Peggy sue si e sposata 1Compie trent’anni Peggy Sue si è sposata di Francis Ford Coppola, un titolo che non ha avuto la fortuna critica che avrebbe meritato ed è quasi ignorato nelle monografie dedicate al regista, messo in ombra da un confronto impossibile con capolavori del calibro di Apocalypse Now, La conversazione e Il padrino.
Voler collocare il film nel percorso artistico del cineasta italoamericano è operazione vacua che poco interessa in questa sede, ma anche volendolo considerare opera minore – solo apparentemente – priva di sperimentazioni visive è comunque una commedia intelligente, impreziosita dalla straordinaria interpretazione della sua ineguagliabile protagonista, divertente e come i classici immune al passare del tempo.
Reduce dall’insuccesso commerciale di Cotton Club e assediato dai debiti contratti per la realizzazione di Un sogno lungo un giorno, che portò quasi al fallimento la sua casa di produzione American Zoetrope, Francis Coppola per Peggy Sue si è sposata accettò di aderire a un progetto su commissione per la Tristar Pictures che ben s’inseriva nel nuovo filone dei viaggi nel tempo, scoperto da Hollywood l’anno precedente col successo planetario di Ritorno al futuro; il soggetto originale era precedente al film di Robert Zemeckis, ma forse proprio grazie a quel trionfo trovò finalmente i finanziamenti per essere realizzato.
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Peggy Sue Kelcher è una quarantenne disillusa, tradita dal marito Charlie Bodell con cui fa coppia fin dai banchi di scuola, e nonostante il divorzio alle porte indossa l’abito della festa di un tempo e va, indotta e accompagnata dalla figlia Beth, alla riunione con i compagni di liceo a venticinque anni dal diploma.
La vista del consorte fedifrago, il gran caldo e l’emozione per essere stata eletta regina della festa – con il suo abito d’epoca è evocazione vivente dei tempi felici – la fanno svenire sul palco e Peggy Sue si risveglia inspiegabilmente nell’infermeria della scuola durante la campagna per la raccolta del sangue 1960. Un misterioso salto temporale all’indietro che non le ha impedito di portare con sé memoria futura di tutto quello che sarà la sua vita matrimoniale, l’occasione da cogliere al volo per cambiare il suo destino.
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Tra divertenti paradossi temporali e momenti densi di commozione, come la sequenza in cui Peggy Sue resta di sale rispondendo al telefono e riascoltando dopo tanti anni la voce dell’amata nonna, Francis Coppola svuota gli stereotipi della commedia per mettere in scena l’usura dei sentimenti umani al passare del tempo; disseminando il percorso di piccoli segni, come il palloncino abbandonato sul soffitto nel corridoio della scuola, che creano un alone di magia.
Consapevoli come la protagonista delle delusioni che attendono i personaggi sul loro cammino esistenziale, siamo testimoni delle fragilità e delle insicurezze – anche comiche – di ognuno, come l’esilarante confronto sulle scale con la maldestra difficoltà della madre ad affrontare temi sessuali con una figlia già emancipata dal ricordo di maternità future.
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Tutto contenuto tra due immagini ugualmente stranianti, l’anomala sequenza d’apertura con l’illusione di uno specchio inesistente e quella finale con la macchina da presa che esce letteralmente dall’altra parte dello specchio – la prima passa del tutto inosservata mentre quella conclusiva disorienta – il film suggerisce l’ipotesi che tutto si sia svolto nella mente della protagonista, ma lascia tracce come la dedica su un libro a confutare questa possibilità scegliendo di restare in una più affascinante ambiguità.
L’ambientazione degli anni ‘60 con le scenografie di Dean Tavoularis e la fotografia firmata da Jordan Cronenweth, autore anche delle atmosfere del capolavoro di Ridley Scott Blade Runner, asseconda una ricostruzione d’epoca che insegue il mito iconico incarnato dall’opera pittorica di Norman Rockwell più che la concretezza di un realismo storico.
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Kathleen Turner fasciata nei corpetti della protagonista è eccezionale nel restituire tutte le sfumature dello smarrimento – a tratti divertito – di Peggy Sue, la sua interpretazione giustamente candidata all’Oscar fu letteralmente derubata della vittoria finale dal pietismo fuori luogo dell’Academy, che assegnò la statuetta all’attrice sordomuta di un film scialbo come Figli di un Dio minore.
