Venerdì 23 settembre 2016 Palazzo Strozzi si farà ospite e parte integrante di una grande mostra dedicata al più famoso artista cinese contemporaneo attualmente presente sulla scena, Ai Weiwei. Non si sono ancora aperte le porte del palazzo, che l’artista è già stato oggetto di critiche, a volte pesanti, soprattutto da parte della comunità online. Ma è un fenomeno a cui Ai Weiwei è abituato. Internet sembra non volerci dare molte informazioni su di lui, o almeno, i motori di ricerca italiani offrono notizie frammentarie. Ecco allora sorgere la prima domanda: chi è veramente Ai Weiwei e perché è così difficilmente rintracciabile la sua biografia? La sua arte e il suo pensiero non sono accessibili al pubblico senza una premessa sulla situazione politica cinese e sugli eventi che hanno coinvolto in prima persona l’artista.
Gommoni facciata palazzo strozzi
Classe 1957. Weiwei nasce nell’anno della Campagna dei cento fiori e porta il cognome “Ai”, in quanto figlio di Ai Qing, intellettuale e poeta cinese del XX secolo. Tale campagna è promossa da Mao Zedong, leader del Partito comunista cinese, per dare maggiore libertà culturale e politica, ma si conclude in una rivoluzione del Partito stesso, che obbligherà il leader a prendere misure repressive nei confronti degli intellettuali. E’ così che Qing e la sua famiglia si trovano esiliati nel nord della Cina, denutriti e privati dei diritti fondamentali, il padre costretto a pulire i bagni pubblici per circa vent’anni, fino alla morte di Mao e alla fine dell’esilio. Weiwei intano cresce, ben consapevole di cosa significhi “essere privati di ogni diritto”. Si dedica all’arte e all’architettura, partecipa a uno dei primi movimenti d’avanguardia cinesi, sfida la censura imposta dal governo, va a New York, studia l’arte di Warhol e Duchamp. E’ costretto a tornare in Cina dodici anni dopo, a causa delle condizioni di salute del padre, e lì inizia la sua ascesa artistica.
Ai Weiwei. Libero
Diventato architetto, apre un suo studio di progettazione e architettura, il FAKE, ma ciò che lo rende famoso è l’apertura di un blog su Sina Weibo nel 2005. Lì esprime la sua opinione sul governo cinese, sull’importanza del legame fra arte e militanza, su come diventare un grande paese. Secondo l’artista, la Cina ha bisogno di riscoprire il concetto di “morale”. Un Paese giusto, è un paese felice. Se la Cina riconoscesse i diritti umani fondamentali, quali la libertà di espressione e pensiero, smetterebbe di essere solo una grande macchina e inizierebbe ad essere un grande paese. Nel 2008, l’artista rilascia un’intervista al The Guardian: “Questa nazione è tristemente famosa per saper produrre e falsificare qualsiasi cosa a basso costo. Ormai gli oggetti made in China sono nelle case dei quattro angoli del mondo, eppure, questo paese ha un piccolo problema. Non è in grado di produrre la felicità del suo popolo”. Per Weiwei, quindi, internet è la cosa migliore che potesse accadere alla Cina, poiché permette una libertà d’espressione difficilmente controllabile dalle autorità. “Il problema fondamentale qui, non è dar voce a opinioni diverse. Il problema è che la società nel suo complesso sta morendo per assenza di responsabilità e coinvolgimento”, afferma sul sito indexoncensorship.org.

Quando Pechino si offre per ospitare le Olimpiadi 2008, Ai Weiwei è chiamato a progettare lo stadio olimpico con gli architetti svizzeri Herzog e Meuron. L’artista accetta, in quanto le Olimpiadi sono associate a un piano di liberalizzazione e apertura del Paese, ma le sue speranze sono ben presto deluse e decide di denunciare l’evento online, definendolo un mero spettacolo di propaganda del governo. Ancora una critica, e il suo blog sarà chiuso.

