Al Gabinetto Disegno e Stampe degli Uffizi in mostra Sguardi sul Novecento. Disegni di artisti italiani tra le due guerre. Fino al 4 settembre la Sala Edoardo Detti al piano nobile del complesso vasariano offre una panoramica del disegno in Italia della prima metà del Novecento, con particolare attenzione al tema della figura e del volto umano in Toscana e a Firenze nei primi 30 anni del cosiddetto ‘secolo breve’.
Le 37 opere selezionate per l’occasione, sotto la curatela di Marzia Faietti e Giorgio Marini, sono per lo più sconosciute al grande pubblico, pervenute all’istituto fiorentino, se si eccettua un’opera donata nel 1986, tramite gli ultimi acquisti o donazioni che vanno dal 2004 al 2015. Prosegue così la costante aspirazione del GDSU al moderno, che si concretizza attraverso il collezionismo di artisti contemporanei. Elemento che si riscontra nella collezione grafica degli Uffizi sin dal nucleo iniziale delle raccolte medicee e di cui oggi è possibile vedere i risultati più recenti. Come afferma Marzia Faietti nel bel catalogo Giunti, “la scelta cronologica delle acquisizioni relative al Novecento, d’altra parte, è motivata dalla densità storica di quel secolo, che in fondo ci siamo lasciati alle spalle da poco, ma che viceversa sembra assai lontano, anche se gli avvenimenti più drammatici della sua prima metà hanno lasciato tracce indelebili nella memoria individuale e collettiva”.

Con una chiave di lettura insieme tematica e storica, la scelta delle opere privilegia la rappresentazione di figure e volti, ritratti e talora autoritratti, a conferma dell’importanza della ritrattistica anche in questi anni, nonostante la politica del periodo tendesse ad eliminare il ruolo dell’individuo in nome della collettività.
Il taglio della mostra suggerisce percorsi che indagano le diverse declinazioni dell’arte dei primi intensi decenni del Novecento soprattutto in Toscana e a Firenze, tra realismo, avanguardie e radicamenti della tradizione figurativa locale, in una dialettica costante tra realismo e astrazione.
La rappresentazione del corpo, in particolare del volto umano, non è più soltanto uno strumento formale celebrativo che permette il riconoscimento della condizione sociale dell’effigiato, ma si spinge oltre, verso l’interpretazione del soggetto nella sua parte più intima. Si tratta spesso di immagini domestiche, private, raccolte nell’ambito delle amicizie o dei rapporti familiari.
Sono sguardi che non comunicano espressamente le inquietudini dell’epoca, eppure lasciano trasparire il sentore di eventi drammatici e talvolta sfuggono al confronto con altri sguardi, siano essi del ritrattista o di un altro osservatore.
Si vuole così riaffermare l’individualità dell’uomo rispetto ad una modernità in divenire, che ridisegna costantemente il nesso tra singolo e collettività, attraverso lo sguardo degli artisti, capaci di cogliere nella rappresentazione del corpo, e in particolare del volto, il processo di formazione dell’identità.

Il percorso della mostra si sviluppa cronologicamente in tre tappe. Si parte da I primi decenni del Novecento, quando la Grande Guerra segna uno spartiacque tra due epoche: si affermano nuovi realismi e una ribadita figuratività, in contrapposizione alle avanguardie dei primi anni del secolo. In questa fase la sperimentazione grafica vive in Toscana un grande fermento, in quanto alla radicata tradizione locale si uniscono stimoli internazionali per la presenza a Firenze, tra gli altri, di Max Klinger e Arnold Böcklin.
Ne Gli Anni Venti ritroviamo una simile dialettica che oscilla tra sintesi analitica d’ispirazione quattrocentesca e neonaturalismo di ascendenza sei e ottocentesca. Nel primo fronte si inserisce Giovanni Costetti, che alle ricerche revivaliste inaugurate da Giorgio De Chirico e confluite nelle poetiche del cosiddetto ‘ritorno all’ordine’ coniuga citazioni del Rinascimento nordico, fatto di volumi sintetici alla Dürer e alla Holbein. Come si riscontra anche in RAM (il fiorentino Ruggero Alfredo Michahelles), il recupero del passato non avviene attraverso una descrizione particolareggiata dei volti, ma passa per tratti netti che danno vita a forme asciutte. Nel secondo filone si inseriscono invece quegli artisti che si rifanno alla tradizione del naturalismo seicentesco, con un disegno più arioso e morbido. Artisti come Pietro Bugiani, ad esempio, in pochi anni passano dalla sintesi quattrocentista al chiaroscuro degli esiti più maturi.
Chiudono il percorso espositivo gli Ulteriori sviluppi degli Anni Trenta. Sul finire degli Anni Venti cambia il gusto figurativo e la produzione grafica si apre a nuovi orizzonti. Il citazionismo che fa leva sul Quattrocento perde terreno insieme ai volumi saldi e alla fissità monumentale delle figure. Anche i richiami ottocentisti vengono meno e cedono il passo alle nuove tendenze in corso, che la mostra accenna appena, rimandando forse ad un’altra occasione la possibilità di esaminarli in maniera più esaustiva.

Ecco allora Marino Marini, in un momento della sua carriera che testimonia il passaggio tra la terza e la quarta decade del secolo. Nel Ritratto di Ercole Lanza se da un lato si coglie ancora il retaggio del ‘richiamo all’ordine’, altrettanto evidente è il segno meno nitido, quasi sfocato, che imprime nel volto le incertezze di un decennio che sarà profondamente segnato da crisi economiche e politiche. O ancora, Mario Romoli, che adotta e fa proprio un tratto volutamente aggressivo e rudimentale, vicino a quello di Georges Roualt, che attesta inquietudini espressioniste. A conclusione della mostra troviamo Cinque studi di teste di Alberto Giacometti che con segno vorticoso al limite estremo della riconoscibilità preannuncia una rinnovata sensibilità, che troverà piena maturazione nel Secondo Dopoguerra.
Didascalie immagini
- Giannino Marchig (Trieste 1897 – Vandoeuvres 1949), L’uomo dal monocolo (Virgilio Bondois ), 1917 circa,
litografia, GDSU inv. 120664 - Ruggero Alfredo Michahellis detto RAM (Firenze 1898-1976), La Modella, 1920 circa,
pastello nero, carboncino, matita, tracce di acquerello su carta nocciola, GDSU inv. 120533 - Giovanni Costetti (Reggio Emilia 1874 – Settignano 1949), Ritratto di Giuseppe Lanza del Vasto, 1926,
matita, carboncino su carta giallastra, GDSU inv. 123138
In copertina:
Giovanni Costetti (Reggio Emilia 1874 – Settignano 1949), Ritratto di Giuseppe Lanza del Vasto, 1926, particolare,
matita, carboncino su carta giallastra, GDSU inv. 123138
Catalogo Giunti
Dove e quando
Evento: Sguardi sul Novecento. Disegni di artisti italiani tra le due guerre
- Fino al: – 04 September, 2016
- Indirizzo: Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi – Firenze