A tratti un po’ sopra le righe il Charlie disegnato da Nicolas Cage che, come racconta Kathleen Turner nella sua autobiografia Send yourself roses – my life, loves and leading roles edita nel 2008, sentiva il bisogno di dimostrare che aveva ottenuto il ruolo per le sue capacità e non perché nipote del regista; il doppiaggio italiano ha mitigato gli eccessi di cui per anni l’attore ha continuato a scusarsi con la sua compagna di set.
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Nel film l’incontro tra attori di diverse generazioni, con vecchie glorie del passato e promesse del futuro: Maureen O’Sullivan che fu la prima Jane nell’era del sonoro al fianco del Tarzan di Johnny Weissmuller è la nonna materna Lizzy, Barbara Harris che già era stata protagonista per Alfred Hitchcock nel suo ultimo film Complotto di famiglia è la madre di Peggy Sue e Don Murray che debuttò sugli schermi al fianco di Marilyn Monroe in Fermata d’autobus di Joshua Logan è il padre Jack.
Tra i giovani che sono diventati poi nomi di primo piano: Jim Carrey nel ruolo del miglior amico di Charlie, Joan Allen sotto i riccioli dimessi della compagna di scuola Maddy Nagle, Helen Hunt nei panni della figlia di Peggy Sue e la futura regista Sofia Coppola in quelli della sorella minore Nancy.
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Peggy Sue si è sposata è ancora un film suggestivo grazie anche alla bellissima colonna sonora originale firmata da John Barry, autore tra l’altro della musica inconfondibile di 007, che sa trasmettere lo stato quasi di trance della ragazza tornata indietro al suo passato e la struggente nostalgia di un tempo amato e inevitabilmente perduto.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Alcuni momenti del film / Francis Coppola sul set con la figlia Sofia
  3. Kathleen Turner offre alla sua Peggy Sue tutta una gamma di sfumature dall’incredulità al divertimento
  4. L’emozione di una voce dimenticata / Peggy Sue e i suoi adorati nonni / Barbara Harris è la madre nel suo comico e impacciato tentativo di educazione sessuale
  5. L’iconografia del mito e la magia delle atmosfere nelle scene di Dean Tavoularis e la fotografia di Jordan Cronenweth
  6. Nicolas Cage, all’anagrafe Nicola Coppola, è Charlie
  7. Jim Carrey è Walter Getz / Maureen O’Sullivan veterana madre di Mia Farrow è la nonna Lizzy / Barry Miller è Richard Norwik / Helen Hunt è la figlia Beth / Leon Ames è il nonno Barney / Joan Allen è Matty / Kevin J. O’Connor è Michael Fitzsimmons /
    Sofia Coppola è la sorella minore Nancy / Don Murray il padre
    (© 1986 Tri-Star Pictures Inc)

In copertina:
Kathleen Turner è Peggy Sue, incoronata regina della festa prima del suo salto nel tempo (© 1986 Tri-Star Pictures Inc)

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Peggy Sue got married
  • Regia: Francis Coppola
  • Con: Kathleen Turner, Nicolas Cage, Barry Miller, Catherine Hicks, Don Murray, Barbara Harris, Jim Carrey, Wil Shriner, Maureen O’Sullivan, Leon Ames, John Carradine, Joan Allen, Kevin J. O’Connor, Lisa Jane Persky, Lucinda Jenney, Glenn Withrow, Harry Basil, Sofia Coppola, Randy Bourne, Don Stark, Marshall Crenshaw, Tom Teeley, Graham Maby, Ken Grantham, Ginger Taylor, Sigrid Wurschmidt, Glenn Withrow, Harry Basil, Sachi Parker, Vivien Straus, Morgan Upton, Dr Lewis Leibovich, Bill Bonham, Joe Lerer, Barbara Oliver, Martin Scott, Marcus Scott, Carl Lockett, Tony Saunders, Vincent Lars, Larry E. Vann, Lawrence Menkin, Dan Suhart, Leslie Hilsinger, Al Nalbandian, Dan Leegant, Ron Cook, Mary Leichtling
  • Sceneggiatura: Jerry Leichtling & Arlene Sarner
  • Fotografia: Jordan Cronenweth
  • Musica: John Barry
  • Montaggio: Barry Malkin
  • Scenografia: Dean Tavoularis
  • Costumi: Theadora Van Runkle
  • Produzione: Paul R. Gurian e Zoetrope Studios per Tri-Star Pictures e Rastar Production
  • Genere: Commedia
  • Origine: USA, 1986
  • Durata: 99’ minuti