Non sono tante, nella storia dell’arte, “le vite artistiche parallele” fra fratelli, ma la possibilità di vedere due fratelli autoritrarsi sulla medesima tela lo è ancora meno. Non è sola questa la sorpresa che aspetta i visitatori a Villa Bardini in Costa San Giorgio, sul colle che regala una delle viste più spettacolari di Firenze. Per chi sale sulle erte vie che si inerpicano verso la Fondazione o più comodamente scivola fra i muri delle strette stradine immortalate da Rosai, la sorpresa sarà anche quella di scoprire l’intera vicenda umana e artistica di Antonio e Xavier Bueno, i due fratelli di origine spagnola che arrivarono a Firenze nel 1940 per trascorrere solo qualche anno e che finirono per passarci l’intera vita.

Conosciuti da molti soprattutto per le opere dell’ultimo periodo, vengono ora rivelati a tutto tondo grazie al prezioso lavoro del curatore Stefano Sbarbaro, nella grande mostra di Villa Bardini intitolata ‘Doppio Ritratto – Antonio e Xavier Bueno, contrappunti alla realtà tra avanguardia e figurazione‘, promossa della Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron con l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze in collaborazione con l’Associazione Culturale Bueno, evento espositivo che accoglie oltre 120 opere tra le più significative della produzione dei due pittori. Una tappa fondamentale all’interno del progetto che segue le iniziative realizzate a Villa Bardini attorno alle figure di Pietro Annigoni e Gregorio Sciltian e chiude così l’approfondimento sull’esperienza del “Gruppo dei Pittori Moderni della Realtà”.

Di padre spagnolo e madre di origine polacca, Xavier nato nel 1915 e Antonio di tre anni più piccolo, sono cosmopoliti di origine e di fatto, con una famiglia che gira per l’Europa al seguito del padre giornalista. Un’infanzia trascorsa tra varie città europee, Ginevra, un breve soggiorno di studio a Bruxelles – dove entrano in contatto con i primitivi tedeschi e i grandi fiamminghi – e poi Parigi, tappe importanti della loro formazione culturale e artistica.
L’indagine e lo studio sull’eredità del passato con riferimenti a modelli figurativi in un’Europa infuocata dalle sperimentazioni e dalle avanguardie, li porta a cercare un rapporto di continuità con la pittura classica in contrasto con l’esperienze pittoriche dominanti, definite da Xavier “le derive moderniste”. Un promettente esordio parigino di Xavier, che studia arte e dipinge “alla maniera spagnola” lo aveva rivelato all’attenzione della cronaca e della critica artistica del tempo. Ma sono anni difficili, l’Europa è percorsa da venti di guerra.

Con l’avvento di Franco non possono più per motivi politici rientrare in Spagna né in Svizzera, dove vive ancora il padre. Nel loro pellegrinare arrivano a Firenze nel 1940, dove finiscono per rimanere tutta la vita. Il soggiorno nella culla del Rinascimento è importantissimo e totalizzante. Lo studio dei grandi pittori classici profondo. Diventano intimi col leggendario artista russo Nikolaj Nikolaevic Lochov, in quegli anni a Firenze, impegnato dapprima come copista di opere da museo e poi come restauratore. Prendiamo in prestito le parole di Antonio Bueno dal catalogo della mostra edito da Polistampa: “Imparammo così anche noi a preparare le nostre tele incollandole come i trecentisti su un’asse di legno e ricoprendole poi di tante maniture di colla e di gesso fino a renderle lisce come l’avorio. […] Cominciammo a comperare le terre e le polveri dei colori minerali in certi vecchi negozi mezzo mesticheria e mezzo farmacia che esistevano ed esistono tuttora a Firenze. Imparammo a macinare a mano i colori su una grande lastra di marmo e a conservarli poi in vasetti sigillati a cera; Lokhoff ci insegnò persino a dorare con foglie d’oro – l’oro vero, in foglie sottilissime, si poteva ancora trovare – e a brunire con l’agata le nostre dorature. A lui questo serviva per fare i fondi delle sue copie di Madonne trecentesche. A noi servì soprattutto per dorare le nostre cornici, che avevamo imparato a intagliare”.

