Scoperte e massacri, titolo della mostra che è in corso agli Uffizi fino all’8 gennaio 2017, rimanda al titolo di una raccolta di testi critici di Ardengo Soffici, ritenuti oggi fondamentali allo svecchiamento dell’arte italiana del primo ‘900. L’autore di tale raccolta è anche un grande pittore, scrittore e critico fiorentino del ‘900, conosciuto in Toscana per il suo attivismo politico e artistico. A lui è dedicata la mostra, ideata da Natali, Farinella e Marchioni, in seguito alla donazione di un autoritratto dell’artista, da parte degli eredi di Soffici, alla Galleria degli Uffizi.
La scelta della disposizione delle opere è innovativa. Non ci si limita a un semplice percorso monografico, ma sono esposti artisti che Soffici “massacrò” o apprezzò nei suoi scritti. Tali commenti sono fedelmente riportati a fianco di ogni opera e ci fanno capire da chi fu influenzato l’artista e chi influenzò con le sue idee.

Tutto nasce a Parigi nei primi anni del ‘900. Le Esposizioni Universali ospitano milioni di visitatori al giorno, centinaia di artisti inediti, e sono occasione di spunti e scoperte per giovani come Soffici, che si reca spesso nella capitale francese a caccia di novità. In particolare, i suoi idoli diventano Segantini, Böcklin e Puvis de Chavannes, che definirà come “triade luminosa” a cui fare riferimento. Chavannes, in particolare, è apprezzato da Soffici, che lo prende a modello quando va a decorare, nel 1905, gli undici pannelli del Grand Hotel des Bains di Roncegno, albergo termale in Valsugana. L’unico pannello rimastoci oggi è esposto alla mostra e ci mette davanti a un paesaggio bucolico dove alcune bagnanti (riprese da quelle dei quadri di Chavannes) sono affiancate da una donna dagli abiti severi nell’atto di immergere in acqua un neonato. L’allusione all’acqua come elemento di purificazione e rigenerazione è evidente, soprattutto se si pensa al contesto “termale” per cui fu dipinto il pannello. La donna è plastica e monumentale, ma questo aspetto è perfezionato in un’altra opera esposta, i Contadini toscani, Lì si capiscono i modelli antichi di Soffici, Giotto e Masaccio, da cui riprende la solidità delle forme, la semplicità dei soggetti e l’attenzione all’accostamento dei colori brillanti. Se ne distacca invece nella resa dei visi, che sono un chiaro riferimento a un personaggio conosciuto da poco a Parigi, Picasso.

Tutti i modelli di Soffici, tuttavia, sono abbandonati con la scoperta di Cézanne, da cui rimane letteralmente folgorato. Il disegno del maestro post impressionista riconduce ogni elemento naturale a una forma geometrica, vi è una sintesi immediata, semplificata, mai vista prima, che Soffici farà sua in opere come il Savignone, I giocatori di carte o La raccolta delle olive, presenti alla mostra e affiancati da vari quadri del maestro.

Un’altra sezione di Scoperte e Massacri ospita i quadri “massacrati” da Soffici alle Biennali veneziane del 1909 e del 1910. L’artista definirà il complesso delle opere “il cimitero dell’arte e dello spirito italiano”, criticando artisti come Galileo Chini, Kroyer, Von Stuck, Fattori e perfino Signorini, che aveva tanto amato fino a poco tempo prima. Si salvano Renoir, considerato “il più completo pittore dei nostri tempi” e Courbet, di cui apprezza Le Grand Pont (1864), attualmente esposto agli Uffizi.

Furioso per non avere ospitato alle biennali quelli che secondo lui erano gli unici veri artisti da invitare, Soffici decide di organizzare a Firenze la prima mostra italiana degli impressionisti francesi. All’evento partecipano Cézanne, Renoir, Picasso Pissarro, ma vi è anche una novità italiana: Medardo Rosso. A questo personaggio è dedicata un’intera sala della mostra agli Uffizi, che fa ben capire come Rosso sia stato, forse, il primo e unico scultore impressionista dell’epoca. Fra le opere esposte, la Portinaia è considerata dall’artista stesso come il punto di partenza della propria arte. La luce modella una figura china, in cera su gesso, visibile da un solo punto di vista e presa di taglio. La sensazione è quella di un volto visto di sfuggita, che ci lascia un’idea vaga di quella che potrebbe essere, forse, una portinaia.

