“Dr. Livingstone, I presume”: la frase leggendaria con cui il giornalista Henry Morton Stanley salutò David Livingstone quando finalmente riuscì a raggiungerlo nel cuore profondo dell’Africa nera, è assurta a simbolo dell’understatement britannico, tanto più che al momento del loro incontro Livingstone era l’unico europeo nel raggio di centinaia di chilometri. Stanley, un gallese emigrato negli Stati Uniti, era stato assunto dal New York Herald con il compito di partire alla ricerca di Livingstone, del quale non si avevano notizie da tre anni; per l’impresa – destinata a diventare uno scoop a livello mondiale – il giornale aveva messo a disposizione fondi praticamente illimitati. La spedizione di Stanley si mosse da Zanzibar sulle orme di Livingstone nel 1869, e impiegò due anni per rintracciare l’esploratore a Ujiji, sulle rive del lago Tanganika. L’incontro non avvenne nel cuore della giungla, come romanticamente descritto da alcuni, ma nella polverosa e variopinta animazione di una città carovaniera.
1 incontro stanley livingstone
Ujij era allora un importante centro di smistamento per il commercio degli schiavi, che venivano razziati nel centro dell’Africa e avviati agli imbarchi sulle coste dell’Oceano Indiano; gestito in prevalenza da Arabi, questo cammino della disperazione lungo oltre mille chilometri costava ogni anno almeno 80.000 vite umane, secondo quando stimato da Livingstone. Quando Stanley lo raggiunse, l’esploratore stava conducendo la sua battaglia contro la schiavitù, impegnato a far conoscere in patria le terribili condizioni di un mercato di carne umana al quale si era illuso di poter porre un argine con la rete di missioni istituite in Africa. Il primo resoconto dello storico incontro fu pubblicato il 1 luglio 1872 sul New York Herald: “Conservando una calma apparente di fronte agli Arabi che era difficile simulare, quando raggiunse il gruppo Mr. Stanley disse: ‘Dr. Livingstone, I presume?’ Un sorriso illuminò i lineamenti pallidi dell’uomo, che rispose: ‘Sì, e sono grato di essere qui a darle il benvenuto”.
David Livingstone, dopo aver frequentato i corsi di Medicina e Teologia presso l’Università di Edimburgo, si era iscritto alla Società Missionaria di Londra. Nel 1844 sposava Mary Moffat, figlia di un missionario che si era stabilito a Kuruman – nell’attuale Sudafrica – dove la coppia si trasferì: all’opera di evangelizzazione delle popolazioni locali Livingstone unì l’esplorazione di territori vastissimi e ancora del tutto ignoti.
2 vita sul delta dell okavango-foto donata brugioni
Primo europeo ad attraversare il deserto del Kalahari, quando raggiunse il delta del fiume Okavango annotò sconcertato nel suo diario che “un fiume non può scorrere all’indietro, o in salita!”; e in effetti, l’impressione che si ricava osservando il misterioso Okavango è proprio quella di un sovvertimento delle leggi di natura: le sue acque si disperdono in infiniti canali e paludi su un territorio di 15.000 kmq, scomparendo nel nulla delle sabbie del Kalahari e formando il più grande delta interno del mondo; il loro flusso in alcuni casi cambia direzione con l’alternarsi della stagione delle piogge e di quella secca, e a causa della pendenza minima della pianura in cui si trova il delta, sembra che il fiume “scorra all’indietro”. Un fenomeno che le popolazioni locali consideravano magicamente misterioso e a Livingstone apparve inspiegabile, un enigma che è stato possibile sciogliere solo un secolo e mezzo dopo con la visione satellitare.
3 ippopotami e martin pescatore-foto donata brugioni
Durante la stagione secca, il delta dell’Okavango attira migliaia di animali, ospitando una delle maggiori concentrazioni di fauna in tutta l’Africa, dall’elefante al bufalo, dalle giraffe alle zebre, oltre naturalmente ai signori delle zone umide, ippopotamo e coccodrillo del Nilo; tra i grandi predatori abbondano i leoni e sono presenti anche i rari leopardi; numerose le antilopi, dagli impala agli imponenti kudu, mentre oltre 400 specie di uccelli, dal maestoso airone Golia al piccolo e coloratissimo martin pescatore, nidificano tra le erbe palustri.
4 zimbabwe cascate vittoria viste dal parco-foto donata brugioni
Nel 1852 Livingstone intraprese la spedizione che lo avrebbe reso celebre, destinata a durare quattro anni: risalendo il corso del fiume Zambesi giunse nel punto in cui le sue acque precipitano in una profonda spaccatura della piattaforma basaltica che ne forma il letto, creando grandiose cascate. A valle, lo Zambesi si insinua in una stretta gola scavata dalle acque, che serpeggia con una serie impressionante di zigzag. Era il 16 novembre 1855 quando Livingstone arrivò alle cascate, primo europeo a trovarsi di fronte a quella grandiosa meraviglia che i locali chiamavano Mosi-oa-Tunya, “il fumo che tuona”, e a cui l’esploratore dette il nome di Vittoria, in omaggio alla sovrana che sedeva sul trono del vasto Impero Britannico. Il fronte delle cascate, la cui ampiezza complessiva è di 1.700 metri, con un’altezza massima della caduta d’acqua di 108 metri, è intervallato da quattro isole, alla maggiore delle quali è stato dato il nome di Livingstone. Una grande statua in bronzo dell’esploratore è stata innalzata nel Parco delle Cascate di Victoria Falls, sulla riva destra dello Zambesi che appartiene allo Zimbabwe (il fiume segna il confine con lo Zambia).
5 zimbabwe cascate vittoria veduta aerea-foto donata brugioni
Ai piedi della statua, si trova una piroga uguale a quella che Livingstone utilizzò nella sua prima spedizione lungo il corso del grande fiume: il mokoro, scavato nel tronco di un albero, è usato ancora oggi nel bacino dello Zambesi e dei suoi affluenti, dove ippopotami e coccodrilli mettono a rischio l’esistenza di coloro che si affidano a queste fragili imbarcazioni. Nella spedizione successiva, iniziata nel 1860, Livingstone tentò di risalire il corso dello Zambesi a bordo di un battello a vapore, ma si rese conto che per lunghi tratti la navigazione era resa impossibile da numerose rapide e cascate. L’obiettivo di stabilire una rete commerciale nel centro dell’Africa si dimostrò così irrealizzabile, e anche la fondazione di una rete di missioni ebbe un esito fallimentare: i missionari non resistevano al clima e alle malattie, e furono decimati dalla malaria, che privò Livingstone dei figli e infine della moglie.
6 monumento a david livingstone
Nel 1866 Livingstone si imbarcò per Zanzibar con l’obiettivo di riuscire a individuare le sorgenti del Nilo, un enigma millenario e all’epoca non ancora risolto. Quando Stanley lo raggiunse a Ujiji, continuarono insieme le ricerche per circa un anno, ma alla partenza di Stanley per l’Inghilterra Livingstone rimase in Africa, dove il 1 maggio 1873 dovette arrendersi alla malaria che da tempo minava la sua salute. I suoi assistenti, che Livingstone aveva liberato dalla condizione di schiavi, trasportarono il corpo fino alla costa percorrendo a piedi oltre 1.500 chilometri lungo le piste seguite per secoli dalle colonne di uomini, donne e bambini ridotti in schiavitù. Trasportate in patria, le spoglie di Livingstone furono tumulate con tutti gli onori a Londra, nell’Abbazia di Westminster; la lapide sulla tomba riporta un pensiero che l’esploratore annotò poco prima della morte riferendosi alla schiavitù: “Tutto quello che posso aggiungere nella mia solitudine è che la benedizione del cielo possa scendere su chiunque, americano, inglese o turco, vorrà aiutare a sanare questa ferita aperta nel mondo”.
Ninfee sullo Zambesi (quasi un Monet)
Il cuore di Livingstone rimase invece là dove la morte lo aveva raggiunto, sepolto sulle rive del lago Bangweulu, il cui nome significa “il luogo dove l’acqua e il cielo s’incontrano”.

