In un imprecisato Giappone feudale Kubo è un ragazzino che ama narrare storie fantastiche, popolate di mostri e valorosi guerrieri, animando origami sulla piazza del villaggio con il suo magico shamisen, un antico strumento musicale.
Il giovane vive in una grotta sulla montagna che sovrasta il paese insieme alla madre, una donna che sembra riacquistare presenza di sé riemergendo dal persistente stato di trance solo al calar delle ombre, quando è solita raccontare al figlio le gesta eroiche di suo padre Hanzo, morto in circostanze misteriose per la loro salvezza.
Durante la festa di Obon in cui è uso rendere omaggio alla memoria dei defunti, inavvertitamente Kubo evoca un fantasma dal passato e una grande minaccia si abbatte sull’intera comunità.
Il ragazzo sarà costretto a intraprendere un viaggio per recuperare l’invincibile armatura paterna, scoprire il mistero che ancora avvolge la sorte del genitore scomparso e sconfiggere le forze malefiche che incombono su di lui; con Scimmia e Scarabeo come compagni di viaggio affronterà avversari potenti e luoghi pericolosi, in un percorso di evoluzione dall’innocenza dell’infanzia alla consapevolezza dell’età adulta.

Al loro quarto lungometraggio dopo Coraline e la porta magica, ParaNorman e Boxtrolls – le scatole magiche, gli studi d’animazione Laika di Hillsboro, Oregon, realizzano con Kubo e la spada magica un’avventura epica che segna il debutto alla regia di Travis Knight, presidente dello Studio, capoanimatore e produttore dei titoli precedenti.
Realizzato in animazione a passo uno scattando un fotogramma alla volta, sublime marchio di fabbrica dell’azienda, il film è un omaggio al Giappone e alla sua secolare cultura, che il regista ama profondamente fin dal suo primo viaggio all’età di otto anni nel Paese del Sol Levante.

Sul piano visivo e puramente cinematografico i riferimenti dichiarati di Kubo e la spada magica sono i classici di Akira Kurosawa, nella composizione delle inquadrature ma anche nei temi umanistici universali di opere come Non rimpiango la mia giovinezza, unitamente ai grandi film dell’inglese David Lean, che ha sempre prediletto ambientazioni di ampio respiro anche per storie minime come La figlia di Ryan.
Nel viaggio di Kubo verso la consapevolezza molteplici sono i mondi creati sullo schermo, dal sottomarino giardino degli occhi a una nipponica foresta di bambù, dalla tundra innevata a minacciosi mari in tempesta, per un totale di ottanta diversi set allestiti.

L’acqua è una delle sfide maggiori da rappresentare per l’animazione a passo uno ma Oliver Jones, supervisore al movimento di tutti i lungometraggi Laika, ha creato un sistema con una griglia di ferro ricoperta da materiali assortiti, inclusi brandelli di tessuto e buste dell’immondizia, di cui si può ammirare l’efficacia in un paio di sequenze mozzafiato.
L’onda gigante nella scena d’apertura all’inizio del film è un omaggio alla celebre opera di Katsushika Hokusai – le sue stampe ukiyo-e1 insieme a quelle di Kiyoshi Saito hanno ispirato l’intera estetica del film – mentre la monumentale scena della tempesta in mare ha richiesto diciannove mesi di lavoro per essere completata.

Nel panorama dell’animazione contemporanea con la netta prevalenza del digitale è meravigliosa l’ostinata caparbietà con cui la Laika Entertainment porta avanti l’artigianato del passo uno, creando opere diverse da qualsiasi altra produzione in circolazione e abbattendo sempre nuove barriere limitanti del linguaggio espressivo di una tecnica praticamente immutata dagli albori del Cinema.
Innegabilmente anche in Kubo e la spada magica sono presenti effetti speciali digitali, ma si limitano principalmente ad amplificare atmosfere o allargare orizzonti nei paesaggi sullo sfondo, dando dimensioni leggendarie a miniature che nella realtà hanno scala ridotta.

