A Torino, nel pomeriggio ore 17.30, un incontro dedicato al tema dell’iconografia della Giustizia nelle arti figurative, occasione per riflettere sul modo in cui la Giustizia sia sempre stata un ideale dell’uomo e delle società di ogni tempo e come questo abbia trovato fin dall’antichità chiara espressione nel campo dell’arte. 
L’appuntamento è a Palazzo Madama e sarà curato dal magistrato Cristina Marzagalli e introdotto dal Presidente della Corte d’Appello Arturo Soprano.
Masucci giudizio re salomone
Nell’iconografia tradizionale, la Giustizia è raffigurata con la bilancia quale più antico degli attributi, al quale si aggiungono nel tempo la spada come simbolo di punizione dei malvagi, il leone come espressione di forza e la cecità derivante dalla benda, simbolo di imparzialità (Johann Hocheisen, 1611, Fontana della Giustizia, Francoforte).
Dalla fine del medioevo si sviluppa un lento processo di laicizzazione dell’iconografia giudiziaria, che agevola l’ingresso della dea bendata anche nei luoghi giudiziari. In particolare, la Corte di Cassazione a Roma, costruita nella seconda metà del 1800 dopo l’unità d’Italia, e il Palazzo di Giustizia di Milano, progettato dal Piacentini negli anni ’30, sono dei veri e propri musei per la ricchezza delle opere che contengono sul tema della Giustizia.

Ingresso libero all’incontro fino a esaurimento posti disponibili.

 

Didascalie immagini

In copertina:
Agostino Masucci (1691-1758), Il Giudizio di Salomone (1)
Sala Guidobono, Palazzo Madama Torino

Note

  1. Scheda opera (courtesy Palazzo Madama)
    Il Giudizio di Salomone fu realizzata da Agostino Masucci su commissione del re Carlo Emanuele III, che la ordinò tra il 1732 e il 1738 per i nuovi appartamenti del Palazzo Reale di Torino. L’episodio biblico del Giudizio di Salomone celebra al meglio le virtù del re presentando un esempio di sapienza concessa direttamente da Dio come capacità di discernere il bene dal male per poter governare con giustizia. La drammaticità della scena si esprime attraverso un linguaggio classico, memore dei modelli romani di Raffaello e di Nicolas Poussin: la gestualità e gli atteggiamenti dei personaggi che assistono alla scena, lo strazio della madre che allontana dal figlio neonato il braccio del carnefice, il gesto del re che lo ferma con autorevolezza, appaiono composti e misurati. Lo sguardo va infine al corpo esanime dell’altro bambino, abbandonato a terra, oggetto solamente della curiosità di un cane.

Dove e quando

  • Data: 13 October, 2016