Fino al 22 gennaio 2017, Palazzo Strozzi ospita la mostra sull’artista contemporaneo cinese Ai Weiwei, e carica il titolo dell’evento aggiungendo una parola fondamentale, evidenziata dal colore giallo che differisce già in copertina dal nome in bianco dell’artista: LIBERO. “Libero” perché la mostra era nata col pensiero di un artista che avrebbe dovuto organizzarla da lontano, relegato in Cina a causa del sequestro del suo passaporto da parte del governo cinese, ma tale pensiero si è poi annullato nel momento in cui, dopo quattro anni, Ai Weiwei si è visto restituita di colpo i suoi documenti, e insieme a quelli la sua libertà. Libero è anche il modo in cui ha reinterpretato gli spazi di Palazzo Strozzi, andando oltre il normale concetto di “museo contenente opere d’arte”. Le sue opere evadono, si attaccano alle pareti esterne, si mostrano provocatorie nel cortile, si nascondono perfino agli Uffizi e nel Mercato Centrale di San Lorenzo.
E’ quasi impossibile non notarle, non accettare la sfida di Ai Weiwei che si concretizza nell’opera Study of Perspective: spettatori, mettete in discussione il vostro atteggiamento e pensiero nei confronti dei governi, delle istituzioni e perché no, anche della cultura. I governi mettono in discussione e sfidano i propri cittadini, l’arte fa lo stesso, reagite anche voi, accettate la sfida. Study of perspective è una serie di foto iniziata nel 1995 e ampliata negli anni successivi, in cui l’artista solleva il dito medio contro i principali monumenti e sedi politiche dei più grandi paesi del mondo. In occasione della mostra, anche Palazzo Strozzi si è prestato a diventare bersaglio del gesto provocatorio dell’artista. Una volta terminata la mostra, lo spettatore potrà riflettere sul perché di tale foto. Non prima.

Si entra quindi nel cortile, illuminato al centro dalla luce naturale proveniente dall’alto. Lo spettatore, da quel momento, può decidere se arricciare il naso fermandosi alle apparenze, o cercare di capire l’opera, come richiesto dall’arte contemporanea. Refraction, infatti, è la prima installazione in cui ci scontriamo, si trova nel cortile e non ha niente del “bello” a cui siamo abituati. Quest’opera, anzi, produce un inquietante senso di claustrofobia in chi la guarda. E’ un’immensa ala formata da pannelli solari, presentata ad Alcatraz, la famosa prigione di San Francisco nel 2014. L’ala in sé è da sempre simbolo di libertà, ma ancorata al terreno da materiali pesanti, con forme taglienti e immobili, diventa metafora della privazione di libertà dei detenuti e denuncia le condizioni disumane e i soprusi che questi sono costretti a subire in carcere.

Il nocciolo della mostra si sviluppa però al piano nobile, dove troviamo opere passate e recenti dell’artista, divise in varie sezioni. La seconda sezione riguarda il terremoto del Sichuan avvenuto nel 2008. Migliaia di bambini morirono sotto le macerie di scuole crollate a causa dei materiali scadenti utilizzati dallo Stato per costruire edifici pubblici non a norma, e lo stesso Stato si rifiutò poi di dare degna sepoltura alle vittime della tragedia. L’evento è messo in relazione col devastante terremoto di Amatrice iniziato il 26 agosto 2016 e perpetuatosi nei giorni seguenti. L’arista ci invita a non dimenticare, ad avere memoria di una tragedia tanto grande quanto ingiusta, a capirla e a non farla ripetere. Tre sono le opere che denunciano e ricordano la tragedia, in particolare Rebar and Case (2014): tanti contenitori in legno, simili a bare ma con forme contorte, evocanti la forma del corpo dilaniato che potrebbe trovarvisi all’interno.

