La Valnerina ternana festeggia quest’anno un compleanno importante: i cinquecento anni del ciclo di affreschi situato nella zona presbiteriale della chiesa di Santa Maria Assunta di Arrone.

L’opera venne commissionata dall’intera comunità arronese nel 1516 come ringraziamento alla Vergine; l’impresa, come si evince dai documenti, venne assegnata a Vincenzo Tamagni, pittore di origini senesi ma molto attivo a Roma, e Giovanni da Spoleto, figura di cui non si conosce praticamente nulla, se non questi affreschi.
Foto di eleonora belli 1
    Tale importante testimonianza storico artistica è stata celebrata all’interno di un convegno, tenutosi nella chiesa di Santa Maria Assunta di Arrone, in cui sono intervenuti nomi importanti della Storia dell’arte come la Professoressa Giovanna Sapori, ordinaria di Storia dell’arte moderna presso l’Università  “Roma Tre”, la Dottoressa Azelia Batazzi della Biblioteca “Giuliano Briganti” di Siena e Don Giampiero Ciccarelli, responsabile dei Beni culturali per la Diocesi di Spoleto-Norcia. L’evento è stato aperto dal presidente dell’Associazione Magister di Arrone, Alberto Ascani, organizzatore dell’evento, e dal  Sindaco Loreto Fioretti. È una grande emozione per noi – ha dichiarato il primo cittadino – questi affreschi rappresentano un momento importante della storia del nostro paese, oltre ad essere una delle opere d’arte più importanti della Valnerina.  Rappresentano un polo di attrattiva turistica fondamentale, e sebbene siano stati restaurati di recente, ancora ci sarebbe da lavorare per il recupero integrale degli straordinari colori di quest’opera.
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     Il ciclo d’affreschi si compone di una complessa raffigurazione incentrata sulla vita della Vergine. Sulla parete soprastante l’arco trionfale vi sono la Visitazione , il Martirio di San Lorenzo, la Presentazione al tempio, lo Sposalizio della Vergine, le tentazioni di Sant’Antonio, il Martirio di Santa Caterina, la Fuga in Egitto, e il Cristo fra i dottori. Nel catino absidale troneggia l’Incoronazione della Vergine, tra teorie angeliche, Profeti e Sibille, mentre lungo le pareti trovano posto, la Morte della Vergine, L’Adorazione dei pastori, mentre al centro, dove trovava posto la Crocifissione, ora vi è una grande lacuna. Nei pilastri dell’arco trionfale sono effigiati a sinistra San Sebastiano e San Pietro, a destra San Rocco e San Paolo.
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    Il tema centrale dell’Incoronazione della vergine è stato desunto chiaramente dagli affreschi del catino absidale del Duomo  di Spoleto del Lippi, anche se lo stile denota una profonda conoscenza della grande maniera fiorentina e, soprattutto romana. L’attribuzione è sancita dalla scritta sulla finta mensa  dell’altare, dove si legge: VINCENTIUS DE S(AN)C(T)O GEMINIANO ET JOHANNES DE SPOLETO FACIEBANT RESTAURATUM PRO HONORE VIRGINIS MDXVI.
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    In merito al ruolo del Tamagni, la Sapori ha detto che mai aveva dipinto una cosa così bella. Nel suo tratto si evince la lezione dei senesi suoi maestri: Peruzzi, il Sodoma e il grande fenomeno  del Cinquecento che fu Raffaello. Questa è l’opera più raffaellesca presente in Umbria, e porta la lezione che Tamagni apprende a Roma, dove ha lavorato per anni e per prestigiose commesse, come in san Pietro in Vincoli. Quest’opera è l’unica, infatti, che testimonia un precoce arrivo della grande maniera romana in Umbria, in un momento in cui dominava ancora la lezione dello Spagna e della sua scuola, che per tanti anni avevano lavorato in questi luoghi.  Diversa è invece la storia di Giovanni da Spoleto, pittore dalla carriera artistica sconosciuta, che si distingue, come ha ricordato la Sapori, dalla mano del Tamagni per i tratti più forti e spigolosi, come si evince ad esempio nelle figure della Morte della Vergine.
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    L’analisi delle grottesche a grisailles è stata invece riportata da Timothy Cliff, storico locale, il quale ha spiegato la presenza di due elefanti alla base delle decorazioni: l’elefante ricorda il bizzarro omaggio del re Emanuele del Portogallo a Leone X, il quale ricevette un pachiderma come regalo di compleanno nel 1510. Raffaello disegnò persino la tomba per questo animale, che morì nel 1516, che venne poi realizzata da Giovanni da Udine in stucco.

     Una giornata di studi importante, quindi, che nuovamente rivela quanta bellezza storico artistica ci sia nei luoghi più impensati del nostro paese.

Didascalie immagini

  1. Vincenzo Tamagni e Giovanni da Spoleto: affreschi con le Storie della Vergine, 1516. Arrone, Chiesa di santa Maria Assunta. (Foto © Eleonora Belli per Arte e Arti.)
  2. Vincenzo Tamagni e Giovanni da Spoleto: particolare dell’Incoronazione della Vergine, 1516. Arrone, Chiesa di santa Maria Assunta. (Foto © Eleonora Belli per Arte e Arti.)
  3. L’intervento di Giovanna Sapori accanto ad Alberto Ascani. (Foto © Eleonora Belli per Arte e Arti.)
  4. Vincenzo Tamagni e Giovanni da Spoleto: particolare della Morte dela Vergine, 1516. Arrone, Chiesa di santa Maria Assunta. (Foto © Eleonora Belli per Arte e Arti.)
  5. Vincenzo Tamagni e Giovanni da Spoleto: particolare della grottesca con l’elefante, 1516. Arrone, Chiesa di santa Maria Assunta. (Foto © Eleonora Belli per Arte e Arti.)

In copertina:
Vincenzo Tamagni e Giovanni da Spoleto: particolare dell’Incoronazione della Vergine, 1516. Arrone, Chiesa di santa Maria Assunta. (Foto © Eleonora Belli per Arte e Arti.)