A Firenze Antonio tende a confrontarsi con risonanze della produzione locale, “Composizione metafisica” (1940) è la sua prima opera dipinta in Italia. In quegli anni la loro esperienza di lavoro e di vita si intreccia anche con la convivenza a Villa il Pozzo di San Domenico, dove con molte difficoltà economiche la famiglia Bueno vive tutta insieme in una sorta di comunità. Un percorso comune sintetizzato e rivelato magistralmente nel “Doppio ritratto” (1947) quadro a quattro mani simbolo della mostra. Nel pieno del figurativismo mette in luce la grande capacità pittorica dei due fratelli e come in una partitura il tema del doppio viene declinato e percorso sottolineando ogni vicinanza e ogni diversità, ogni lontananza e ogni simbiosi. Una sorta di inconscio manifesto di quella che negli anni successivi sarà la vicenda artistica e umana che li porterà inevitabilmente a percorrere scelte e strade diverse.

Gli oggetti riportati nel dipinto diventeranno immagine simbolica, come la celebre pipa in gesso bianca di Antonio. Sempre in quegli anni Annigoni è il primo a interessarsi al loro lavoro scrivendo addirittura una presentazione in catalogo e organizzando la prima mostra italiana dei fratelli per un’esposizione in una galleria milanese. In polemica con le istanze e le battaglie antimoderniste, Xavier trova un terreno comune con Gregorio Sciltian e Pietro Annigoni, trascinando il fratello a creare con loro nel 1947 il gruppo “Pittori Moderni della Realtà”, che si scioglierà per insanabili divergenze solo due anni dopo e creerà le condizioni per il primo vero distacco fra i due fratelli.

Gli anni Cinquanta segnano questo divario artistico e di vita. Xavier guarda sempre di più nella direzione figurativa sposando la visione del realismo socialista, rafforzato da un viaggio nel 1954 in Brasile per realizzare un ciclo di affreschi. Il lavoro non va a temine ma l’esperienza dell’incontro con la realtà del paese sarà determinante. In quegli anni indaga sulle dinamiche degli affetti familiari con grande attenzione all’infanzia. Sempre attaccata al figurativismo ma con incursioni avanguardistiche nella materia, sabbie, juta, fanciulli pieni di dolore e con grida dal ricordo picassiano. E per tutta la sua carriera rimarrà ancorato come è stato scritto a questi temi e alle loro “struggenti malinconie”.

Antonio continua sul tema del doppio lavorando nella direzione della neopittura metafisica che lo porterà con numerosi dipinti anche con le sue pipe a un buon riscontro di mercato soprattutto negli Stati Uniti. Fino alla fine degli anni Sessanta quando torna alla figurazione che lui stesso definisce “neokitsch”e “pompierestica” ottenendo un grosso successo di critica e pubblico. Un vero esercito di dame, marinaretti e toreri dalle rotondità pre-boteriane invade il mercato insieme alla creazione dei d’apres, dove con ironia rivisita i classici dei grandi pittori del passato. Una sorta di rivincita dopo gli anni che li avevano visti snobbati dalla critica e dal pubblico. Esiti diversi quelli dei due fratelli, per una comune matrice, un percorso pittorico che si intreccia e si divide che li trova diversi, come preannunciato nel Doppio ritratto. Per ironia della sorte lasceranno Firenze e questo mondo a pochi anni di distanza, prima il maggiore, Xavier, nel 1979, e qualche anno dopo Antonio, nel 1984.
Didascalie immagini
- Antonio e Xavier Bueno, Doppio autoritratto, 1944, olio su tela, cm 74×100 Ivrea, Museo Civico Pier Alessandro Garda
- Xavier Bueno, Il Manichino, 1948, olio su tavola telata, cm 63×95, Firenze, collezione eredi Antonio Bueno
- Xavier Bueno, Evelina, 1947, olio su tavola telata, cm 44×34, Firenze, collezione eredi Antonio Bueno
- Antonio Bueno, Nudo con fiori, 1947, olio su tavola telata, cm 60×93, Firenze, collezione eredi Antonio Bueno
- Xavier Bueno, Caterina neonata, 1943, olio su tela riportata su tavola, cm 35×53, Fiesole, collezione eredi Xavier Bueno
- Xavier Bueno, España Libre, 1963, cm 140×170, Firenze, collezione eredi Xavier Bueno
- Antonio Bueno, Eleonora di Toledo con il figlio don Garcia generalissimo del mare, 1984, olio su faesite, cm 75×60, Palermo, collezione privata
In copertina:
Antonio e Xavier Bueno, Doppio autoritratto, 1944, olio su tela, cm 74×100 Ivrea, Museo Civico Pier Alessandro Garda
[particolare]
Dove e quando
Evento: ‘Doppio Ritratto – Antonio e Xavier Bueno, contrappunti alla realtà tra avanguardia e figurazione’
- Fino al: – 18 September, 2016
- Indirizzo: Museo di Villa Bardini, Firenze
- Sito web