In un cantuccio nascosto della Sicilia centrale, a San Cataldo, è possibile scoprire che la passione per l’arte può essere sconfinata e totalizzante. Scoprire che per qualcuno può essere la forza del pensiero a stabilire se un uomo è ancora in vita o no. Vale la pena lasciarsi la campagna alle spalle per stringere la mano di Salvatore Cirasa, vispo settantacinquenne dagli occhi azzurri vivissimi. Lui, infatti, la fa in barba a un male potente che ne riduce la mobilità e mina il suo corpo. Perché Salvatore risponde al suo male decorando con animali di ogni tipo i bastoni che lo aiutano, svelando sculture dai meandri del legno, leggendo avidamente testi di ogni genere. Salvatore si è fermato alle elementari ma i suoi discorsi spaziano dalla letteratura greca alla storia, alla filosofia, ai messali in latino e molto altro ancora. Chi lo ascolta non avverte davvero alcuna differenza rispetto a uno studente universitario molto preparato.
1 salvatore cirasa al lavoro foto di davide burcheri 2015
Parla senza far cenno alla sua malattia, nonostante sia invasiva, e da essa non si fa prevaricare. L’amore per l’arte ha la meglio, così Salvatore continua ancora adesso a divorare libri e legno, legno e libri.
Da giovane fa il panettiere, poi il muratore e attira l’attenzione dei colleghi più grandi perchè sa fare le cosiddette pietre “di cantuna”, cioè le pietre squadrate e angolari delle case. Lavora nelle chiese, alla villa comunale, in molte case di privati. Studia con attenzione le arcature, acquisendo anche conoscenze di architettura. Ma a fine giornata, infischiandosene della stanchezza, legge con passione; il suo sapere cresce gradualmente e si espande sino a inglobare ogni ramo dello scibile. La lettura per Salvatore è un’operazione meditata ed esclusiva, che annulla qualsiasi altro pensiero che possa interferire con essa: “è importante cogliere il significato di ciò che si legge – ammonisce – è fondamentale gustare la lettura. Quando si legge bisogna abbandonare gli echi della mente e andare in profondità. L’artista deve vedere le cose in profondità e per farlo ha bisogno di una cultura, altrimenti rimane naïf. Al contempo l’arte non si insegna: è connaturata, è un dono”.
2 salvatore cirasa nel suo laboratorio foto di davide burcheri.2015
Salvatore inizia come scalpellino, lavorando le pietre, ma quando la sua mobilità inizia a diminuire decide di dedicarsi al legno, perché più duttile. I primi lavori lignei sono due bastoni: uno rappresenta una civetta, l’altro una polena, la figura che guarda per prima l’orizzonte sui vascelli del ‘600. Gli animali ricorrono spesso nell’arte di Salvatore per via del suo amore della natura ma anche per le funzioni simboliche che possono rivestire. La civetta infatti, spiega l’artista, rappresenta una visione che si svolge più con l’intelletto che con lo sguardo ed è l’animale della dea Atena. Altri animali decorano anche cucchiai da cucina in legno mentre in forma di statua troviamo il leone, il leopardo, la vacca di Modica o una scultura circolare che mostra un gallo combattente da un lato, soccombente dall’altro, ricordandoci che anche la vita animale conosce la dualità della prevaricazione e della sconfitta.
Salvatore ammira la cultura di Dante e la ritiene avanzata. Per questo ama la Divina Commedia, che condensa filosofia, teologia, astronomia… E dedica una scultura al tredicesimo canto dell’Inferno, rappresentando I violenti contro se stessi che escono dagli alberi insieme alle Arpie in una foresta pietrificata, in cui compare anche il consigliere di Federico II di Svevia, il suicida simbolico Pier delle Vigne.
3 salvatore cirasa e i vizi e le virtu foto di davide burcheri 2015
