“Quando ho girato Brazil nel 1984, volevo dipingere l’immagine del mondo in cui pensavo stessimo vivendo allora. The Zero Theorem è uno sguardo sul mondo in cui penso di vivere adesso.”
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bsp; Terry Gilliam
A quasi tre anni dall’esordio in concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2013, finalmente grazie a Minerva Pictures arriva sugli schermi italiani The Zero Theorem opera numero tredici del cineasta più visionario in circolazione, quel Terry Gilliam che nell’arco della sua carriera ha saputo regalare alla settima arte titoli come Brazil, La leggenda del re pescatore e L’esercito delle 12 scimmie.
Ambientato nel futuro questo nuovo incubo distopico ci porta in una metropoli affollata e fatiscente, colorata come un barattolo di caramelle e invasa di schermi pubblicitari sempre accesi che apostrofano i passanti come imbonitori – “sconto del 100% su articoli selezionati!” – abiti eccessivi e sgargianti espressione tangibile dell’imperativo edonistico di una società ad alta tecnologia.
Corpo estraneo alla felicità dei consumi Qohen Leth è un individuo solitario, analista esoterico per la multinazionale Mancom, nutre intime angosce in attesa di una telefonata da forze sconosciute che gli svelerà il senso ultimo della sua esistenza.
Prescelto dal suo capo, inavvicinabile come Dio, per risolvere l’enigmatico Teorema Zero otterrà di svolgere il lavoro da casa al riparo da interazioni sociali con altri, pronto ad affidare ogni suo contatto alla ‘sicurezza’ di una realtà virtuale.

Opera prima di Pat Rushin – docente di scrittura creativa all’Università della Florida – la sceneggiatura è nata da un suo racconto breve intitolato Call del 1999 in seguito adattato per lo schermo, arrivata poi nelle mani di Terry Gilliam che in collaborazione con l’autore stesso vi ha aggiunto il suo tocco inconfondibile.
L’ironia iconoclasta di trovate narrative come il culto di Batman Redentore o il racconto dell’incendio che ha distrutto il monastero, con i frati che per non infrangere il voto del silenzio non hanno gridato al fuoco, e soprattutto visive come la collocazione ‘particolare’ della dicitura d’entrata di un sito internet, sono caustiche scintille prodotte dal pungente senso dell’umorismo dell’ex Monty Python.

Girato velocemente nei MediaPro Studios alla periferia di Bucarest, con scarse risorse economiche che l’inventiva di Terry Gilliam ha saputo amplificare magistralmente sullo schermo, The Zero Theorem ha potuto contare su un gruppo di attori straordinari, famosi ed entusiasti di aderire al progetto per la stima verso il cineasta.
Matt Damon ad esempio ha accettato senza neppure aver letto il copione il piccolo ruolo di Management, l’entità al vertice di un potere tangibile ed evanescente insieme, mimetico nella sua cinica personificazione delle multinazionali che dominano il globo nell’ombra.
Una Tilda Swinton divertita e priva di ogni vanità ha mortificato il suo aspetto per interpretare l’invadente psicoterapeuta on-line Dottor Shrink-Rom.

Il giovane Lucas Hedges notato da Gilliam per un piccolo ruolo in Moonrise Kingdom di Wes Anderson è Bob genio dell’informatica più in sintonia coi computer che coi propri simili, l’inglese David Thewlis è l’ambiguo supervisore Joby, l’attrice francese Mélanie Thierry nei panni di Bainsley è un mix di comico erotismo – incrocio nelle intenzioni del regista tra Judy Holliday e Marilyn Monroe – mentre Christoph Waltz è il tormentato protagonista Qohen Leth.
L’attore viennese, già doppio premio Oscar, con la sua sensibilità ha dato al ritratto del personaggio centrale un alone di caustica fragilità, una performance che ha influenzato il tono dell’intero film, in cui praticamente è sempre in scena davanti alla macchina da presa dall’inizio alla fine.

La scenografia di David Warren è ispirata ai quadri del pittore tedesco Neo Rauch, scelto da Gilliam per creare una visione del futuro originale che si discosti dall’estetica più diffusa nella fantascienza degli ultimi anni, vincolata al design elegante di spazi moderni in cui predominano vetro e acciaio.
Un frammento di nobile artigianato italiano è presente in The Zero Theorem nella fotografia del milanese Nicola Pecorini, allievo di Vittorio Storaro alla quinta collaborazione con Terry Gilliam, e nei costumi firmati dal campano Carlo Poggioli, al terzo ingaggio col regista dopo aver affiancato Gabriella Pescucci nella creazione degli abiti per Le avventure del Barone di Münchausen e I fratelli Grimm e l’incantevole strega.