Didascalie immagini

  1. Immagine dell’incontro tra Stanley e Livingstone tratta dal volume How I Found Livingstone pubblicato nel 1872 da Henry Morton Stanley (fonte)
  2. Vita nel delta dell’Okavango: il leone dorme mentre sullo sfondo un branco di impala pascola tranquillamente / Per le giraffe abbeverarsi rappresenta un momento di grande pericolo, costrette come sono ad assumere una posizione
    instabile; una di loro resta in attesa, a sorvegliare che non ci siano predatori nei dintorni
    ( © foto Donata Brugioni)
  3. Gli ippopotami sono una presenza frequente e numerosa nei canali del delta / Il martin pescatore costruisce il suo nido fra le erbe palustri ( © foto Donata Brugioni)
  4. Le Cascate Vittoria dal Parco delle Cascate (Victoria Falls – Zimbabwe) ( © foto Donata Brugioni)
  5. Cascate Vittoria: solo dall’alto è possibile avere una visione complessiva del vasto fronte delle cascate e dell’andamento a zig zag della gola in cui lo Zambesi scorre a valle ( © foto Donata Brugioni)
  6. Monumento a David Livingstone nel Parco delle Cascate (Victoria Falls – Zimbabwe); ai piedi della statua è stato posto un mokoro analogo a quello che l’esploratore utilizzò nella prima spedizione lungo il corso dello Zambesi ( © foto Donata Brugioni)
  7. Ninfee sullo Zambesi (quasi un Monet) ( © foto Donata Brugioni)

In copertina:
Cascate Vittoria, il vasto fronte delle cascate viste dall’interno del parco
[particolare]
( © foto Donata Brugioni)