Quando Bernardo Bellotto arrivò alla corte di Dresda nel 1747, aveva ventisei anni. Nipote del più famoso Antonio Canal, il “Canaletto”, agli inizi della sua attività utilizzò lo stesso soprannome su consiglio dello zio, come una sorta di “marchio di fabbrica” che avrebbe dovuto favorire la sua carriera di vedutista, genere all’epoca in gran voga e nel quale si era subito dimostrato particolarmente dotato. Dopo aver lavorato in varie città italiane – tra cui Roma, Firenze e Lucca – fu invitato a Dresda da Augusto III di Sassonia: le vie e le piazze della città – elegante, colta e ricca di opere d’arte – divennero il soggetto di una serie di vedute nelle quali il pittore rappresentò i principali monumenti, sullo sfondo di scene di vita quotidiana.

Bellotto, come tutti i vedutisti dell’epoca, per tracciare i disegni preparatori dei suoi dipinti si serviva della “camera oscura”, che permetteva l’esatta riproduzione delle proporzioni degli edifici e della prospettiva. Il sapiente utilizzo di questo strumento fu uno degli elementi che contribuirono a diffondere la fama delle sue vedute nelle corti d’Europa: l’Imperatrice Maria Teresa lo chiamò a Vienna, e dopo un periodo presso la corte di Baviera rientrò per alcuni anni a Dresda nel 1764, trasferendosi infine a Varsavia; qui fu pittore di corte dal 1767 fino alla morte (1780), impegnato nella decorazione del Castello Reale per il quale dipinse 26 vedute della città, destinate a una sala appositamente allestita. Nel XX secolo, questi dipinti hanno costituito un importante documento storico a cui fare riferimento per il restauro di palazzi e chiese di Varsavia, pesantemente colpiti dai bombardamenti della seconda Guerra mondiale; ma dove le vedute di Bellotto sono state assunte come fondamentale e prezioso filo conduttore per una “ricerca del tempo perduto”, è stato nella ricostruzione di Dresda – la “Firenze sull’Elba”, come fu chiamata nel Settecento – che nello stesso conflitto aveva visto radere al suolo il suo prezioso centro storico.

Nella città che Goethe visitò nel 1768, e che per lo splendore delle sue collezioni d’arte definì “lo scrigno delle meraviglie”, la fortezza medievale dello Zwinger era stata trasformata agli inizi del XVIII secolo in un complesso architettonico di palazzi e giardini, espressione tra le più raffinate del Barocco tedesco; poco lontano, sorgeva negli stessi anni la mole della Frauenkirche, la grande chiesa a pianta ottagonale completata nel 1736, con la cupola alta quasi cento metri che dominava tutta la città.

Nel febbraio del 1945, a due mesi dalla fine della guerra, Dresda fu annientata dai bombardamenti anglo-americani che in due giorni riversarono sul suo centro storico quattromila tonnellate di bombe esplosive e incendiarie, secondo la tecnica della “tempesta di fuoco”, che mirava a causare i massimi danni possibili al tessuto urbano e in termini di vite umane. La città, che in oltre cinque anni di guerra non era mai stata interessata da operazioni belliche e non conteneva obiettivi militari di rilievo, risultò praticamente indifesa e quindi i danni furono ingentissimi. Alla fine della guerra, quando con la spartizione della Germania Dresda fu inclusa nel territorio della DDR, i lavori per la ricostruzione dei monumenti più importanti furono considerati prioritari e iniziarono dai padiglioni e dai giardini dello Zwinger, che negli anni Sessanta erano tornati al loro l’antico splendore: la Pinacoteca di Arte Antica (Gemäldegalerie Alte Meister) che aveva sede nel complesso dello Zwinger fu riaperta, e i dipinti che avevano fatto parte delle collezioni dei Duchi di Sassonia – tra i quali figurano capolavori di Raffaello, Giorgione, Tiziano, Rembrandt e Rubens – riemersero dai rifugi dove erano stati nascosti all’inizio della guerra e ripresero il loro posto sulle pareti della Galleria.

