Era il 18 luglio del 64 quando a Roma scoppiò un improvviso e terribile incendio tra il Circo Massimo e il Palatino, zona di mercati, bottegucce e casupole di legno. Qui, come d’abitudine i romani cucinavano all’aperto. Il forte ponentino romano di quei giorni si impadronì delle fiamme e l’incendio dilagò.
L’inferno durò giorni e giorni e distrusse completamente tre quartieri, 4000 “insulae” e 132 “domus”. Da 2000 anni a questa parte la colpa di questa tragedia cittadina è stata attribuita all’imperatore Nerone (Anzio 37-Roma 68) e fiumi di inchiostro della storia hanno descritto tutte le atrocità, i delitti e la conclamata pazzia di questa specie di “monstrum”.
Peter Ustinov, Nerone, in Quo Vadis? (1951) di Mervyn Le Roy
Anche i moderni mass media dalle macchiette di Petrolini fino al film Quo Vadis? diretto da E. Guazzoni e prodotto da G. Kleine del 1913, fino agli hollywoodiani degli anni ’50 sull’antica Roma, hanno bastonato l’immagine di Nerone.
Peter Ustinov, indimenticabile interprete dell’imperatore incendiario nel film kolossal “Quo Vadis?” (Regia Locandina originale di Quo Vadis? (1913) di Enrico Guazzonidi Mervyn LeRoy, con 8 nomination all’Oscar del 1952) ha definito i contorni della sua personalità nell’immaginario collettivo, presentandocelo come incendiario, debosciato, matricida, molle, crudele.
Finanche nella cucina di oggi riaffiorano memorie di quello che è considerato uno dei crimini più atroci a lui attribuiti: l’incendio di Roma! Guarda caso, tutte le ricette di grandi ristoranti e di importanti libri di ricette che portano il nome di Nerone sono “flambèes”.
Ci potrebbe così capitare di gustare un saporito pollo arrosto alla Nerone servito su foglie di alloro infiammato col brandy. Ma anche un dolcissimo budino ai frutti canditi flambè porta il nome dell’imperatore, con nel centro del cognac da infiammare quando si porta in tavola.
Ma questa lista curiosa potrebbe continuare, perché insomma fiamme e fuoco entrano per forza anche nella visione storico-gastronomica del nostro personaggio, quasi a perpetuarne la memoria incendiaria.

Racconti decisamente tendenziosi ci descrivono questa specie di pop star dalla tunica bianca che, dall’alto del Colle Palatino contempla soddisfatto il rogo di Roma, cantando contento Locandina di Quo Vadis? (1951) di Mervyn Le Royaccompagnandosi dalla sua cetra.
Oggi questo personaggio bollato da sempre come estremamente negativo, sembra riemergere dalla moderna storiografia in modo più equilibrato, attraverso la rilettura attenta anche dei più seri e critici classici come Tacito e Svetonio, suoi nemici giurati, confrontandoli in maniera obbiettiva con papiri, monete, iscrizioni che ricordano l’imperatore “maledetto”.
La scoperta sensazionale è che il confronto incrociato tra queste fonti, rivelano che la figura di Nerone ne esce piuttosto bene, anzi benissimo, tanto che possiamo affermare che non fu lui il terribile incendiario di Roma.

Aveva solo 17 anni quando il volere di una madre ambiziosa e autoritaria lo volle imperatore, mentre lui avrebbe voluto essere un poeta ed un cantore e dedicarsi all’arte. Regnò per 14 anni regalando a Roma un periodo di pace e un grandissimo impulso culturale ed economico.
Il popolo amava moltissimo questo imperatore un po’ showman, ballerino, cantante, auriga e chitarrista che inaugurò una specie di politica- spettacolo con sua presenza nel circo e nei teatri.

Quando scoppiò il famoso incendio, il 18 luglio, in realtà, si trovava al mare nella sua villa di Anzio e da li si precipitò nella capitale per dirigere le squadre dei “sifonari” e degli “acquari” , così si chiamavano all’epoca i pompieri, nel tentativo di spegnere l’incendio.
Purtroppo era piena estate e il vento soffiava caldo e implacabile. Secondo Tacito, che non fu mai benevolo con Nerone, nei suoi Annales (XV.39) racconta che fu proprio l’imperatore “incendiario” che, per “confortare il popolo vagante qua e là senza dimora, aprì Campo Marzio, i monumenti di Agrippa e i suoi giardini”.
Non solo, ma fece innalzare anche delle specie di tendoni per offrire rifugio alla gente disperata e fece addirittura arrivare da Ostia generi di prima necessità diminuendo finanche il prezzo del pane.

Ma perché mai Nerone avrebbe dovuto dar fuoco a Roma? Partendo proprio dalla sua casa sul Colle Palatino? Come dicono i suoi detrattori: “Per costruirne un’altra più bella?”

Ma con la sua potenza di imperatore non aveva certo problemi di terreni edificabili. Inoltre, proprio l’anno del terribile incendio, era il più brillante di tutto il suo principato. Il suo potere era al massimo, era sulla cresta dell’onda politica e il popolo lo adorava. Se l’incendio fu un disastro per la città, per Nerone fu una vera sciagura.
Un incendio doloso a chi poteva giovare? Forse ai suoi nemici politici come i Pisoni? Invece più storicamente credibile è che l’incendio sia avvenuto per caso e che sia stato strumentalizzato a fini, ovviamente politici, per la sua gravità.
Jan Styka, Nerone a Baia, 1900 circa, olio su tela, Polonia, collezione privata
Il povero Nerone non cantò inni di lode al fuoco, coronato d’alloro ammirando l’incendio dall’alto del Colle Palatino, pizzicando le corde della sua cetra, come l’iconografia ce lo rappresenta e come le memorie ce lo vogliono far ricordare. Sicuramente pianse come tutti i Romani sulla sventura che aveva colpito la sua amata città.

Didascalie immagini

  1. Peter Ustinov, Nerone, in Quo Vadis? (1951) di Mervyn Le Roy (© 1951 Metro Goldwyn Meyer)
  2. Locandina originale di Quo Vadis? (1913) di Enrico Guazzoni
  3. Locandina di Quo Vadis? (1951) di Mervyn Le Roy
  4. Nerone, 54-68 d.C.: sesterzio di bronzo
  5. Incendio di Roma, 18 luglio 64 dopo Cristo (fonte)
  6. Jan Styka, Nerone a Baia, 1900 circa, olio su tela, Polonia, collezione privata (fonte)

In copertina:
Jan Styka, Nerone a Baia, 1900 circa, olio su tela, Polonia, collezione privata
[particolare]
(fonte)

Immagine_4: Nerone moneta (Monete antiche, Romane imperiali, Nerone (54-68 d.C.) http://www.numismaticavaresina.it/foto/3756.jpg

Immagine_5: Incendio Roma
https://almanaccodiroma.files.wordpress.com/2016/07/incendio-di-roma-18_luglio.jpg