Lasciando la stanza, Ai Weiwei ci mette subito di fronte a un altro tema forte, attuale, che sente suo e che sa rivisitare cogliendo l’attenzione del visitatore fiorentino. E’ il tema dell’esilio, non volontario ma forzato. Dopo aver affrontato il tema dei profughi all’esterno del palazzo, Ai Weiwei lo riprende in una sezione creata appositamente per la mostra attuale, a cui dà l’emblematico nome di Renaissance. In questa, troviamo quattro ritratti di uomini “illustri” della storia fiorentina, che hanno in comune una condanna e la privazione della loro libertà. Tutti i ritratti sono fatti con piccoli pezzi di LEGO, assemblati dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze. Chi erano questi personaggi e perché sono stati esiliati? Come sono sopravvisuti fuori dalla loro terra e cosa c’hanno lasciato? Filippo Strozzi, ironia della sorte, è il committente di Palazzo Strozzi e il primo ritratto da sinistra in cui c’imbattiamo entrando nella sala. Dissidente politico fiorentino, è esiliato per ben vent’anni a causa del suo contrasto con la famiglia Medici. Diventa banchiere a Napoli e la sua abilità è tale da esser chiamato indietro dai fiorentini stessi, pentiti di averlo cacciato. Una volta rientrato, farà costruire Palazzo Strozzi col denaro guadagnato all’”Estero”. Filippo Strozzi è l’unico, fra i ritratti, che potrà vantare un lieto fine. Dante, Galileo e Savonarola, anch’essi rappresentati coi mattoncini LEGO, subiranno un duro verdetto da parte dei fiorentini dell’epoca: Dante esiliato a vita, Galileo costretto all’abiura delle sue tesi, Savonarola bruciato vivo. A farci pensare agli ideali del Rinascimento in quanto epoca della ragione, contribuisce invece Wooden Ball, un grande poliedro in legno che ricorda gli studi e i disegni fatti da Leonardo da Vinci a fine ‘400.

Le successive opere ci parlano del commercio di organi in Cina, della censura imposta al popolo cinese, nonché di un passato culturale e politico che stenta a rinnovarsi. Vediamo quindi delle provocatorie interiora di pollo in ceramica, vasi antichi ridipinti o distrutti in segno di rottura con le vecchie dinastie e ancora una distesa di Iron Grass (Erba d’acciaio), dove bisogna capire che cao, ovvero “erba” in cinese, è anche un’imprecazione, usata su internet dai connazionali dell’artista per riferirsi alla censura imposta dal governo.
La mostra al piano nobile si conclude con una sezione dedicata alla mitologia cinese e una dedicata alle vicende di costruzione e distruzione dello studio di Ai Weiwei a Shanghai, per poi scendere alla Strozzina, in cui si può ammirare una raccolta di foto che testimoniano la vita bohémienne dell’artista durante il suo soggiorno americano. Una specie di blog cartaceo ai tempi in cui i blog non erano stati ancora creati.

Didascalie immagini
- Study of Perspective (Studio prospettico), 1995-2011. Fotografie a colori e fotografie in bianco e nero. ( Courtesy l’artista e neugerriemschneider, Berlin. )
- Refraction (Rifrazione), 2014. Cucine solari, bollitori, acciaio, cm 222,5 x 1256,5 x 510,6. ( Courtesy of Ai Weiwei Studio )
- Rebar and Case (Tondino e cassa), 2014. Legno huali, marmo e gommapiuma, cm 25 x 143 x 47; cm 35 x 153 x 71,4; cm 48 x 110,4 x 72; cm 45 x 99,3 x 43,8; cm 25 x 77,5 x 40,5; cm 25 x 112,6 x 72; cm 55 x 140 x 57,4; cm 45 x 106 x 59,4. ( Courtesy l’artista e Galleria Continua, San Gimignano/Beijing/Les Moulins/Habana)
- A sinistra; Untitled (Wooden Ball) [Senza titolo (Palla di legno)], 2010. Legno huali, cm 60 x 60 x 60. Courtesy l’artista e Galleria Continua, San Gimignano/Beijing/Les Moulins/Habana
A destra: Galileo Galilei in LEGO, 2016. Mattoncini LEGO, cm 152 x 114 x 1,7. Courtesy of Ai Courtesy of Ai Weiwei Studio Si ringraziano gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze - Souvenir from Shanghai (Souvenir da Shanghai), 2012. Cemento e macerie di mattoni dello studio demolito dell’artita a Shangai, che includono un telaio di legno, cm 260 x 380 x 170. (Courtesy of Ai Weiwei Studio)
In copertina:
Reframe (Nuova cornice), 2016. PVC, policarbonato, gomma cm 650 x 325 x 75 ciascuno
[particolare]
(Courtesy of Ai Weiwei Studio)
Ai Weiwei: una rassegna a cura di Arturo Galansino
Dove e quando
Evento: Ai Weiwei. Libero
- Fino al: – 22 January, 2017
- Sito web