Cari Amici.

Quanto accaduto lo scorso 23 giugno ha sbigottito, e continua a sorprendere, l’intero pianeta. Se dopo il socondo conflitto mondiale l‘intellighenzia politica del vecchio continente si era concessa una pausa assecondando l’ingresso nella UE della Gran Bretagna – permettendole di dettare condizioni che possono essere definite solo con termini estremamente forti – adesso, l’esito del referendum, dove due terzi dei giovani aventi diritto non sono andati alle urne e una percentuale impressionante di votanti si è informata il giorno dopo, se non fosse economicamenre destabilizzante, sarebbe certamente farsesco.
Se il “sogno europeo” è miseramente svanito per l’impossibilità di una politica fiscale comune anche per le pressioni imposte dal Regno Unito (forte delle concessioni di cui sopra), bisogna guardare avanti e ripartire proprio dal dopo Brexit difendendo quello che l’Unione Europea ci ha dato in termini di cooperazione – a iniziare dalla comune lotta al terrorismo – e di apertura allo scambio culturale che va ben oltre le conoscenze letterarie, scientifiche e artistiche, ma si declina a 360° nei costumi sociali e nelle scelte di vita dei cittadini comunitari.

La Redazione

Firenze, 1° luglio 2016