Io daniel blake 1Un altro mondo è possibile e anche necessario!” ha affermato il veterano Ken Loach ritirando la Palma d’Oro a Cannes 2016 assegnata a Io, Daniel Blake tra ovazioni generali.
Irriducibile portatore di un Cinema che non ha mai rinunciato a schierarsi dalla parte dei più deboli, il cineasta inglese al suo venticinquesimo lungometraggio mette in scena la crudeltà della burocrazia che in questo mondo dominato dal mercato stritola senza pietà l’esistenza degli ultimi, indifferente alla sacralità della vita umana.
Da sempre critico verso l’impostazione neoliberista della società contemporanea che pone il profitto al vertice di ogni piramide di valori, Ken Loach coadiuvato dal fedele Paul Laverty alla sceneggiatura confeziona un dramma amaro e disilluso, utile e necessario per riaffermare con forza il bisogno di rimettere in discussione i modelli di sviluppo sociale dominanti. A costo di coltivare l’utopia, che appare tale per lo squilibrio di potere tra le forze in campo, è indispensabile continuare a perseguire una maggior equità tra gli uomini e un’Arte come il Cinema non può sottrarsi all’imperativo etico di riaffermare sempre con forza la supremazia della vita sull’avidità del potere.
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Daniel Blake è un carpentiere che vive a Newcastle, rimasto vedovo dopo aver assistito la lunga agonia della moglie, un giorno in seguito a un disturbo cardiaco deve interrompere il lavoro e viene messo a casa a tempo indeterminato.
Il medico fa divieto a Dan di lavorare, ma mentre attende i tempi burocratici per vedersi riconosciuto il diritto a un’indennità di malattia, secondo le leggi dello Stato deve comunque trovare un lavoro se non vuole incorrere in sanzioni, perché i suoi cinquantanove anni sono pochi per aspirare alla pensione.
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Inizia così la lotta di un uomo che non può essere incasellato nelle rigide casistiche previste dalla norma, gli scontri snervanti con impiegati ciechi custodi del sistema, tra i quali chi dimostra comprensione umana è presto redarguito e ricondotto nei limiti di un’ottusa indifferenza.
Grida la sua indignazione Daniel Blake e non esita a dare solidarietà a sostegno a Katie, giovane madre sola con due figli piccoli, incontrata in uno dei suoi viaggi quotidiani al centro per l’impiego, vittima come lui di paradossali regolamenti che riducono ogni persona a un’aspra lotta per la sopravvivenza.
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Nelle sale italiane dal prossimo 21 ottobre, il bellissimo Io, Daniel Blake è un film asciutto e senza compiacimenti che con rigore mostra drammi comuni senza mai indugiare nell’esposizione del dolore.
Puntuale nel denunciare l’incuranza delle istituzioni il film fa sorgere il sospetto concreto che le lunghe attese telefoniche o la compilazione di moduli, imposta solo on-line a persone anagraficamente incapaci di utilizzare la rete, siano parte di una precisa strategia di sabotaggio ai diritti dei cittadini.
Senza invadenze ideologiche le situazioni narrate generano oggettivamente un sentimento di solidarietà.
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Dave Johns e Hayley Squires, rispettivamente Daniel e Katie, incarnano con i loro personaggi immaginari la sintesi di esistenze reali che Paul Laverty e Ken Loach hanno incontrato intervistando giovani disoccupati e persone di ogni età, impegnate in una battaglia quotidiana per non soccombere allo stato di povertà.
Oggi in Inghilterra, ma in generale un po’ in tutto l’occidente, la nascita di banche alimentari rappresenta la risposta che il mondo del volontariato ha creato per far fronte a un’emergenza sociale, dando aiuto anche a persone che spesso hanno un lavoro ma, in questo gioco al ribasso continuo dei salari, non è sufficiente ad assicurare un decoroso sostentamento.
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In particolare Io, Daniel Blake mostra realtà concrete del Regno Unito per contrastare la propaganda di destra che, anche attraverso appositi programmi televisivi, dipinge le persone bisognose come parassiti inducendo ingiusti sentimenti di vergogna e un clima d’intolleranza nei loro confronti.
La rabbia che scaturisce dalla visione è segno tangibile dell’universalità di un tema tristemente attuale, come l’aumento progressivo e ingiustificato del divario tra ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri che nello sfruttamento dell’uomo verso il suo simile trova origine.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Ken Loach trionfante a Cannes / Il regista con la Palma d’Oro tra lo sceneggiatore Paul Laverty e il produttore Rebecca O’Brien
  3. Dave Johns è Daniel Blake
  4. Hayley Squires è Katie, con i figli Dylan e Daisy interpretati da Dylan Mc Kiernan e Briana Shann
  5. Katie e Dan al banco alimentare
  6. L’indignazione di Daniel Blake / Paul Laverty e Ken Loach sul set
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    (© 2016 Sixteen Films / Why Not Productions / Wild Bunch / Les Films di Fleuve / BBC / BFI)

In copertina:
Dan, Katie, Daisy e Dylan: amicizia e solidarietà (© 2016 Sixteen Films / Why Not Productions / Wild Bunch / Les Films di Fleuve / BBC / BFI)

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: I, Daniel Blake
  • Regia: Ken Loach
  • Con: Dave Johns, Hayley Squires, Dylan Mc Kiernan, Briana Shann, Kate Rutter, Sharon Percy, Kema Sikazwe, Natalie Ann Jamieson, Micky Mc Gregor, Colin Coombs, Bryn Jones, Mick Laffey, John Sumner, Mark Burns, Harriet Ghost, Stephen Halliday, Viktoria Kay, David Murray, Julie Nicholson, James Hepworth, Rob Kirtley
  • Sceneggiatura: Paul Laverty
  • Fotografia: Robbie Ryan
  • Musica: George Fenton
  • Montaggio: Jonathan Morris
  • Scenografia: Fergus Clegg, Linda Wilson
  • Costumi: Joanne Slater
  • Produzione: Rebecca O’Brien per Sixteen Films, Why Not Productions e Wild Bunch in associazione con Les Films du Fleuve e in la collaborazione con BBC e BFI
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Regno Unito / Francia, 2016
  • Durata: 100’ minuti