La vicenda artistica e umana di Jean Lorenzi e Danièle Lorenzi Scotto è un’icoma del modo di vivere arte e amore come le due facce della stessa medaglia anche perché, la loro storia, è un’opera d’arte in sé, forse la loro opera più grande.
Percorsi artistici così profondamente intrecciati ga rendere il termine ‘dialogo’ limitativo, ma, al tempo stesso tempo rappresentativi delle individualità.

Nella Salle d’exposition du Quai Antoine 1er di Montecarlo una grande mostra racconta le vicende di questi due protagonisti della vita artistica e culturale del Principato, attraverso 110 tra dipinti e disegni di Danièle e un ricco corpus di 110 e un ricco corpus di grafiche, disegni e inchiostri di Jean.

Curata da curata da Lidia Carrion, testimonia quanto l’arte e la letteratura siano stati elementi imprescindibili del vissuto segnadone ciascun momento della loro esistenza. A partire incontro e alla fuga a Venezia, città che segna l’inizio dell’esperienza che da sentimentale diventa creativa. E la prima parte della mostra celebra proprio l’incanto di quella magica città che ritrarranno in una serie di disegni che illustreranno successivamente diversi carnet di viaggio.

La Curatrice fa notare come “n tutte le vere storie d’amore, ciò a cui si assiste qui non è un annullamento reciproco in una sorta di ‘terra di mezzo’ artistica comune, ma al contrario il confronto amoroso tra due personalità artistiche forti, pienamente riconoscibili, e profondamente differenti, che si alimentano l’un l’altra, aggiungendo invece di togliere.”

Danièle spiega: “Quello che caratterizza il lavoro di disegnatore di Jean, che impiegava materiali come la matita, la punta d’argento, il lavis, la penna, è la sua immaginazione che s’insinuava in tutti i temi che sceglieva, dalla mitologia alle città immaginarie, ai mostri; e poi il realismo dei suoi ritratti, la finezza del tratto nelle sue illustrazioni. Quello, invece, che caratterizza me, come pittrice, è la preoccupazione di restare libera di fronte al soggetto; libera d’interpretare, senza dimenticare l’attrazione costante per il ritratto. Quello che trovo sulla punta del pennello è per me l’espressione di un gesto sacro.”

Un capitolo importante della mostra è dedicato all’incisione, tecnica che Jean sperimentò e utilizzò negli ultimi anni della sua vita. Lavorò indifferentemente con il rame, lo zinco e il linoleum, ma è stato il plexiglas il supporto sul quale si è particolarmente esercitato e che lo ha portato a proporre temi mitologici e astrologici, sconfinando a volte nell’informale o negli argomenti fantastici dei “Capricci”.

La vicenda creativa di Danièle inizia alla metà degli anni cinquanta, all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove si laurea. Dopo un periodo trascorso a Parigi, ritorna a Monaco nel 1961 che trova il suo primo studio “Les Rotondes” e incontra Jean. Dopo il loro matrimonio, costruiscono un rifugio dorato nella casa di ‘San Lorenzo’ e nel giardino mediterraneo creano diversi atelier ispirandosi alla natura circostante. Nello studio del Vallon, lontano dalla casa e dai suoi rumori, Jean incideva – spesso alle prime luci dell’alba – e Danièle dipingeva quadri caratterizzati, da quanto scriveva il critico M. Jacquemin-Hilaire, da “un’adesione alla forma esplosiva del fauvisme”.

Ancora la Curatrice: “Il segno denso, drammatico di Jean si rispecchia così nella levità e nella gioia coloristica di Danièle, come in una sorta di dialogo tra chiaro e scuro, Yin e Yang. E’ il gioco delle differenze, ma anche di una profonda armonia. Ognuno dei due si rispecchia nelle opere dell’altro, viene ritratto dall’altro, rappresenta una presenza costante, continua, ma allo stesso tempo libera da qualunque senso di ossessione.

Alcune simbiosi artistiche possono essere laceranti e persino distruttive, ma quella tra Jean e Danièle non è nulla di tutto questo: è piuttosto la dimostrazione di come sia possibile che due persone diventino ciascuna il porto sicuro dell’altra, la fonte della gioia e della bellezza, la certezza di poter amare essendo amati. Chi non vorrebbe vivere all’interno di questa armonia, per di più alimentata da una costante tensione comune a creare bellezza?“
Didascalie immagini
- Jean Lorenzi-Scotto, La berceuse (La Ninna nanna), matita, 50×65 cm
- Danièle Lorenzi-Scotto, Les soeurs (Le sorelle), olio su tela, 100×80 cm
- Jean Lorenzi-Scotto, Le sonnet (Il sonetto), penna, 50×65 cm
- Danièle Lorenzi-Scotto, L’autoportrait (L’autoritratto), olio su tela, 114×146 cm
- Jean Lorenzi-Scotto, Le college (Il collegio) acquaforte, 50×65 cm
- Danièle Lorenzi-Scotto, L’homme aux goélands (L’uomo con i gabbiani), olio su tela, 114×195 cm
- Jean Lorenzi-Scotto, La confidence (La confidenza), acquaforte, 28×38 cm
- Danièle Lorenzi-Scotto, La jeune fille à l’amandier (La ragazza del mandorlo), olio su tela, 73×92 cm
In copertina:
Un particolare di: Danièle Lorenzi-Scotto, Le vélomoteur (Il ciclomotore), olio su tela, 100×80 cm
Note biografiche
- Jean-Eugène Lorenzi, nato nel 1916 a Monaco, si spegne tragicamente nel 1989. Non ancora ventenne si laurea in legge, ed esercita la professione per quarant’anni. Uomo attivo in politica e nel sociale, è stato membro del Consiglio della Corona, tre volte parlamentare, artista, scrittore e poeta.
- Danièle Lorenzi-Scotto, nata nel 1936 a Monaco, allieva di Primo Conti, si laurea a Firenze all’Accademia delle Belle Arti e a soli 25 anni, dirige l’Ecole Municipale des Arts Décoratifs di Monaco, dove contemporaneamente insegna per vent’anni. Sposa nel 1968 Jean Lorenzi, avvocato e artista, condividendo con lui una vita d’amore e di creazioni.
Orari: dal martedì alla domenica (chiuso lunedì)
13.00-19.00. Ingresso gratuito
Dove e quando
- Fino al: – 16 November, 2016