Pierfrancesco Diliberto in arte Pif col fortunato film d’esordio La mafia uccide solo d’estate ha raccontato, con insolita chiave comica, responsabilità collettive nel prosperare della criminalità organizzata in Sicilia.
Adesso con In guerra per amore invita la coscienza critica del nostro Paese ad una riflessione su una pagina di storia colpevolmente taciuta, non solo dal Cinema ma anche da ogni dibattito nazionale.
L’esile storia è quasi un pretesto: Arturo Giammaresi giovane palermitano emigrato a Brooklyn è innamorato corrisposto di Flora Guarneri, nipote del suo datore di lavoro nel ristorante Alfredo’s che l’ha promessa sposa a Carmelo, figlio di un boss con cui è in affari.
L’unico modo per intralciare i progetti dello zio è quello di ottenere dal padre di Flora il permesso per sposarla, ma l’anziano genitore abita ancora al paese – Crisafullo – in Sicilia e dato che siamo nel gennaio 1943 da quelle parti imperversa la seconda guerra mondiale.
Grazie a un inglese ‘appiccicato con la sputazza’ nella pronuncia di Arturo la parola water viene scambiata per war facilitandone l’arruolamento, parteciperà con la VII armata allo sbarco in Sicilia delle forze alleate per rintracciare l’uomo che può dare realtà al suo sogno d’amore.

Scritto dal regista insieme a Michele Astori e Marco Martani, In guerra per amore è un’opera di denuncia civile in linea col genere inventato da Francesco Rosi realizzato come un film di Totò, che mischia senza complessi etica e comicità perché – per dirla con Ettore Scola a cui il film è dedicato – Pif non teme di essere un ‘cazzaro’ come orgogliosamente si definiva l’illustre Maestro.
Toccando tutte le sfumature della commedia dalla farsa al grottesco, abilmente il film affronta con classe e acuta ironia note ancora dolenti, come le polemiche su Piazzale Loreto, liquidandole con una sana risata e abbattendo tabù che dopo tutti questi anni è finalmente giusto demolire una volta per tutte.

Ai titoli di coda vediamo sullo schermo le pagine originali del rapporto Scotten, conservato a Londra e datato 29 ottobre 1943, in cui un capitano dell’esercito americano denunciava il problema della mafia in Sicilia che i provvedimenti adottati dalle forze militari statunitensi rischiavano di assecondare.
Il film strappa il velo del silenzio nazionale su vicende all’estero storicamente accertate e consolidate, con Lucky Luciano che dal carcere in USA fa una lista di ‘uomini d’onore’ di sua fiducia da contattare allo sbarco e di mafiosi incarcerati dal regime fascista rimessi a piede libero per collaborare al nuovo corso.

Senza voler fare un film antiamericano, ridendo e scherzando Pif mette in scena verità storiche per quello che sono, mostrando apertamente come uomini delle cosche, incarnati nella finzione da Don Calò, furono ricompensati andando a ricoprire cariche pubbliche.
Attraverso la Democrazia Cristiana gli Stati Uniti permisero l’inquinamento delle istituzioni promuovendo il prosperare della mafia, usando Cosa Nostra come guardiano contro l’ascesa popolare del Partito Comunista Italiano; dalla strage di Portella delle Ginestre ancora coperta dal segreto di Stato ai brogli elettorali del 1948, in un’immonda alleanza che andò avanti fino al crollo dell’Unione Sovietica con l’abbattimento del muro di Berlino e la stagione delle stragi Falcone/Borsellino del 1992 in cui il patto andò in crisi.

Limitato a un arco di tempo compreso tra gennaio e l’armistizio dell’8 settembre ’43 il film getta nuova luce sulla storia del nostro Paese, con l’intento di provocare anche quel processo di autocritica che in Italia non c’è mai stato. In fondo eravamo i cattivi anche noi, alleati dei nazisti di Hitler, ma a posteriori si è preferito propagandare lo stereotipo degli ‘italiani brava gente’ senza affrontare alcuna responsabilità collettiva, assolvendo tutti semplicemente così: cambiando bandiera.
Nel cast va citato Andrea Di Stefano, regista di Escobar con Benicio Del Toro, qui impegnato nel ruolo del tenente Philip Catelli ispirato al vero capitano W.E.Scotten, e la straordinaria coppia comica formata da Maurizio Bologna e Sergio Vespertino degna dei migliori Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.

Ispirandosi a classici della commedia all’italiana come Tutti a casa di Luigi Comencini, pur senza possederne lo spessore psicologico dei personaggi, In guerra per amore diverte in modo intelligente in una confezione di alta qualità spesso inusuale, soprattutto negli effetti speciali, per una produzione italiana.
L’uso di uno stile colloquiale della voce narrante richiama forse troppo le esperienze televisive di Pif e nuoce al respiro cinematografico del film, ma il regista ammette con umiltà di essere ancora un neofita e come ha detto in conferenza stampa: “datemi tempo”.
Didascalie immagini
- Locandina
- Pif è Arturo e Miriam Leone la sua amata Flora
- La statua di Mussolini appesa tra la biancheria, raffinata provocazione / Il piccolo Sebastiano, Samuele Segreto, disegna il rigo delle calze alla mamma / Forest Baker è il generale Patton, davanti al tempio di Segesta dove avrebbe
sfoggiato la sua ignoranza: “perché manca il tetto, l’abbiamo bombardato noi?” - Andrea Di Stefano è il Sottotenente Philip Catelli
- Lucky Luciano di nuovo libero in Italia / Criminali incarcerati dal fascista Prefetto di Ferro liberati per calcolo politico dall’esercito USA / Don Calò, Maurizio Marchetti, annuncia l’arrivo della democrazia
- L’immaginario paese di Crisafullo / Sergio Vespertino e Maurizio Bologna sono Saro e Mimmo, originale allarme anti aereo / Meravigliosi attori anche in piccoli ruoli / Sebastiano con la madre Teresa, Stella Egitto, e il nonno Agostino,
Antonello Puglisi, diffidenti davanti al latte in polvere americano
(© 2016 Wildside)
In copertina:
Arturo Giammaresi in Sicilia con le truppe alleate
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(© 2016 Wildside)
SCHEDA FILM
- Titolo originale: In guerra per amore
- Regia: Pierfrancesco Diliberto – Pif
- Con: Pif, Andrea Di Stefano, Miriam Leone, Vincent Riotta, Maurizio Marchetti, Sergio Vespertino, Maurizio Bologna, Stella Egitto, Antonello Puglisi, Samuele Segreto, Mario Pupella, Orazio Stracuzzi, Lorenzo Patané, Aurora Quattrocchi, David Mitchum Brown, Forest Baker, Rosario Minardi, Salvatore Ragusa, Domenico Centamore
- Soggetto: Michele Astori, Pierfrancesco Diliberto
- Sceneggiatura: Michele Astori, Pierfrancesco Diliberto, Marco Martani
- Fotografia: Roberto Forza
- Musica: Santi Pulvirenti
- Montaggio: Clelio Benevento
- Scenografia: Marcello Di Carlo
- Costumi: Cristiana Ricceri
- Produzione: Mario Gianani e Lorenzo Mieli per Wildside con Rai Cinema
- Genere: Commedia
- Origine: Italia, 2016
- Durata: 99’ minuti