“Babette era arrivata smunta e con gli occhi spauriti, come una bestia braccata … Comparsa come una mendicante, si era rivelata una conquistatrice. Il suo volto sereno e il suo sguardo franco e profondo avevano qualità magnetiche: sotto i suoi occhi le cose si dirigevano, silenziosamente, verso il posto ch’era stato loro assegnato”
(Karen Blixen, Il pranzo di Babette in Capricci del destino)

In uno dei suoi racconti più famosi, forse il più famoso in assoluto, Karen Blixen introduce con queste parole Babette, la cuoca di qualità eccelsa fuggita da Parigi per i suoi trascorsi sulle barricate nei giorni 1 rungstedlund karen blixen-foto donata brugionidella Comune, approdata in uno sperduto fiordo di Norvegia, dove i pochi abitanti conducevano una vita semplice e rigidamente austera; non è difficile vedere in questo ritratto di un personaggio disperato e combattivo allo stesso tempo, proprio la Karen che oltre dieci anni prima, in fuga dall’Africa dopo un fallimento esistenziale totale, era tornata nella sua terra natale, la Danimarca, stanca e ammalata.
Nel 1931, dopo diciassette anni di vita in Kenya, dove nel 1914 si era sposata con un cugino, il barone svedese Bror von Blixen-Finecke – matrimonio finito con il divorzio – Karen trovava rifugio nella casa paterna a Rungstedlund: l’Africa le aveva portato via tutto, la salute, il patrimonio e l’amore di Denys Finch-Hatton, il cacciatore di professione caduto con il suo aereo sulle colline di Voi, nel sud del Kenya. Proprio alla presenza di Denys – frequente ospite presso la sua piantagione di caffè, impresa fallimentare che la porterà alla rovina finanziaria – Karen collega la sua capacità di affabulatrice, ricordando nel romanzo autobiografico La mia Africa le serate trascorse insieme: “Quando veniva alla fattoria mi chiedeva: ‘C’è una storia per me?’. Io ne avevo preparate tante, durante la sua assenza. La sera, disposti tutti i cuscini davanti al caminetto, si approntava una specie di divano; e mentre io sedevo sul pavimento, le gambe incrociate come Sheherazade, lui stava lì sdraiato, attento, ad ascoltare i miei lunghi racconti dal principio alla fine”.
2 la casa di karen blixen in kenya