Un’altra sfida era quella di realizzare davvero con gli origami il personaggio più piccolo mai creato per l’animazione a passo uno, il samurai ‘Piccolo Hanzo’ che Kubo muove nei suoi spettacoli di strada, costruito in ridottissime dimensioni – circa cinque centimetri d’altezza – ricorrendo però alla tecnica del kirigami che ammette il taglio della carta oltre la tradizionale piegatura.
Una nutrita squadra di persone ha prestato la propria consulenza per creare sullo schermo un mondo senza incongruenze con la cultura giapponese, coreografi esperti hanno collaborato alle scene di danza e di combattimento, realizzando un gioiello d’animazione che ha richiesto una lavorazione di cinque anni con novantaquattro settimane di riprese.

Sugli schermi italiani dal prossimo 3 novembre distribuito da Universal Pictures, Kubo e la spada magica è un’esaltante emozione visiva che andrebbe adottata sul piano didattico per educare all’immagine il pubblico dei più piccoli, abituato a un mondo dove impera l’estetica da videogame, che rischia di non avere gli strumenti culturali per apprezzare l’Arte di cui i film Laika – con l’animazione disegnata ormai in minoranza – sono espressione.
Didascalie immagini
- Locandina italiana
- Kubo e il suo magico shamisen / Kubo e sua madre nella loro grotta / Affrontando il pericolo con Scimmia e Scarabeo
- Il regista produttore Travis Knight al lavoro / Il mostro per il giardino degli occhi / Il cimitero nella foresta
- Il respiro epico di grandi spazi, nelle ambientazioni e nei manifesti originali del film
- L’onda imponente della sequenza iniziale / Locandina originale in stile ukiyo-e / Ritratto di famiglia per Kubo in fasce e i suoi genitori / La bestia lunare costruita sul modello di un vero pesce preistorico
- La madre di Kubo / Kubo e Scimmia al riparo nella carcassa di una balena / Le spettrali sorelle figlie del Re della luna / Scarabeo e Scimmia: la straordinaria versatilità di recitazione dei personaggi Laika ottenuta con le facce intercambiabili
- Piccolo Honzo, compagno di viaggio di Kubo, il personaggio più piccolo realizzato in animazione a passo uno
.
(© 2016 Laika Studios / Universal Pictures)
In copertina:
Kubo con i suoi alleati Scimmia e Scarabeo (© 2016 Laika Studios / Universal Pictures)
NOTE
1 Con il termine ukiyo-e che letteralmente significa ‘immagine del mondo fluttuante’ – con riferimento al pensiero buddista sul ciclo continuo di morte e rinascita di tutte le cose – si indica un genere di stampa artistica giapponese su carta, impressa con matrici di legno incise, fiorita nel periodo Edo ma riportata in auge anche agli inizi del XX secolo da Kiyoshi Saito che, in opposizione al lavoro collettivo della tradizione, eseguiva personalmente ogni fase della realizzazione per rivendicare l’opera d’arte come espressione individuale.
SCHEDA FILM
- Titolo originale: Kubo and the two strings
- Regia: Travis Knight
- Con le voci originali di: Charlize Theron, Art Parkinson, Ralph Fiennes, George Takei, Cary-Hiroyuki Tagawa, Brenda Vaccaro, Rooney Mara, Matthew Mc Conaughey, Meyrick Murphy, Minae Noji, Alpha Takahashi, Laura Miro, Ken Takemoto, Aaron Aoki, Luke Donaldson, Michael Sun Lee, Cary Yoshio Mizobe, Rachel Morihiro, Thomas Isao Morinaka, Saemi Nakamura, Zach Rice, Mariel Sheets
- Soggetto: Shannon Tindle, Marc Haimes
- Sceneggiatura: Marc Haimes, Chris Butler
- Direttore dell’animazione: Brad Schiff
- Fotografia: Frank Passingham
- Musica: Dario Marianelli
- Montaggio: Christopher Murrie
- Scenografia: Nelson Lowry
- Costumi: Deborah Cook
- Produzione: Arianne Sutner e Travis Knight per Laika Entertainment
- Genere: Animazione
- Origine: USA, 2016
- Durata: 101’ minuti