Scorrendo fra le sale e nel procedere delle esperienze di Soffici, si resta straniti da una sezione che raccoglie insegne con cocomeri, schizzi a matita e coppie di pere e limoni bidimensionali. E’ “l’arte idiota” del Doganiere Henri Rousseau, di cui Soffici s’invaghì al punto da scrivere su La Voce che, in cambio di una sua opera, avrebbe ceduto volentieri la Madonna delle Arpie di Andrea del Sarto, tutta l’opera di Fra’ Bartolomeo e il Matrimonio della Vergine di Raffaello. Visione discutibile, ma sicuramente nuova e anticonvenzionale.
Un merito ben più oggettivo da riconoscere a Soffici è quello di aver portato la conoscenza dell’arte cubista in Italia. Quando, nel 1911, pubblica su La Voce un saggio su Braque e Picasso, le illustrazioni previste sono censurate dal direttore Prezzolini, che commenta sconvolto: “se pubblichiamo quella roba lì, non ci facciamo credere più da nessuno”. “Quella roba lì” sarà pubblicata qualche mese dopo dallo stesso giornale. Alla mostra si possono vedere opere di Picasso e Braque dedicate alla tecnica del papier collé, nonchè alcuni quadri del Soffici cubista e futurista. Infatti, accanto alle avanguardie francesi, si affiancano piano piano quelle italiane. Il futurismo, in particolare, sarà un movimento con cui Soffici avrà un rapporto complicato e contraddittorio. Passerà da una critica spietata, a un temporaneo avvicinamento, a un nuovo distacco.

Tutte le novità assimilate dal pittore di Rignano sull’Arno nei primi anni del ‘900 gli serviranno per creare una grande opera, ricostruita per intero, per la prima volta dopo molti anni, in una stanza della mostra agli Uffizi. Si tratta di una commissione del 1914, fattagli dall’amico Papini per la sua casa a Bulciano. Soffici è chiamato a dipingere le quattro pareti della Stanza dei manichini, un ambiente in cui si discuteva d’interventismo e politica. Le mura si riempiono così di danzatrici e bagnanti che si rifanno all’arte primitiva e cubista (vedi le Demoiselles d’Avignon), in pose schematiche che ricordano le figure dipinte sui vasi greci ed egizi. Lo sfondo è un connubio di arte idiota, futurismo e cubismo: un cielo invaso da lettere di cartelloni pubblicitari, stelle, uccelli, soli, cocomeri e arcobaleni. Tutto è dinamico, vivace, irriverente e si carica di tenerezza se si pensa ai particolari aiutanti che contribuirono all’opera, ovvero le bambine di Papini, Viola e Gioconda.

Con la guerra, Soffici si arruola, smette di dipingere e fonda la Ghirba, rivista satirica che vuol tenere alto l’umore dei soldati. Una volta finito il conflitto, l’artista si sente finire con esso. E’ consumato, cerca un nuovo ordine delle cose, un nuovo impulso alla vita. Scriverà à Carrà: “Non ammetto altro che semplicità di fronte alla natura, che voglio studiare e rendere con onestà”. Da quel momento, Soffici si dà alle nature morte, a soggetti presi dalla vita quotidiana, a soggetti che riflettono i nostri bisogni primari. Bottiglia bianca con mela, Mele e calice di vino, Pere e bicchiere di vino sono alcune delle ultime opere esposte agli Uffizi. L’ultima opera che ci troviamo davanti è l’Autoritratto di Soffici del 1949. L’artista, settantenne, guarda lo spettatore con un misto di serietà e dolore. Sembra interrogarlo su cosa ne sarà di lui, su cosa accadrà all’Italia del dopoguerra. Nei suoi occhi si legge un senso di rassegnazione, accolto tuttavia con orgoglio e prontezza. E’ con questo sguardo che termina la mostra.

Didascalie immagini
- Ardengo Soffici, Il bagno, 1905, olio su tela, collezione privata
- Ardengo Soffici, Contadini toscani, 1907, olio su cartone, collezione privata
- Paul Cézanne, Campagnes de Bellevue (Paesaggio) 1885-1887, olio su tela, Washington DC, The Phillips Collection / Paul Cézanne, Paysage provençal, 1900-1904, matita e acquerello su carta bianca, Fondazione Magnani Rocca (Parma)
- Gustave Courbet, Le Grand Pont 1864, olio su tela, New Haven, CT, Yale University Art Gallery
- Medardo Rosso, Portinaia, 1920, cera su gesso, Galleria d’Arte moderna, Firenze
- Pablo Picasso, Pipa, bicchiere, bottiglia di Vieux Marc (e “Lacerba”) 1914, collage di carta, carboncino, inchiostro di china, inchiostro da stampa, grafite e guazzo su tela, Venezia, Peggy Guggenheim Collection
- Ardengo Soffici, Decorazioni di Bulciano, 1914, tempere murali staccate e riportate su pannelli, Macerata, Fondazione Carima – Museo di Palazzo Ricci
- Ardengo Soffici, Autoritratto, 1949, olio su tela cartonata, Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture
In copertina:
Ardengo Soffici, Decorazioni di Bulciano, 1914, tempere murali staccate e riportate su pannelli, Macerata, Fondazione Carima – Museo di Palazzo Ricci
[particolare]
Dove e quando
Evento: Scoperte e Massacri. Ardengo Soffici e le avanguardie a Firenze
- Fino al: – 08 January, 2017
- Sito web