La bella residenza di campagna, dove Karen Dinesen era nata nel 1885, l’accoglieva con le sue stanze confortevoli e il giardino illuminato dalla luce marina, che riverbera negli interni i riflessi perlacei e le lunghe ombre del settentrione; le onde dell’Öresund – lo stretto che separa Danimarca e Svezia, chiuso a nord dal castello di Helsingor, dove aleggia la shakeaspeariana figura di Amleto – sono a pochi passi dalla casa, appena in fondo al prato che la fronteggia. Qui Karen aveva iniziato la sua avventura esistenziale e creativa, con gli studi d’arte che l’avevano portata prima a Copenhagen e poi a Parigi e Roma, mentre alla precoce vocazione letteraria – nel 1907 aveva scritto i primi racconti, Gli eremiti e L’oratore – non aveva più dato seguito nel corso degli anni trascorsi in Africa.
3 rungstedlund casa museo karen blixen-foto donata brugioni
Ora, si trattava di riannodare i fili di un’esistenza in cui l’addio alla propria terra, quasi un ventennio prima, era stato vissuto come definitivo. Ritrovare luci e atmosfere, riprendere i contatti con il mondo dell’infanzia e degli anni giovanili, appariva a Karen quasi un processo di straniamento, mentre allo stesso tempo volti e colori, persone e luoghi d’Africa divenivano sempre più lontani e sbiaditi: “In Danimarca, nei primi mesi dopo il mio ritorno dall’Africa, faticavo molto a vedere qualsiasi cosa come realtà. La mia esistenza in Africa era scesa sotto l’orizzonte, la Croce del Sud brillò ancora per un poco dopo la sua scomparsa, come una traccia luminosa nel cielo, poi impallidì e si spense” (da Ombre sull’erba).
Al ritorno in Danimarca, Karen iniziava con le Sette storie gotiche, pubblicate nel 1934, a fissare sulla pagina i lunghi racconti che la sua fervida fantasia aveva elaborato negli anni trascorsi, e avrebbe continuato a scrivere per tutto il resto della vita, che si concluse nel 1962 a Rungstedlund: all’arte della narrazione attribuiva un valore terapeutico e consolatorio, sostenendo che “tutti i dolori sono sopportabili se li si inserisce in una storia o si racconta una storia su di essi”. Come anche i testi successivi, la prima versione delle Storie gotiche fu scritta in inglese; il volume venne pubblicato negli Stati Uniti sotto lo pseudonimo Isak Dinesen: si tratta di racconti che richiamano nello stile e nelle situazioni la letteratura romantica, in genere ambientati alla fine del XIX secolo; storie dark nelle quali il destino, imprevedibile e ineluttabile, domina sulle sorti dei protagonisti, e agisce spesso da Deus ex machina. Una costante che caratterizza tutta la produzione letteraria della scrittrice fino alle sue opere più tarde, compresa la raccolta Capricci del destino (1958), che comprende Il pranzo di Babette.
4 rungstedlund casa museo karen blixen-foto donata brugioni
Nel 1937 veniva pubblicato il libro che ha consacrato la fama della Blixen a livello mondiale, La mia Africa, in cui ripercorre gli anni della sua vita in Kenya con i personaggi che ne fecero parte. Proprio grazie agli introiti del film ricavato da La mia Africa, è stato possibile istituire nel 1991 il museo di Rungstedlund: le stanze della casa conservano in gran parte la mobilia e l’aspetto complessivo voluti dalla scrittrice, mentre le grandi stufe antiche che diffondevano il loro tepore nelle giornate invernali provengono da alcune proprietà della famiglia Dinesen. Anche le lunghe tende di pizzo che incorniciano le finestre e si adagiano sul pavimento in legno, così come i grandi vasi di fiori freschi che ornano i tavoli, rispecchiano lo stile che Karen aveva impresso all’ambiente in cui sono nate gran parte delle sue storie.
5 rungstedlund casa museo karen blixen-foto donata brugioni
Soltanto nello studio sono presenti testimonianze degli anni africani: scudi Masai, lance, pugnali e mazze utilizzati dagli indigeni, facevano parte della collezione di Thomas Dinesen, fratello di Karen; qui è esposto anche il quadro raffigurante un tucano, che Karen aveva dipinto in Africa e regalato a Denys Finch-Hatton, mentre in una piccola stanza sono riuniti alcuni ritratti “africani” e disegni a carboncino degli anni in cui Karen studiava all’Accademia di Copenhagen.
6 tomba di karen blixen nel parco di rungstedlund-foto donata brugioni
Nel parco che circonda la casa di Rungstedlund, Karen aveva fatto appendere ai tronchi degli alberi numerose casette per gli uccelli, creando un’oasi e un rifugio, che amava e curava: attualmente, le oltre cento le casette che ospitano quasi quaranta specie di uccelli, sono poste sotto la tutela della Società Ornitologica Danese. All’ombra di un faggio secolare, qui Karen Blixen riposa: la sua tomba è coperta da una semplice lastra di granito su cui è inciso solo il nome che le ha dato la fama.
7 karen blixen a rungstedlund-foto karen blixen museet
Alla fine del Pranzo di Babette, la protagonista, dopo aver speso tutto il suo patrimonio – frutto di una vincita alla lotteria – per imbandire un pranzo sontuoso in onore della famiglia che l’aveva accolta e ospitata con affetto e generosità, dichiara: ”Non sarò mai povera. Ho detto che sono una grande artista. Un grande artista, mesdames, non è mai povero. Abbiamo qualcosa, mesdames, di cui gli altri non sanno nulla”. In quello che è un discorso sul rapporto fra l’artista e la propria arte come insopprimibile necessità a esprimersi, il filo conduttore autobiografico appare in tutta la sua evidenza: i sublimi piatti di Babette, i racconti coinvolgenti e magici che Karen sapeva offrire ai suoi ospiti e al mondo, si intrecciano e si confondono, e il Pranzo finisce con l’assumere il valore di un testamento spirituale.

Didascalie immagini

  1. A Rungstedlund, un bel ritratto in bronzo di Karen Blixen, dall’espressione assorta e intensa, è collocato sul davanzale di una finestra (© Donata Brugioni)
  2. La casa di Karen Blixen in Kenya, ai piedi delle colline Ngong, è divenuta museo statale nel 1986. Al quartiere in cui è situata, ormai un suburbio di Nairobi, è stato dato il nome “Karen”.
    Parte dell’arredamento che la Blixen aveva venduto a Lady McMillan prima della partenza per l’Europa, è stato riacquistato dal museo e riportato nella collocazione originaria.
    (fonte)
  3. La casa padronale di Rungstedlund e i suoi annessi agricoli, oggi patrimonio della Riungstedlund Foundation, ospitano il Karen Blixen Museet (© Donata Brugioni)
  4. Coerenti con il gusto un po’ rétro degli scenari su cui la Blixen fa muovere i suoi personaggi, gli ambienti di Rungstedlund conservano l’atmosfera accogliente di una bella dimora ottocentesca, così come la volle la scrittrice (© Donata Brugioni)
  5. Lo studio – la “Ewald’s room”, in memoria del drammaturgo danese Johannes Ewald, vissuto nel XVIII secolo – è l’unica stanza in cui sono raccolti i ricordi degli anni trascorsi in Africa da Karen e dal fratello Thomas. Tra le due finestre, il quadro (© Donata Brugioni)
  6. La tomba di Karen Blixen nel parco di Rungstedlund (© Donata Brugioni)
  7. Karen Blixen a Rungstedlund (© Karen Blixen Museet)

In copertina:
La casa di Karen Blixen in Kenya, ai piedi delle colline Ngong, è divenuta museo statale nel 1986. Al quartiere in cui è situata, ormai un suburbio di Nairobi, è stato dato il nome “Karen”.
[particolare]
(fonte)

Dove e quando