L’alta qualità visiva del film si sposa a un’arguta riflessione sulla follia dei tempi che stiamo vivendo.
Qohen Leth confessa la sua frustrazione per essersi sempre considerato unico e speciale scoprendo poi col trascorrere del tempo di essere solo un’ape operaia dell’alveare, un banale uomo qualunque frustrato dall’impossibilità di esprimere il proprio egocentrismo.
Non a caso questo piccolo individuo comune parla di sé stesso al plurale, perché tra realtà tangibile e profili virtuali da social network – senza contare l’immagine mentale autoprodotta che ognuno porta con sé – sono molte le individualità che convivono dentro una sola persona.

Gran parte del racconto si svolge nella casa/tana di Qohen Leth, una chiesa distrutta che rappresenta la cultura del passato e il tramonto dei suoi valori, dissacrata dal fonte battesimale declassato ad acquaio e le canne dell’organo a far da paravento del giaciglio notturno.
La telecamera con cui è spiato il lavoro del protagonista non a caso è posta sulla croce in luogo della testa del Cristo, eloquente rappresentazione della sorveglianza massiccia cui è soggetto un privato ormai svilito e mercificato, immolato inconsapevolmente dagli stessi individui sull’altare dell’apparenza per assecondare il delirio collettivo per la notorietà.

Lanciato nelle sale in questo deserto cinematografico estivo The Zero Theorem è un film divertente, intelligente e stratificato, il cui senso è inesauribile in un’unica visione. Sarà presto disponibile in dvd per fruizioni ulteriori.
Didascalie immagini
- Locandina italiana
- Il futuro colorato e fatiscente del film / Terry Gilliam al lavoro sul set
- La caustica ironia iconoclasta di The Zero Theorem
- Matt Damon è la suprema autorità / Colloquio col vertice / Management icona del potere / Tilda Swinton è il Dottor Shrink-Rom
- Lucas Hedges è Bob / Melanie Thierry è Bainsley / David Thewlis è Joby
- Christoph Waltz dà corpo alle angosce e alla fragilità del solitario Qohen Leth
- Il centro nevralgico della Mancom / La chiesa in cui abita Qohen Leth / La cucina con il fonte battesimale
- Un ritratto di Terry Gilliam / La commissione medica / I fattorini / Paradiso virtuale / Bob & Q / Locandina originale
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(© 2013 Asia & Europe Productions S.A.)
In copertina:
Christoph Waltz nella tuta rossa per amori virtuali di Qohen Leth (© 2013 Asia & Europe Productions S.A.)
SCHEDA FILM
- Titolo originale: The Zero Theorem
- Regia: Terry Gilliam
- Con: Christoph Waltz, David Thewlis, Melanie Thierry, Lucas Hedges, Sanjeev Bhaskar, Peter Stormare, Ben Whishaw, Matt Damon, Tilda Swinton, Gwendoline Christie, Rupert Friend, Ray Cooper, Lily Cole, Margarita Doyle, Emil Hostina, Pavlic Nemes, Dana Rogoz, Rudi Rosenfeld, Dan Astilean, Gabriel Rauta, Alin Olteanu, Elias Ferchin Musuret, Mihail Stanescu, Tudor Aaron Istodor, Vlad Logican, Alexandra Buza, Andreea Stefanin, Aylin Paicu (Cadir), Cici Maria Caraman, Ioana Blaj, Marioara Voinescu (Sterian), Olivia Nita, Theodor Costache, Adrian Nicolae, Andrei Hutulescu, Ioana Barbu, Serban Victor Gomoi, Ioan Mihai Cortea, Gabriel Costin, Ana Maria Revnic, Iulia Verdes, Pavel Ulici, Radu Iacoban, Radu Andrei Micu, Rodica Negrea, George Remes, Madison Lygo, Naomi Everson
- Sceneggiatura: Pat Rushin
- Fotografia: Nicola Pecorini
- Musica: George Fenton
- Montaggio: Mick Audsley
- Scenografia: David Warren
- Costumi: Carlo Poggioli
- Produzione: Nicolas Chartier e Dean Zanuck con Christoph Waltz, Zev Foreman, Chris Curling, Phil Robertson, Andreea Stanculeanu, Jean Labadie e Manuel Chiche in associazione con Dominic Rustam, Sebastien Chartier, Mark Bakunas, Harrison Zanuck e Alicia Marotto per Asia & Europe con Zanuck Independent in associazione con Zephyr Films, Mediapro Pictures, Le Pacte e Wild Side Films
- Genere: FantaGilliam
- Origine: Regno Unito / Romania / Francia, 2013
- Durata: 106’ minuti