Per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano.” Con questa motivazione novant’anni fa veniva asseg
nato a Grazia Deledda il Premio Nobel per la Letteratura 1926, ancora oggi unica donna italiana ad aver ricevuto il prestigioso riconoscimento.
1 grazia deledda nobel letteratura 1926 foto andrea mancaniello
Nata a Nuoro il 27 settembre 1871, quinta figlia di una famiglia della piccola borghesia, Grazia frequenta le scuole solo fino alla quarta elementare – la condizione femminile dell’epoca non dava alle donne accesso a un’istruzione superiore a quella generale di base – ma le vengono impartite lezioni private di italiano, latino e francese da un insegnante ospite in casa di parenti.
La giovane scrittrice si forma allora da autodidatta leggendo nella biblioteca paterna ogni sorta di volume, con una predilezione speciale per la letteratura russa e in particolare per l’opera di Lev Tolstoj, iniziando già a tredici anni a scrivere le prime novelle. “Per vincere la noia” dirà poi in seguito.
2 nuoro casa natale di grazia deledda foto andrea mancaniello
Nel 1888 a soli diciassette anni una rivista romana le pubblica il racconto Sangue sardo, è l’inizio di una ricca produzione letteraria tutta tesa a diffondere nel mondo un’immagine corretta e più umana della Sardegna, rispetto agli oltraggiosi pregiudizi in voga a quel tempo; teorie tese a dimostrare la criminalità congenita del popolo sardo, come quelle del l’ebreo Cesare Lombroso che identificava proprio con la provincia di Nuoro e con un’ipotetica propensione alla vendetta dei suoi pastori una supposta inclinazione genetica all’omicidio.
I suoi allievi Alfredo Niceforo e Paolo Orano arrivarono sull’isola apposta a misurare crani per consolidare tale vergognosa teoria.
3 museo etnografico nuoro foto guido costa e jean dieuzaide
Il primo romanzo importante della Deledda, unanimemente riconosciuto come quello che segna il salto di qualità nello sviluppo della sua opera – La via del male pubblicato nel 1896 – con la descrizione interiore dei moventi che animano personaggi indimenticabili come Pietro Benu e Maria Noina, dà avvio alla formazione di una straordinaria risposta letteraria a queste teorie ingiuriose e razziste.
Un successo critico editoriale che coincise con quella ‘rinascita sarda’ che diede frutti notevoli anche in altre discipline, come ad esempio le opere scultoree del concittadino Francesco Ciusa che, da La madre dell’ucciso (1906) in poi, hanno saputo raccontare il dolore di un popolo intero spesso occultato dietro il suo folclore.
4 francesco ciusa la madre dellucciso giovanni ciusa romagna processione foto andrea mancaniello
L’opera di Grazia Deledda ci consegna il ritratto di un mondo arcaico regolato da leggi segrete mai scritte, vincolato a un rapporto superstizioso con il Sacro, rigidamente diviso in classi definite dal possesso della ‘roba’ più che da una vera struttura sociale; testimonianza inestimabile sul piano antropologico oltre che su quello artistico di un mondo ormai scomparso.
Proprio per questo suo scrivere di codici che non dovevano essere rivelati, ancor più scabrosi perché scaturiti dalla penna di una donna, la scrittrice si attirò addosso a lungo l’ostilità dei concittadini e di certi parenti che dalla pubblicazione dei suoi romanzi traevano motivo di vergogna. Continuò a vivere a Nuoro ancora molti anni, immune a ogni diceria, fino a quando le nozze con Palmiro Madesani le consentirono di lasciare il ristretto ambiente natale per la capitale Roma.
5 casa museo grazia deledda nuoro foto andrea mancaniello
Oggi in quei luoghi dove Grazia Deledda ambientò romanzi palpitanti di vita come Marianna Sirca, La madre, L’incendio nell’oliveto o Canne al vento – fino all’opera postuma e incompiuta Cosima – si rende omaggio alla sua arte con un calendario di appuntamenti, iniziato lo scorso 15 agosto nell’ottantesimo anniversario della scomparsa, in programma fino alla fine dell’anno.
Occasioni per riscoprire anche i luoghi della biografia deleddiana, dalla casa natale nel vecchio quartiere di Santu Pedru un tempo umile e abitato da pastori, fino alla piccola chiesetta di Nostra Signora della Solitudine dove, dietro il portale bronzeo opera di Eugenio Tavolara, dal 1959 riposano le spoglie mortali della grande scrittrice.
7 nuoro nostra signora della solitudine foto andrea mancaniello
Per i dettagli delle celebrazioni organizzate tra Nuoro e Galtellì vi rimandiamo alla pagina ufficiale dov’è possibile scaricare il programma in formato PDF; ma al di là dell’omaggio per questo doppio anniversario, l’invito per tutti è quello di tornare sulle pagine scritte da Grazia Deledda per ritrovare storie fatte di carne e sangue, sudore e lacrime, destino ineluttabile e ferina sensualità, capaci di mantenere inalterata al passaggio del tempo tutta la loro maestosa selvaggia insopprimibile umanità.
6 locandina celebrazioni deleddiane 2016

Didascalie immagini

  1. Grazia Deledda [ Nuoro, 27 settembre 1871 / Roma, 15 agosto 1936 ] / Premio Nobel per la Letteratura 1926 (foto © Andrea Mancaniello )
  2. La casa natale di Grazia Deledda, sede del museo che riproduce anche lo studio romano della scrittrice con gli arredi originali e il suo ritratto dipinto da Plinio Nomellini (foto © Andrea Mancaniello )
  3. Il mondo deleddiano nelle immagini esposte al Museo Etnografico di Nuoro: Guido Costa, Bambina e donne di Desulo, anni ’20 – ’30 del Novecento / Costume tradizionale di Campidano, ante 1880 / Jean Dieuzaide, Giovani di Oliena, 1956
  4. Francesco Ciusa, La madre dell’ucciso, 1906, copia di gesso al Museo Francesco Ciusa di Nuoro / Giovanni Ciusa Romagna, Processione, 1945, olio su tela, esposto nella rassegna Sardegna 900 al Museo Francesco Ciusa di Nuoro (foto © Andrea Mancaniello )
  5. Museo Deleddiano di Nuoro: immagine familiare di Grazia Deledda nel 1906 con il marito e i figli / Piccoli oggetti personali della scrittrice (foto © Andrea Mancaniello )
  6. Nuoro, la chiesa di Nostra Signora della Solitudine col sepolcro di Grazia Deledda e il bellissimo portale bronzeo, opera di Eugenio Tavolara (foto © Andrea Mancaniello )
  7. Locandina delle Celebrazioni Deleddiane 2016

In copertina:
Celebrazioni Deleddiane 2016
[particolare della locandina]