
Un rovesciamento sistematico dei valori in un’opera composta nel 1667 per il Teatro San Giovanni e Paolo di Venezia per debuttare durante il carnevale successivo così da permettersi di essere licenziosa, ma senza dimenticare gli Asburgo (che si ritenevano i successori dell’impero romano divenendo i protettori della città lagunare contro gli Ottomani). Per ragioni sconosciute, probabilmente per lo stile barocco carnevalesco di Cavalli considerato superato, non andò in scena e venne sostituita dall’omonima di Giovanni Antonio Boretti.
Una scena di Eliogabalo al Palais Garnier di Parigi
A Parigi, Leonardo García Alarcón e il giovane regista Thomas Jolly, hanno firmato la loro prima produzione all’Opera eplorando proprio le le molteplici sfaccettature di questo complesso personaggio quindi, un fine settimana a Parigi per l’ultima delle dodici rappresentazioni che hanno registrato una grande affluenza  di pubblico cosa che in Italia, patria dell’opera lirica (essendo nata sul finire del Sedicesimo secolo a Firenze, in casa di Giovani Bardi con il nome “Camerata de’ Bardi” o “Camerata fiorentina”) non è neppure ipozzabile.
Una scena di Eliogabalo al Palais Garnier di Parigi
Thomas Jolly ambienta in epoca e spazi surreali e senza tempo con potenti giochi di luci per creare un particolare alone dove Eliogabalo è raffigurato come un dio che tutto ottiene da una corte piegata a ogni suo capriccio per paura di rappresaglie.
Le scene sono semplici, su scale e cubi neri che si assemblano e creano botole. I costumi, in particolare quelli dell’imperatore, sono colorati e sontuosi rispetto agli altri. Di grande effetto la scena dove fa il bagno in una vasca con liquido e quando ne esce è tutto dorato e quelle dei mimi  che cambiano aspetto durante tutta l’opera o ancora gli uccelli che si trasformano durante il baccanale.  
Una scena di Eliogabalo al Palais Garnier di Parigi
Leonardo García Alarcón, che ha diretto egregiamente l’Ensemble Cappella  Mediterranea da lui fondata  nel 2005, supportato dal Coro de Chambre  de Namur. (un inciso: il M° Leonardo García Alarcón ha diretto il primo concerto del Ciclo Mozart alla Sala bianca di Palazzo Pitti a Firenze e, nella stessa manifestazione, il prossimo 17 gennaio, la bacchetta sarà quella di Gianluca Capuano che ha diretto Norma). 
Star della serata il controtenore   Franco Fagioli   Eliogabalo  che però era affiancato  da ottimi interpreti,  il tenore Paul  Groves  interpretava Alessandro, Nadine  Sierra era una Gemmira  straordinaria .Valer  Sabadus  altro controtenore benché  giovane e  già ascoltato da me in opere  barocche  bravissimo.  Elin  Rombo. Soprano molto brava nel ruolo di eritrea e Mariana  Flores  altro soprano bravissima.  Gli altri due tenori Matthew  Newlin Zotico e Emiliano Gonzales Toro completavano. Scott Conner, basso bravissimo, interpretava  Nerbulone  e Tiferne.
Un gran bel cast. e quasi tre ore e mezzo – senza considerare l’intervallo – di bella musica in uno spettacolo che non rivedremo forse mai: complimenti!

Cecilia Bartoli ancora nei panni 'Norma' subito dopo la replica del 16 ottobre 2016Il giorno successivo altra opera per il debutto stagionale, questa volta al Théâtre des Champs-Élysées, con la terza delle quattro rappresentazioni parigine di Norma proveniente dal Festival di Pentecoste 2013 di Salisburgo – che aveva per tema il sacrificio – poi riproposta nelle stagioni successive è diventata uno spettacolo itinerante in Europa in quanto ripreso a Zurigo, a Montecarlo, Edimburgo, Parigi, questa sera a Baden Baden, ma non Italia perché, da noi, Cecilia Bartoli è tabù!
Troppo spesso snobbata e criticata da chi sembra vivere di solo passato senza aperture a sperimentazioni nuove. Per gli eruditi della lirica, infatti, non si tratta di Norma perché la partitura presentata in questa edizione è quella che Bellini scrisse nel 1831 in una rilettura del capolavoro che la Bartoli ha caldeggiato per la ben nota, e sensibile, curiosità e il gusto della ricerca storica rispetto al repertorio. Una nuova edizione critica della partitura per tornare alla versione di Norma più precisa dal punto di vista musicologico, giocato su strumenti d’epoca e tonalità originali. Il risultato è più potente, sia musicalmente – per esempio nei duetti tra Norma e Adalgisa – che drammaticamente.
La Norma di Cecilia Bartoli rompe con il modello abituale trasformandoriin una donna innamorata e ferita dove, “Casta diva”, assume tutti i colori della passione infelice e la voce perfettamente controllata. Le sue note basse sono superbe e la linea vocale molto raffinata e la sua Norma “umanizzata” è semplicemente magnifica.
3norma parigi
Lo spettacolo, firmato da Moshe leiser e Patrice Caurier, c’è chi ha gridato all scandalo perché non ambientato nella Gallia al tempo dei romani. Personalmente ‘ho trovato efficace anche nella sua trasposizione in una Francia sotto l’occupazione nazzista e ambientato in una scuola che diventerà il covo dei ribelli e dove Norma e Pollione verranno immolati in un rogo.
1norma parigi
Avevo già apprezzaro lo spettacolo lo scorso anno a Zurigo, ma a Parigi sono rimasto esterefatto dalla bravura di tutti per le emozioni che ci hanno regalato. Pollione che a Zurigo era interpretato da Osborne, a Parigi era Norman Reinhardt . Adalgisa – era la stessa – Rebeca Oliveira. Péter Kálmán  (Oroverso) Rosa Bove (Clotilde), Reinaldo Macias (Flavio).
2norma parigi
Il Complesso dei Barocchisti è stato egregiamente diretto da Gianluca Capuano (a Zurigo  era stato Diego Fasolis) e il Coro della Radiotelevisione di Lugano ha dato un apporto fondamentale. Forse sarò ripetitivo e la Bartoli può non essere apprezzata da tutti, ma un teatro come quello agli Champs-Élysées pieno all’inverosimile e dieci minuti di applausi e standing ovation con tutto il teatro in piedi non è cosa di tutti i giorni. A quelli che la criticano senza venire in teatro ad ascoltarla e vederla recitare, mi permetto di dire di continuare a restare a casa e lasciare il posto a chi non ha preconcetti.

Didascalie immagini

  1. ‘Eligabalo’ copertina del libretto rimasto in un cassetto dal 1668 al 1999
  2. Una scena di Eliogabalo al Palais Garnier di Parigi (© Agathe Poupeney/OnP)
  3. Una scena di Eliogabalo al Palais Garnier di Parigi (© Agathe Poupeney/OnP)
  4. Una scena di Eliogabalo al Palais Garnier di Parigi (© Agathe Poupeney/OnP)
  5. Cecilia Bartoli ancora nei panni ‘Norma’ subito dopo la replica del 16 ottobre 2016 (Foto © Stefano Sartini in esclusiva per Arte e Arti)
  6. Una scena di ‘Norma’ (© T.Suter & T.Dorendorf)
  7. Una scena di ‘Norma’ (© H.J.Michel)
  8. Una scena di ‘Norma’ ((© T.Suter & T.Dorendorf)

In copertina:
Parigi con le luci accese