Rosmonda d’Inghilterra, titolo pressochè sconosciuto al grande pubblico, è l’ultima opera scritta da Gaetano Donizetti in collaborazione con Felice Romani. Il debutto avvenne a Firenze, al Teatro La Pergola il  26 febbraio 1834, sotto la gestione dell’impresario Alessandro Lanari e con un cast di primissimo ordine: la giovane Fanny Tacchinardi Persiani nella parte di Rosmonda, Anna Del Sere in quella di Leonora, il tenore Gilbert Duprez (Enrico II), il basso Carlo Porto (Clifford) e Giuseppina Merola (Arturo). Non fu un successo e Donizetti dovette rassicurare l’editore Ricordi sul fatto che, nelle repliche, “la Rosmonda piaceva sempre di più”. In realtà l’opera ebbe una scarsissima diffusione e, l’unica che si conosce, fu a Livorno nel 1845.
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Il libretto non era nuovo, probabilmente per ragioni di tempo, e in base al cast disponibile, venne rivisitato un precedente lavoro di Romani, la Rosmonda scritta cinque anni prima per Carlo Coccia (Venezia, Teatro La Fenice, carnevale 1829). Un soggetto che, in linea con il gusto romantico per le ambientazioni e le storie di derivazione inglese, era di moda in quegli anni e toccherà l’apice l’anno seguente con Lucia di Lammermoor tratta da Walter Scott.
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Come ben rileva Giorgio Pagannone nel suo saggio Una tragedia bella e buona e delle più orrende (il cui titolo è tratto dal “prezioso volume curato da A. Bini e J. Commons”: Le prime rappresentazioni delle opere di Donizetti nella stampa coeva) dove evidenzia la truculenza del finale dell’opera: una donna (Leonora) che ammazza in scena un’altra donna (Rosmonda), con la vittima che “dolce come un agnellino”, aspetta “placidamente e con rassegnazione che si compia il sacrifizio”.
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Un finale che al recensore parve più che bizzarro, oltre che brutale, e che in effetti è rarissimo nell’opera; in Donizetti, mi sovviene un solo caso: Maria de Rudenz, del 1838, ma l’assassinio di Matilde, la rivale di Maria, avviene fuori scena, e in questo caso muore anche l’omicida. 

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Più di frequente, nell’opera vale il principio enunciato da Catherine Clément: c’è sempre questa costante: la morte provocata dall’uomo. Sia che agiscano da sole, come Butterfly, sia che vengano pugnalate, come Carmen, il coltello, la mano che stringe, il respiro che manca e l’esito mortale provengono dall’uomo. È pur vero che il melodramma metteva spesso in scena la rivalità femminile, anche se questa causava problemi fra le primedonne (“È più facile conciliare due regine sul trono, che due prime donne sulla scena”, si legge in un articolo satirico uscito sulla “Gazzetta musicale di Firenze” nel 1855).
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Non sempre per Doninzetti la donna era succube dell’uomo, e nella sua sua Rosmonda, il personaggio più potente è Leonora – nella vicenda storica era più anziana del re di undici anni – e se la donna debole soccombe alla forte, le contende però il primato nel rango vocale così, se Leonora porta la corona “reale”, la parte di Rosmonda è piena di corone “musicali”: fermate e cadenze di solito riservate alle dive, specie se dotate di grande agilità vocale come Fanny Tacchinardi o come Jessica Pratt a Firenze il mese scorso durante il Belcanto Festival che ha riportato sul palco, dal quel lontano 1845 livornese, un’opera riscoperta nel 1975 solo in alcuni suoi brani come l’aria Perché non ho del vento.
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Validissimo il cast con Jeccica Prat ed Eva Mei amante e moglie del re, Michael Spyres, con Nicola Ulivieri nei panni di Clifford e Raffaella Lupinacci in quelli di Arturo. Tutti bravissimi e, in alcune arie, nonostante la forma di concerto, i recitativi sono stati così intensi da strappare applausi senza fine.
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L’Orchestra del Maggio Musicale ben diretta da Sebastiano Rolli, fin dalla overture, ci ha messo nella condizione di chiederci perchè questa opera possa essere caduta nell’oblio. Il Coro, anche per l’assenza dell’azione scenica, è stato perfetto sia come voce popolare che come quella dei sicari.
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Tutti bravissimi e, alla fine, un’ovazione!. 

Didascalie immagini

  1. Rosmonda, Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
  2. Rosmonda, Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
  3. Rosmonda, Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
  4. Rosmonda, Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
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  6. Rosmonda, Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
  7. Rosmonda, Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
  8. Rosmonda, Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

In copertina:
Rosmonda, Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
[particolare]

Rosmonda d’Inghilterra
di Gaetano Donizetti

Melodramma Serio in due atti
Libretto di Felice Romani

Musica di Gaetano Donizetti
Direttore Sebastiano Rolli

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Revisione critica sull’Autografo a cura di Alberto Sonzogni
© Fondazione Donizetti / Bergamo / 2016

Personaggi e interpreti:

  • Rosmonda, amante di Enrico, e figlia di Clifford soprano Jessica Pratt
  • Enrico II, re d’Inghilterra tenore Michael Spyres 
  • Leonora di Guienna, moglie di Enrico II soprano Eva Mei
  • Clifford, antico governatore del re basso  Nicola Ulivieri
  • Arturo, giovine paggio di Enrico mezzosoprano Raffaella Lupinacci

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

L’azione è in Inghilterra nel castello di Woodstock e nella torre di Rosmonda.

L’epoca è del secolo XII.

Belcanto Festival Opera di Firenze
9, 12 e 15 ottobre 2016

Sinossi
(dal libretto di sala, courtesy Teatro dell’Opera Firenze)
Leonora di Guienna, ripudiata dal re di Francia a cagione della sua imprudente condotta in Antiochia, aveva recato in dote al duca di Normandia la potente provincia di Aquitania, e co’ suoi tesori acquistato gli aveva il trono d’Inghilterra, sul quale ei regnava col nome di Enrico II. Ma superba, e imperiosa com’era, ella perdette ben presto anco il core del secondo marito. Sono celebri in Inghilterra gli amori del re con la giovane e bella Rosamonda (che per comodo del verso vien chiamata Rosmonda) e porgono ancora commovente soggetto ai poeti, ed ai romanzieri. Enrico, narrano alcuni, approfittandosi dell’assenza di Clifford, padre della donzella, si era a lei presentato sott’altro nome, e indottala a fuggire dal paterno tetto, la teneva celata nel castello di Woodstock in una torre, tuttavia chiamata la torre di Rosamonda, e quivi divisava di farla sua sposa. Siffatto disegno non rimase lungamente coperto a Leonora. Cercò essa ogni via per conoscere la sua rivale, e tentò ogni mezzo per sapere il luogo ove era nascosta. Fortuna le fu favorevole; imperocché essendo un giorno alla caccia nelle vicinanze di Woodstock fu da un paggio d’Enrico guidata a Rosmonda. Il re non fu a tempo d’impedire la vendetta della regina, e l’infelice giovane fu da lei trucidata nei giardini di Woodstock, presso una fonte, famosa ancora ai dì nostri, e visitata da viaggiatori. Su tale istoria si aggira il presente melodramma. L’autore si è prefisso di conservare nel suo lavoro il più semplice tessuto, e la più possibile verità. Se non per altro, sia perciò raccomandato ai lettori.  

Dove e quando

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