Nella scultura I vizi e le virtù è rappresentato un mondo sotterraneo, di dannati, che incarnano i peccati più evidenti della natura umana: c’è l’avaro con un sacco mai pieno, mentre la smania di potenza indossa una corona, l’ipocrisia è attaccata da una serpe, l’ingiustizia ha una bilancia non equilibrata, l’arroganza ha la testa di un toro, la spada rappresenta gli amanti della guerra; ma nella parte superiore dell’opera ci sono i beati con Cristo risorto, come l’uomo disteso che è associato all’umiltà, l’amante della giustizia che alza un libro con la legge, quello con la palma che rappresenta il sacrificio del martirio. In basso si vede l’angelo della morte con la falce, mentre sopra ecco l’angelo della resurrezione, con la tromba del giudizio. Ogni personaggio è un simbolo e la scultura forma un microcosmo che unifica dannati e beati. Le figure sono semplificate, essenziali, contemporanee, perché Salvatore asseconda le caratteristiche materiali del legno, si adegua ad esse senza stravolgerle, lasciando che le forme siano suggerite dal legno stesso. Così le figure evocano più che aderire pedissequamente, senza edulcorare o idealizzare come avviene nell’arte neoclassica. Qualcuna dunque ricorda anche la Vecchia assetata di Arnolfo Di Cambio.
4 salvatore cirasa l orgoglio della femminilita foto di davide burcheri 2015
La contemporaneità dell’arte di Salvatore è evidente sopratutto in un’opera che mostra alcuni fossili disordinati, di cui non si riesce a distinguere inizio e fine. L’artista vuole rappresentare idee fossilizzate, senza sviluppo, rimaste in uno stato di potenza anzichè di realizzazione effettiva.
Un’altra scultura si ricollega al mondo biblico mediante la proposizione della parabola del figliol prodigo, che racchiude il tema cardine della misericordia, predicata caldamente da Papa Francesco.
Salvatore riflette anche sul tema della condizione della donna mediante una statuetta lignea inginocchiata che trattiene il seno tra le mani volgendo il capo all’indietro: rappresenta l’orgoglio della femminilità, di cui fino a poco tempo fa, continua l’artista, ci si vergognava. Ma di essa dovrebbero essere orgogliosi sia l’uomo che la donna.
5 gli attrezzi di salvatore foto di davide burcheri 2015
Salvatore dunque pensa, legge, crea in ogni momento della sua giornata. E uno dei segreti della sua forza è l’educazione del modo di pensare: una notte insonne, attraverso l’utilizzo proficuo del pensiero, può diventare l’occasione giusta per programmare la giornata successiva, mentre un momento di staticità può volgere a rigenerante meditazione, come quando si siede davanti alla sua fontana e non fa nulla, se non semplicemente godere della quiete del momento e dello scroscio dell’acqua. Dice, infatti: “si sa pinsari, ancora vivi. Si sì capaci ancora a caminari, capaci ancora a mangiari, ma nun sa pinsari, tu sì già murtu. Tu sì murtu prima di muriri” (“se sai pensare, ancora vivi. Se sai ancora camminare, mangiare, ma non sai pensare, tu sei già morto. Tu sei morto prima di morire”). Salvatore ci sta insegnando che se alcuni stati di salute impediscono i movimenti, ma si sa pensare, si è ancora vivi. Se sappiamo muovere anche solo un dito, stiamo ancora vivendo; abbiamo una possibilità, perché con quel dito si può fare ancora qualcosa. Se invece rinunciamo anche alle più piccole capacità che abbiamo, abbandonandoci a noi stessi, questo significa non vivere più, perché vivere significa sfruttare al massimo le proprie possibilità. Questa è sicuramente la lezione più grande che lui, l’invincibile artista, ci sta donando, e che porteremo sempre con noi.
6 salvatore cirasa davanti alla scultura del figliol prodigo foto di davide burcheri 2015

Didascalie immagini

  1. Salvatore Cirasa al lavoro (foto di Davide Burcheri, 2015)
  2. Salvatore Cirasa nel suo laboratorio (foto di Davide Burcheri, 2015)
  3. Salvatore Cirasa e I vizi e le virtù (foto di Davide Burcheri, 2015)
  4. Salvatore Cirasa, L’orgoglio della femminilità (foto di Davide Burcheri, 2015)
  5. Gli attrezzi di Salvatore (foto di Davide Burcheri, 2015)
  6. Salvatore Cirasa davanti alla scultura del Figliol prodigo (foto di Davide Burcheri, 2015)

In copertina:
Salvatore Cirasa al lavoro
[particolare]
(foto di Davide Burcheri, 2015)