L’ultimo edificio monumentale di cui si intraprese la ricostruzione fu la Frauenkirche, rimasta a lungo un cumulo di macerie; solo dopo la riunificazione della Germania fu deciso di affrontare questa opera colossale, che è stata completata nel 2005. La Frauenkirche ha ritrovato quella grandiosa armonia che le aveva dato fama come la più bella chiesa luterana in Germania, ed è tornata a dominare con la sua imponenza la piazza del Neumarkt: l’interno avvolto nella luce che entra dalle grandi finestre, l’alta cupola ornata di affreschi, l’organo monumentale ricco di stucchi che sovrasta lo scenografico altare.

La parete di una delle quattro torri angolari, di un nero fuligginoso e combusto, così come una serie di pietre dello stesso tetro colore che spiccano sulle chiare facciate di arenaria, restano come testimonianza e memoria del colossale incendio seguito ai bombardamenti che fece collassare la struttura della chiesa; come si legge nel sito web della nuova Frauenkirche: «Le pietre vecchie e quelle nuove sono state unite per dare una chiaro e significativo segnale del fatto che il passato è sempre parte del futuro e che le ferite possono essere sanate».

Nella complessa e vasta opera di ricostruzione che ha interessato non solo i monumenti principali della città, ma anche molte vie e palazzi, i dipinti di Bellotto – con la loro minuziosa descrizione dei minimi dettagli – hanno svolto un ruolo prezioso nel restituire al centro storico di Dresda almeno il suo aspetto esteriore; un’operazione, comunque, che appare come un vertiginoso procedimento di mise en abyme: i dipinti di cui si apprezzava la capacità di riprodurre la realtà nel modo più puntuale possibile, sono divenuti il modello su cui ricreare quella stessa realtà, imitandone l’imitazione.

Spingendo all’estremo questo “gioco di specchi”, sulla riva destra dell’Elba, proprio nel punto dal quale Bellotto dipinse la celebre Veduta di Dresda dalla riva destra dell’Elba con il ponte Augustusbrücke, è stato collocato un grande cavalletto che sorregge una cornice vuota: l’intento è quello di far apprezzare allo spettatore quanto la skyline del cuore di della città sia oggi la stessa che apparve agli occhi del pittore quando arrivò alla corte di Sassonia nel lontano 1747.

Didascalie immagini
- Bernardo Bellotto: Veduta di Dresda dalla riva destra dell’Elba con il ponte Augustusbrücke (1748) – Dresda, Gemäldegalerie Alte Meister : Sullo sfondo la cupola della Frauenkirche e a destra il campanile della Kreutzkirche,
all’epoca in via di ricostruzione
(fonte) - Veduta del complesso dello Zwinger (© Donata Brugioni)
- Il Wallpavillon dello Zwinger dopo la ricostruzione; uno dei pannelli che illustrano lo stato del complesso dopo i bombardamenti del 1945 (© Donata Brugioni)
- Bernardo Bellotto: Veduta della Frauenkirche – Dresda, Gemäldegalerie Alte Meister (fonte)
- La Frauenkirche dal Neumarkt (© Donata Brugioni)
- Gli affreschi che decoravano l’interno della cupola – realizzati dal pittore veneziano Giovan Battista Grone, attivo a Dresda nella prima metà del Settecento – sono stati fedelmente riprodotti sulla base della documentazione fotografica
esistente; l’organo originale, che era stato installato nella chiesa nel 1736 e inaugurato da Johann Sebastian Bach, andato completamente distrutto nel 1945, è stato sostituito nel 2005 con un nuovo strumento dotato di quasi cinquemila canne
(© Donata Brugioni) - Lungo il canale che circonda lo Zwinger, studenti dell’Accademia di Belle Arti si esercitano con la “camera oscura”, attraverso la quale è possibile vedere l’immagine di quello stesso scorcio così come appariva agli occhi di
Bellotto mentre dipingeva Il canale dello Zwinger (Dresda, Gemäldegalerie Alte Meister)
(© Donata Brugioni) - Veduta di Dresda dalla riva destra dell’Elba (© Donata Brugioni)
In copertina:
Veduta di Dresda dalla riva destra dell’Elba
[particolare]
(© Donata Brugioni)