Voglio che la grande maggioranza, l’unica maggioranza, tutti, possano parlare, leggere, ascoltare, fiorire. Non ho mai capito la lotta se non come una cosa che deve finire. […] È indimenticabile e lacerante per il poeta avere incarnato per molti uomini, per un minuto, la speranza.
                                                                                                                                                    Pablo Neruda *

Neruda pablo larrein 1Pablo Neruda da senatore del Partito Comunista cileno contribuì attivamente all’elezione del presidente Gabriel González Videla, ma quando questi tradì i presupposti per cui era stato sostenuto attuando una violenta repressione contro i minatori in sciopero che rivendicavano condizioni di vita più umane, con altrettanta onestà intellettuale il poeta fece tuonare alto il suo dissenso. Il senato era sempre affollato per ascoltare i discorsi infuocati di Neruda che arrivò a leggere in aula l’elenco di tutti i prigionieri politici rinchiusi a Pisagua, un campo di prigionia nei pressi della cittadina omonima diretto dall’allora sconosciuto generale Augusto Pinochet. Era l’inizio del 1948 quando a Neruda fu revocata l’immunità, venne spiccato un mandato di cattura e non ebbe altro modo di evitare l’arresto se non quello di entrare in clandestinità.
Pablo Larraín consapevole dell’impossibilità di operare una sintesi per ritrarre sullo schermo la figura cilena forse più importante del XX secolo – gigante planetario che ha saputo coniugare verso poetico e azione politica – ripudia ogni intento biografico convenzionale ambientando il suo racconto nella latitanza da cui il poeta completò la stesura del suo Canto general.
Pubblicata in Messico nel 1950, l’opera in qualche modo divenne voce e punto di riferimento non solo per la resistenza cilena, ma anche per tutto il movimento rivoluzionario sudamericano; Ernesto Che Guevara ne portava sempre una copia con sé.
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Irriverente e surreale il Neruda di Larraín restituisce lo spirito dell’uomo e dell’artista fin dall’incipit, ambientando in modo provocatorio uno scontro dialettico tra lui e i suoi avversari politici nel bagno del senato mentre è impegnato a urinare; il film è un atto poetico illuminato da lampi di genio come il frammento in cui l’illustre fuggiasco si mimetizza nella vetrina di un negozio di fotografia.
La sceneggiatura originale firmata da Guillermo Calderón mette in scena l’ossessione dell’immaginario (e immaginato) prefetto di polizia Oscar Peluchonneau, impegnato a braccare Neruda che gli lascia i suoi versi come tracce sul cammino, in un gioco che riverbera la consapevolezza del poeta sul valore del suo lascito all’umanità.
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Partendo dalla percezione reale di eventi documentati il film approda ad un piano fantastico, si libra sulle ali del sogno con la libertà propria della dimensione onirica per cantare il potere creatore della parola, con tutti gli strumenti del linguaggio filmico al servizio in questo viaggio verso l’astrazione; dal montaggio, i continui cambi di luogo e posizione dei personaggi in campi e controcampi, all’impiego abbondante di trasparenti, su cui scorrono fondali in movimento che hanno il fascino retrò del cinema d’altri tempi.
Apologo sulla genesi dell’opera poetica, ormai affrancata dall’autore che l’ha generata, pronta a diventare patrimonio collettivo fondendosi al tessuto interiore dei molti e appartenendovi per sempre.
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Neruda di Pablo Larraín ha l’ambizione di evocare il mito del letterato premio Nobel – “dicono profumi di alga marina” – dando forma alla creazione di un mondo immerso in un’atmosfera da giallo, come quelli di Georges Simenon che Neruda adorava, con la complicità di un cast di attori d’alto rango.
Il messicano Gael García Bernal incarna il poliziotto Oscar Peluchonneau, voce narrante di “carta e sangue” che anela l’immortalità, e Mercedes Morán è Delia Del Carril moglie argentina di Neruda, mentre Alfredo Castro attore feticcio di Larraín è il dittatore Videla; ma soprattutto un meraviglioso Luis Gnecco dà corpo e anima, sensibilità e ironia alla figura del grande poeta Pablo Neruda.
Persino i personaggi minori risultano indimenticabili, come la donna del popolo che al poeta famoso e idolatrato ha l’ardire di chiedere: “compagno, quando la rivoluzione sarà compiuta saremo tutti uguali come me o tutti uguali come te?
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Rappresentare un frammento biografico per restituire l’insieme di una vita catturando lo spirito più autentico del personaggio, un espediente efficace che Pablo Larreín ha adottato anche per il suo film successivo Jackie – ritratto della vedova di JFK compresso in cinque giorni tra l’uccisione del marito e i suoi funerali – presentato in concorso a Venezia, che arriverà a dicembre sugli schermi USA in tempo per la stagione degli Oscar; mentre Neruda è stato già designato a rappresentare il Cile nella corsa alla statuetta per il miglior film straniero.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Realtà e finzione a confronto, il Pablo Neruda cinematografico e quello reale in un’immagine del 1963 / Il regista Pablo Larraín sul set
  3. Gael García Bernal è il commissario Oscar Peluchonneau
  4. Luis Gnecco è Pablo Neruda / Il poeta con la moglie Delia interpretata da Mercedes Morán
  5. Alfredo Castro è il presidente González Videla / La solitudine dell’indagine / La cordillera innevata
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    (© 2016 Fabula / Funny Balloons / AZ Films / Setembro Cine / Participant Media / Santiago de Chile)

In copertina:
Luis Gnecco è il poeta Pablo Neruda per Pablo Larraín (© 2016 Fabula / Funny Balloons / AZ Films / Setembro Cine / Participant Media / Santiago de Chile)

NOTE

* Dall’autobiografia Confesso che ho vissuto [Confieso que he vivido – 1974] edizione italiana Giulio Einaudi editore SpA, pagine 300 e 436.

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Neruda
  • Regia: Pablo Larraín
  • Con: Luis Gnecco, Gael García Bernal, Mercedes Morán, Diego Muñoz, Pablo Derqui, Michael Silva, Jaime Vadell, Alfredo Castro, Marcelo Alonso, Francisco Reyes, Alejandro Goic, Emilio Gutiérrez Caba, Antonia Zegers, Héctor Noguera, Amparo Noguera, Marcial Tagle, Néstor Cantillana, Cristián Campos, Victor Montero, Luis Vitalino Grandón
  • Sceneggiatura: Guillermo Calderón
  • Fotografia: Sergio Armstrong
  • Musica: Federico Jusid
  • Montaggio: Hervé Schneid
  • Scenografia: Estefanía Larraín
  • Costumi: Muriel Parra
  • Produzione: Juan de Dios Larraín con Renan Artukmac, Peter Danner, Fernanda Del Nido, Juan Pablo García, Ignacio Rey, Gastón Rothschild e Alex Zito per Fabula, AZ Films, Funny Balloons e Setembro Cine in associazione con Participant Media e in coproduzione con Reborn Production e Telefé
  • Genere: Onirico
  • Origine: Cile / Francia / Argentina / Spagna, 2016
  • Durata: 107’ minuti