‘C’era una volta un giovane principe mandato dal padre, il re dell’Est, fino in Egitto allo scopo di trovare una perla. Al suo arrivo la gente gli versò da bere in una coppa e non appena ebbe bevuto il principe dimenticò di essere il figlio di un re, perse memoria della perla e cadde in un sonno profondo.‘
Con il racconto di questa metaforica leggenda – ripresa da un testo gnostico del III secolo – inizia Knight of cups [Fante di coppe] nuovo capitolo nel personale percorso espressivo di Terrence Malick, presentato in concorso al Festival di Berlino 2015 e adesso finalmente nelle sale italiane distribuito da Adler Entertainment.
Rick affermato sceneggiatore di Hollywood si aggira insoddisfatto nel lusso di ville e giardini, il successo sembra allontanarlo da se stesso senza dare risposte ai suoi bisogni interiori, alla ricerca di un senso più alto dell’esistenza.
Pellegrino smarrito tra ricordi e presenza delle molte donne che hanno attraversato il suo cammino, oppresso da quelle domande eterne con cui è possibile pacificarsi solo illuminati da solida Fede o accettando il silenzio e l’impossibilità alla codifica di valori assoluti.

Mettendo in scena il viaggio del protagonista – in cui è plausibile scorgere assonanze intime col privato del cineasta texano – il film spinge ancora di più verso l’interno il punto d’osservazione rispetto alle opere precedenti di Malick, incastonato così profondamente nell’anima di Rick o delle sue donne, da rendere palpabile una visione totalmente soggettiva della realtà.
Riducendo al minimo i dialoghi tra i personaggi, che se presenti nella scena hanno lo stesso valore dei rumori di fondo, e ampliando a dismisura il flusso interiore dei pensieri espressi dalla tradizionale voce fuori campo, il regista introduce a una dimensione ipnotica vicina a una meditazione visiva.

Tema persistente nella filmografia di Malick già all’esordio con La rabbia giovane, una solitudine intima espressa dal flusso interiore ha iniziato a espandersi in maniera più preponderante nelle sue narrazioni da La sottile linea rossa – il suo capolavoro – dando voce ad anime smarrite nel massacro della seconda guerra mondiale, passando poi in opere seguenti a raccontare difficoltà esistenziali in situazioni quotidiane meno estreme. In Knight of cups facendo riferimento alle figure dei tarocchi sono le relazioni del protagonista, i suoi rapporti con le cose del mondo, i conflitti interiori generati dal confronto tra desideri e necessità al centro del racconto.

Questo approccio introspettivo, cifra stilistica di Malick, dà luogo a libere associazioni visive espressione del suo pensiero, utili a divulgare la sua visione della vita.
La fotografia del messicano Emmanuel Lubezski – tre Oscar consecutivi dal 2014 al 2016 – e la colonna sonora originale del neozelandese Hanan Townshend – arricchita da brani classici e da un bolero di Wojciech Kilar – contribuiscono a creare un’estetica molto vicina ai clichés del linguaggio pubblicitario che seppur a tratti abusato, una ludica sessualità espressa da inseguimenti dentro e fuori dalle lenzuola sfiora il ridicolo, non svilisce il valore dell’insieme.

Knight of cups invita al disincanto verso le cose materiali che ci circondano – “tratta questo mondo come merita” – valutando davvero quali siano le priorità degne d’essere perseguite – “vuoi salire le tue scale o le loro?” – e riaffermando il primato della spiritualità sulla materialità: “l’unica via d’uscita è dentro“.
La fama di Terrence Malick, così schivo da risultare quasi invisibile anche di questi tempi, attira sempre attori prestigiosi pronti a lavorare con lui e nel cast di Knight of cups oltre al protagonista Christian Bale, Cate Blanchett e Natalie Portman, Wes Bentley e Antonio Banderas con un ritrovato Brian Dennehy.

Opera di un artista incline alla filosofia che non insegue compiacenza di critica o platee, sempre assente nella promozione dei suoi film, anche Knight of cups come ogni opera d’arte estranea alle ragioni del mercato esaurisce semplicemente nei bisogni espressivi dell’autore la sua ragion d’essere.
Per chi ama rarefatte visioni non convenzionali.
Didascalie immagini
- Locandina
- Christian Bale è Rick con la sua solitudine
- La mistica evocativa sacra bellezza della Natura
- L’individualità e le relazioni col mondo
- Libere associazioni visive / Terrence Malick con Christian Bale sul set di Weightless [ancora in post produzione] girato contemporaneamente a Knight of cups
- Cate Blanchett / Freida Pinto / Natalie Portman
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(© 2015 Dogwood Pictures, LLC)
In copertina:
Christian Bale è Rick (© 2015 Dogwood Pictures, LLC)
SCHEDA FILM
- Titolo originale: Knight of cups
- Regia: Terrence Malick
- Con: Christian Bale, Cate Blanchett, Natalie Portman, Brian Dennehy, Antonio Banderas, Wes Bentley, Freida Pinto, Isabel Lucas, Teresa Palmer, Imogen Poots, Armin Mueller-Stahl, Peter Matthiessen, Cherry Jones, Patrick Whitesell, Rick Hess, Michael Wincott, Kevin Corrigan, Jason Clarke, Joel Kinnaman, Clifton Collins Jr, Nick Offerman, Jamie Harris, Lawrence Jackson, Dane Dehaan, Shea Whigham, Ryan O’Neal, Bruce Wagner, Jocelin Donahue, Nicky Whelan, Fabio, Joe Manganiello, Thomas Lennon, Joe Lo Truglio, Beau Garrett, Katia Winter, Jelly Howie, Nick Kroll, Danny Strong, Sergei Bodrov, Joerg Widmer, Kelly Cutrone, Alpha Takahashi, Yumi Mizui, Slavitza Jovan, Naha Armady, Janette Roderick, Thomas Barnes, Isis Alize, Cleo Bartolo, Leo Vendedda, David Joseph Salamida, Melissa Haro, Rachel Zimmerman, Jessica Farrow, Elizabeth Betzen, Alana Marie, Madeleine Lindley-Wade, Sara Mohr, Pheobe Schrafft, Sarah Kaite Coughlan, Miranda Jewel, Riley Lee, Jennifer Connell, Paula Lema, Christie Beran e la voce di Ben Kingsley
- Sceneggiatura: Terrence Malick
- Fotografia: Emmanuel Lubezki
- Musica: Hanan Townshend
- Montaggio: Geoffrey Richman, Keith Fraase, A.J. Edwards
- Scenografia: Jack Fisk
- Costumi: Jacqueline West
- Produzione: Nicolas Gonda, Sarah Green e Ken Kao per Waypoint Entertainment in associazione con Film Nation Entertainment
- Genere: Esoterico
- Origine: USA, 2015
- Durata: 118′ minuti