La critica non tarda ad arrivare. Nel maggio del 2008 un terremoto di magnitudo 8.0 si scatena nella provincia del Sichuan, facendo circa 80000 vittime e dieci milioni di sfollati a causa delle infrastrutture non a norma, costruite in materiale scadente e senza alcun rispetto delle misure antisismiche. Il governo cinese rifiuta di investigare sull’identità delle vittime, e da questo atteggiamento partirà la prima opera umanitaria di Ai Weiwei, che otterrà anche valore artistico in quanto “creazione” e “ricordo” in contrasto col silenzio insopportabile dei politici. L’artista lancia dunque un’indagine civile a cui partecipano moltissimi volontari. L’obiettivo è quello di trovare i nomi di tutti i bambini del Sichuan morti nelle scuole durante il terremoto, dar loro un’identità e rendergli omaggio. A distanza di un anno, i volontari trovano nomi e cognomi di 5000 bambini che sono poi raggruppati in un video online e diffusi in rete. In risposta alla presa di posizione, il blog dell’artista è chiuso dalle autorità cinesi e il suo nome è censurato sui motori di ricerca. In un’intervista alla CNN, racconta: “chiedono tutti: perché? Com’è che non si riesce a digitare il nome di quest’uomo sulla tastiera di un computer cinese senza che sparisca l’intera frase?”. Da allora, Ai Weiwei apre un profilo su Twitter dove scriverà solo in cinese e sarà online 8 ore al giorno, fino al 2013.

Nello stesso anno del video, Tan Zuoren, attivista e ambientalista cinese, è processato per la sua protesta riguardante il sisma e le mancate misure prese dal governo. Ai Weiwei partecipa al processo e difende l’amico, ma ciò gli costa il pestaggio da parte delle forze dell’ordine e un’emorragia cerebrale che lo lascerà in fin di vita. Si rifugia allora a Monaco, dove è curato e salvato miracolosamente. Nel 2009, in risposta all’accaduto, nasce Remembering, un’installazione alla Haus der Kunst di Monaco che ricopre la facciata del museo con 9000 zainetti, tutti uguali.
Ai-art-2009-002-remembering
Quegli zainetti danno l’opportunità di mettere in luce lo scandalo del Sichuan a livello internazionale. In Cina tutti ne parlano, tutti conoscono le mancanze del proprio governo, ma nessuno può esporle. La comunità internazionale aveva saputo attraverso i media del terremoto, ma in pochi, forse nessuno fuori dalla Cina, aveva potuto sapere quanto scadenti e pericolosi potessero essere gli edifici di un’intera città. 9000 zainetti diventano la voce di un popolo che non può parlare, e così sarà per molte altre installazioni che seguiranno alla prima. Ai Weiwei racconta il suo scopo al The Guardian: “La mia voce non è per me. Ogni volta che formulo una frase, penso a quante persone, a quante generazioni, hanno avuto una voce che nessuno ha potuto sentire. Al massimo, forse, quelle persone saranno ricordate come numeri, ma spesso neanche come tali, perché spesso i numeri non si contano”. Segue l’installazione Sunflower seeds alla Tate Modern di Londra: milioni di semi di girasole in porcellana dipinti a uno a uno da 1600 artigiani e operai del Jingdezhen, provincia cinese storicamente famosa per la produzione di porcellana, che oggi affronta la crisi e la disoccupazione come la maggioranza delle aziende artigianali del paese. Perché i semi di girasole? Perché le condizioni degli operai senza lavoro sono una conseguenza storica delle azioni del Partito Comunista. A chi dare la colpa? L’opera risponde facendosi metafora di una celebre frase di Mao: “il popolo cinese dovrà girarsi verso di me come i girasoli si girano verso il sole”.
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Nel 2011, dopo vari viaggi e mostre a giro per il mondo, il dissidente cinese torna in patria con moglie e colleghi per organizzare una mostra a Hong Kong, ma una volta atterrati all’aeroporto di Pechino sono arrestati dalle forze dell’ordine. La moglie e i colleghi sono interrogati e rilasciati, Ai Weiwei no. Sparisce, si pensa al peggio. Sarà liberato dopo 81 giorni di silenzio in cui non è data più alcuna notizia su di lui. Una volta fuori, è condannato a versare 2 milioni di dollari per evasione fiscale e presunti crimini economici, il che provoca l’indignazione internazionale. Ai Weiwei può finalmente raccontarsi: prelevato, deportato con un cappuccio nero in capo in un luogo segreto e tuttora sconosciuto, messo in una cella d’isolamento, senza finestre, senza nulla, controllato e interrogato 24 ore su 24. Le condizioni sono degradanti, per lui ma anche per i poliziotti che lo sorvegliano e che gli chiedono di cantare. Spiega al Newsweek: “Sei in isolamento totale e non sai quanto tempo ci resterai, ma sei certo che te ne faranno di tutti i colori. Non hai modo di dubitarne. Non hai alcuna protezione. Perché mi trovo qui? La tua mente non ha più nessun senso preciso del tempo. Ti sembra di impazzire. E’ durissima per chiunque. Anche per chi ha convinzioni molto salde”. Ai Weiwei è minacciato ogni giorno di non rivedere più sua madre, una donna di ottant’anni, di non veder crescere suo figlio, o di uscire di prigione solo quando non potrà più essere riconosciuto come padre. Ogni mattina gli viene detto che vivrà ogni giorno allo stesso modo. Quando finalmente è liberato, viene messo agli arresti domiciliari, ma Ai continua ad esprimersi.

I 'Gommoni di Ai Weiwei' sulle facciate di Palazzo Strozzi
L’anno scorso gli è stato miracolosamente reso il passaporto per espatriare. Adesso viaggia in Europa, tenuto sotto controllo dalle autorità cinesi. Ogni giorno dà voce a chi non può parlare e ci ricorda che le notizie al telegiornale non sono solo notizie, ma coinvolgono persone fisiche. Le stragi che ci passano davanti agli occhi coinvolgono persone fisiche. La mostra che si sta per inaugurare a Firenze ci dà già da fuori un indizio sui temi a cui riflettere, e se i gommoni attaccati alle finestre di Palazzo Strozzi sono ritenuti brutti, o scomodi alla vista, non sono più brutti o scomodi del tema che vogliono trattare. E’ una rimessa in discussione degli spazi e dei limiti. Dove finiscono i limiti delle libertà di espressione e di esistenza? Entro le quattro mura di un museo? Entro i confini di uno Stato? Ai Weiwei prova a farci evadere dai confini fisici e mentali a cui siamo abituati, si mette in discussione e prova a sua volta a far mettere in discussione i suoi spettatori.

Didascalie immagini

  1. I ‘Gommoni di Ai Weiwei,’ simbolo del dramma dei migranti che attraversano il Mediterraneo, installati sulla facciata di ingresso a Palazzo Strozzi (© 2016 Cinzia Colzi)
  2. Ai Weiwei. Libero
    Immagine guida della mostra a Palazzo Strozzi dal prossimo 23 settembre
    (courtesy Fondazione Palazzo Strozzi)
  3. Ai Weiwei, ‘Remembering’, 2009
    Photo: Lawrence Weiner; Courtesy of Haus der Kunst © Ai Weiwei
    (fonte)
  4. Ai Weiwei, Sunflower Seeds (detail), 2010, installation di 100 millioni di semi di girasole in porcellana dipinta a mano
    Photo by Tate Photography. Courtesy the artist.
    (fonte)
  5. I ‘Gommoni di Ai Weiwei’ installati sulle facciate di Palazzo Strozzi (© 2016 Cinzia Colzi)

In copertina:
I ‘Gommoni di Ai Weiwei,’ simbolo del dramma dei migranti che attraversano il Mediterraneo, installati sulla facciata di ingresso a Palazzo Strozzi (© 2016 Cinzia Colzi)

Fonti
Ai Weiwei- Weiweismi, Larry Warsh, Einaudi, 2013
33 artisti in 3 atti, Sarah Thornton, Feltrinelli, 2015

http://www.tate.org.uk/whats-on/tate-modern/exhibition/unilever-series-ai-weiwei-sunflower-seeds
http://aiweiwei.com/biography/
http://aiweiwei.com/projects/5-12-citizens-investigation/name-list-investigation/index.html
http://www.palazzostrozzi.org/mostre/aiweiwei/
http://www.france24.com/fr/20110404-chine-arrestation-onde-choc-ai-weiwei-trublion-blog-dissidence-never-sorry-internet
http://chine.in/guide/weiwei_3836.html
https://artplastoc.blogspot.it/2015/07/387-loeuvre-de-ai-weiwei-artiste.html
http://www.bbc.com/news/science-environment-22398684
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/04/27/la-grande-purga-di-mao-che-uccise.html
http://www.lemonde.fr/asie-pacifique/article/2011/11/02/accuse-de-fraude-fiscale-le-dissident-ai-weiwei-defie-pekin_1597517_3216.html
http://www.sicardgallery.com/aiweiwei/biographie.htm
http://www.telegraph.co.uk/culture/art/art-news/9123705/China-artist-Ai-Weiwei-says-he-regrets-designing-Beijing-Olympics-Birds-Nest.html

Dove e quando

  • Date : 23 September, 201622 January, 2017
  • Sito web